/#PeopleFromTitina e… le danze dei pois

#PeopleFromTitina e… le danze dei pois

La Rai è davvero un’azienda fantastica perché, pur di tenere incollati milioni di spettatori ai suoi canali, s’inventa delle robe davvero singolari; da qualche anno, per giustificare l’aumento delle serate, il Festival di Sanremo è diventato anche succulenta occasione in cui i big si cimentano con i più grandi successi dei mostri sacri della canzone italiana, il risultato di quest’operazione non sempre felicissima è che spesso dei capolavori vengono talmente schiacciati da non essere neppure riconoscibili. Ma noi di #PeopleFromTitina siamo speranzosi e confidiamo che quest’anno le cose saranno diverse, ça va sans dire

Eccolo, un inappuntabile Carlo Conti dà subito il via alla gara: si comincia di nuovo con le Nuove Proposte, quattro, delle quali soltanto due andranno avanti.

Si va con le pagelle e già mi girano i cabbasisi per la prima eliminazione!

  1. Giovanni Caccamo (Ritornerò da te). Una faccia pulita ed un sound gradevole fanno del giovane siculo un buon prodotto che si presenta con intonazione sicura a sostegno della più classica canzone d’amore ma molto ben strumentata. W i cannoli! Voto 8
  2. Serena Brancale (Galleggiare). Un delizioso incrocio barese tra Amalia Grè e Norah Jones canta un testo intenso ed ebbro di uno straordinario coinvolgimento emotivo; elegantissimo e molto ben congegnato l’arrangiamento di matrice jazzistica. Non c’è dubbio, promossa con lode. Voto 10
  3. Amara (Credo). Una timida e maliarda toscana, che non dimentica la conterranea Gianna Nannini e che -almeno nella mimica- pare ispirarsi all’insuperata ed indimenticabile Mia Martini, canta un testo senza particolari accenti ma interpretato con attenzione e deciso garbo stilistico. Voto 8
  4. Rakele (Io non lo so cos’è l’amore). Bungaro è sempre una garanzia ed è la migliore credenziale che consente alla giovane napoletana di librarsi sicura su un testo ben scritto e musicalmente ben arrangiato. Timbro caldo e capace di buone modulazioni. W pure le sfogliatelle! Voto 8

 E come sempre accade nella migliore tradizione del politically correct passano il turno Giovanni Caccamo e Rakele. W l’Italia!

 Liquidiamo velocemente quella che, con ogni probabilità, resterà la parte musicalmente più interessante e bella della serata e proviamo ad ascoltare cosa sono in grado di fare i big con i grandi successi della nostra canzone.

Inizia Raf dall’intonazione ancora incespicante ma determinato nell’imprimere a Rose rosse di Massimo Ranieri un suo tratto, il risultato è poco più che sufficiente e non va oltre un 6; un’Irene Grandi nei panni che le sono più congeniali, quelli dell’effervescente interprete pop, s’avventura -direi dando una buona prova- in Se perdo te di Patty Pravo interpretata con una verve rock che risulta gradevole e che le fanno guadagnare un bel 8; Una carezza in un pugno di Adriano Celentano assegnata ad un dinoccolato Moreno che riesce a farne una canzone infinitamente più bella dei suoi insignificanti rap, ben riuscito l’esperimento che lo redime dalla figuraccia di ieri meritandogli un bel 7; Anna Tatangelo si cimenta, senza particolare successo, con Dio come ti amo del grande Domenico Modugno non riuscendo a rendere tutto il pathos del testo e non portandosi oltre un 6, giusto il minimo sindacale.

I soliti idioti con E la vita e la vita del grande Jannacci credono di calcare le scene dei gloriosi locali milanesi degli anni Sessanta calandosi negli improbabili panni di un duo comico meneghino che non riesce a catturare né simpatie né attenzioni, interpretazione sciatta e scialba, non vanno oltre il 4; ispirata e intensa l’interpretazione de Il volto della vita di Caterina Caselli che Chiara canta con una buona intonazione e con una singolare e personalissima interpretazione ma… sembra anche a voi un clone di Irene Fornaciari? Ma sto Nesli, in fondo, chi è? Mare mare di Luca Carboni funziona grazie ad una sua intrinseca orecchiabilità e il furbo ragazzo si salva proprio per questo, guadagna il suo bel 6 ma non riesce a bucare; qualcuno, poi, mi spiegherà chi è il folle che ha assegnato Se telefonando della grande Mina alla colossale caricatura che è Nek, pessimo esperimento che non rende onore ad una canzone bellissima: bocciato e non va oltre il 4.

