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Polizia russa prende parte al rapimento di un sopravvissuto della Cecenia

Secondo alcune testate locali la polizia russa avrebbe preso parte al rapimento di un sopravvissuto dei campi di lavoro della Cecenia.

Un gruppo di persone, comprendenti il padre ed almeno un poliziotto, avrebbe tentato di rapire Zelimkahn Akhmadov, nativo della Cecenia, dove era stato piú volte picchiato ed arrestato a causa della sua omosessualità al punto da spingerlo a trasferirsi a San Pietroburgo, dove sarebbero avvenuti i fatti.

L’uomo sarebbe stato attaccato vicino al rifugio dove si stava nascondendo e costretto a salire in macchina; a salvare il ragazzo sarebbe stata l’allerta dell’amico al Network LGBT russo, che ha allertato la polizia portando al ritrovamento di Akhmadov e suo padre.

Alla centrale di polizia pare che il padre abbia accusato il figlio di essere la vergogna della famiglia e di averla messa a rischio.

Avrebbe anche provato a fare al figlio un video in cui negava di essere gay, ma il figlio si sarebbe rifiutato.

Secondo il Network LGBT russo questo sarebbe stato il quinto tentativo, essendo nella lista federale dei ricercati della Cecenia.

Al momento Akhmadov è stato rilasciato dalla polizia ed è sotto la protezione Network LGBT russo mentre l’investigazione della polizia continua.

Il Network LGBT russo ha detto “Le autorità russe ignorano ciò che sta succedendo in Cecenia e si rifiutano di aprire procedimenti legali per detenzioni sistematiche di massa, torture ed omicidi a causa del loro orientamento sessuale ed identità di genere nel 2017”.

Il Network ha più volte definito la situazione in Cecenia come un crimine contro l’umanità e sono determinati nella richiesta dell’apertura di un’investigazione a riguardo.

La questione è nata l’anno scorso quando numerose organizzazioni per i diritti umani hanno sottolineato l’inumanità del trattamento della comunità LGBT+ nella regione autonoma, il cui leader Ramzan Kadyrov ritiene che i gay non siano persone e che dovrebbero “essere rimossi” per “purificare il sangue della regione”.

La situazione in Cecenia, nonostante tutta l’attenzione internazionale, non pare volgersi ad una conclusione, con il governo russo che continua a chiudere un occhio, mantenendo la sua posizione omofoba.