I Dear Jack starebbero a Io che amo solo te dell’immenso Sergio Endrigo come io sto alla tradizione orale degli esquimesi ma apprezzo lo sforzo interpretativo di questi ragazzi che si affidano ad un evergreen per rimediare, promossi con un rassicurante 7; Grazie Di Michele e Platinette, con una gradevolissima ed ironica irriverenza, propongono una scintillante Alghero della mai dimenticata Giuni Russo un po’ in chiave anni Sessanta e con un notevole risultato complessivo, promossi con un bel 8; una Bianca Atzei negli improbabili panni della superba Dalidà canta Ciao amore ciao di Luigi Tenco schiacciando la canzone su un’anonima esecuzione che proprio non le si confà, direi non più di 6, senza infamia e senza lode; un quasi incolore Alex Britti si cimenta con Io mi fermo qui dei Dik Dik offrendo un’esecuzione abbastanza insignificante e priva di accenti interpretativi, non si contano sbavature e stonature, insufficiente sotto ogni profilo non va oltre il 4.

Lorenzo Fragola nei panni di Ron che canta Una città per cantare, una ciofeca pesante come una bagnacauda alle undici di sera o un gatto appeso alle gonadi, non va oltre il 3; Il Volo sceglie l’ispirata Ancora di Edoardo De Crescenzo per un’ostentatissima esibizione muscolare di una vocalità troppo spesso soltanto spinta ma non anche sostenuta: dovessi adeguarmi al politically correct dovrei dare 9, se invece dovessi assecondare il mio personale (e discutibilissimo gusto) non darei più di 3, mi affido alla mia indole democristiana e riconosco che in medio stat virtus, liquido il trio con un misurato 6; impossibile eguagliare i virtuosismi canori ed i rutilanti melismi di Antonella Ruggiero e della sua Ti sento ma Annalisa ne vien fuori degnamente offrendone un’esecuzione comunque capace di non profanare la bellezza e l’ardimento timbrico della versione originale, promossa con 8; Sto male della superba Ornella Vanoni sta a Lara Fabian come la recita a memoria dell’intero Corano starebbe a me, eppure la voce c’è! Niente, proprio non ce la fa. Bocciata con 4.

Se Gianluca Grignani riuscisse almeno a non biascicare e, magari, ad evitare quell’orrida nasalità della sua voce, e se ogni tanto magari si sforzasse d’inseguire la giusta intonazione forse la struggente Vedrai Vedrai del grande Luigi Tenco sarebbe ancora una canzone bellissima: bocciato senza esitazione, non va oltre un 4; superlativa l’esibizione di Nina Zilli che canta Se bruciasse la città di Massimo Ranieri riproposta con tutto il suo originario pathos e con una carica interpretativa all’altezza del brano, direi perfetta in tutto al punto da meritare 10; decontestualizzata Malika Ayane nei panni del trasognato ma comunque aggressivo Vasco Rossi di Vivere, direi un esperimento mal riuscito con una resa perfino peggiore delle intenzioni, non raggiunge la sufficienza fermandosi a 5; altrettanto improvvido e azzardato l’abbinamento Marco Masini/Francesco Nuti, la bellissima ed intensa Sarà per te si svuota del suo originario spessore lirico per trasformarsi in una specie di insulso falsetto, ma sono buono e lo promuovo con 6.

Bene! Di questo terzo round sanremese resterà impressa nella mia memoria, e non soltanto nella memoria, la ricomposizione, dopo trent’anni, degli straordinari Spandau Ballet, il gruppo pop che –più di tutti- ha caratterizzato tutti gli anni della mia adolescenza e che, ogni volta, richiama momenti di vita unici ed impareggiabili.

Amici di #PeopleFromTitina, #Sanremo2015 continua e, un po’ con la pesantezza di un pachiderma e un po’ con la leggiadria di una libellula, si avvia al suo climax; noi lo seguiremo e lo commenteremo con piacere rassicurati dalla certezza che anche voi lo farete con noi leggendo e commentando le bellissime recensioni de Il Punto H.

Per quanto riguarda le mie pagelle, ditemi cosa ne pensate commentando direttamente o scrivendomi a rocco@ilpuntoh.com

Ciauz!

Voi non ci crederete ma basta un papillon per vedere tutto da una prospettiva diversa. Son qua, per una strana ed incomprensibile congiuntura che spesso chiamiamo caso, ed ho deciso di volerci rimanere raccontandovi di me e del mondo nel quale tutti noi viviamo attraverso un papillon. Sono Rocco (e va bene, fate pure la battuta sulla ben più ingombrante omonimia!) ma ormai quasi tutti mi chiamano Rock, e mi piace.In pillole: ansioso, umorale, perfezionista a livelli maniacali –ma solo se e quando decido di esserlo-, goloso e lussurioso (e vorrei ben vedere vivendo all’ombra di un meraviglioso barocco), appassionato d’arte e di Bellezza.