Pride 2017, abbiamo ancora bisogno del gay pride? – Il Punto H

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Nel 2017 abbiamo ancora bisogno del gay pride?

gay pride 2017Giugno è quel mese dell’anno in cui si celebra il Pride Month, un mese di onde arcobaleno che in tutto il mondo vede scendere in strada coloratissime parate per i vari gay pride, i profili Facebook e twitter si riempiono di foto profilo a tema e l’orgoglio LGBTQ si respira, si tocca, lo si sente ovunque. Ma sempre sue queste piattaforme, e sopratutto dopo la pubblicazione delle tanto chiacchierate lettere d’amore alla comunità LGBTQ di molti VIP internazionali (a lato quella di Britney Spears, che vi invito a leggere qui), tante sono state le discussioni, che hanno visto anche nostri membri prenderne parte (a sfavore), e tutte giravano attorno alla reale necessità, nel 2017, di avere ancora le celebrazioni del Gay Pride. Su quanto questi eventi si fossero trasformati in “circhi”, “sfilate di carnevale carichi di lustrini, piume ed eccessi” e che dopo aver ottenuto la legge sulle unioni civili, non si capisce cosa ancora ci sia da rivendicare per cui si debba quindi scendere in strada.

Sia chiaro che in questo articolo non voglio convincere nessuno ad andare al gay pride contro voglia, ma prima di scendere a fondo in un aspetto importante, che è per ognuno di noi quello personale, vi ricordo le parole che scrivevo in questo articolo sull’omofobia, proprio a proposito del pride:

Smettendola di stigmatizzare i Pride, andandoci, vivendoli, apprezzandoli e sostenendoli, così come con tutti i movimenti di liberazione e accettazione promossi dalle associazioni LGBT, perché amici miei, se qualcuno, in quel non molto lontano 1969 non avesse avuto il coraggio di reagire e di scendere in strada per rivendicare il diritto ad esistere e ad essere accettati per ciò che si è realmente, credetemi, ad oggi saremmo solo bloccati in un vortice senza uscita di tristezza e insoddisfazione.

gay prideIo, è vero, ho fatto coming-out molto tardi: a 27 anni suonati, nel 2012,  e  ve l’ho raccontato in questo articolo che ho chiamato “Confessions on a white bed” e da allora non ho saltato un solo gay pride. Scendere in strada con i miei amici, il mio compagno, mi fa stare bene. É difficile spiegare come ci si sente a camminare per le strade della tua città e mostrare pubblicamente il tuo sostegno per le persone LGBTQ e vedere che a queste parate partecipano non solo persone arcobaleno ma anche famiglie etero con i loro figli che sostengono la nostra causa. Forse, questo vivere il pride in maniera così “teatrale” è anche un modo di vivere in maniera più travolgente, inclusiva e allegra l’appartenenza ad una comunità che ha tutti i diritti di esistere ed essere accettata.

Vedere soprattutto giovani che prendono coscienza della propria omosessualità o bisessualità, che scendono in strada per sfilare e acquisiscono ancora più consapevolezza della propria persona, mi regala un sentimento di soddisfazione che non riesco ad esprimere in parole.

Decreti attuativi DDL CirinnàOra, per quanto sia vero che “abbiamo avuto la nostra legge per sposarci”, ci si pone di fronte ad una realtà che in pratica è cambiata ancora troppo poco: il fatto che le leggi siano cambiate non vuol dire automaticamente che la società sia cambiata con esse. L’omofobia, la transfobia, la bifobia, sono aspetti della vita con cui dobbiamo pesantemente ancora fare i conti. Pensate ad una città come Londra (super gay friendly) che ha una legge per i matrimoni egualitari già da prima di noi, bene, dal 2015 ad oggi ha visto un aumento di crimini omofobici di circa un terzo. Sia che ciò sia dovuto a crimini più reali o meccanismi di reporting più efficaci, le cifre non mentono. Ci sono ancora tante persone là fuori a cui semplicemente non piacciamo, e più di questo, quelle stesse persone faranno in modo che quel disappunto, quell’odio sia conosciuto e sentito da tanti, fino ad essere accettato. Questo mi spaventa, e non poco.

Avere rapporti sessuali con qualcuno dello stesso sesso è illegale in 75 paesi, mentre in circa 10 di questi i gay rischiano la vita. Ogni anno si registrano nella sola Europa circa il 12% di omicidi di trans per ragioni di omofobia. Il recente «bollettino dei bagni pubblici» in America mostra non solo la grave mancanza di comprensione delle persone trans, ma anche un mero disinteresse per i diritti umani delle persone trans.

L’anno scorso migliaia di  giovani sono stati violentati per essere lesbica, gay, bi o trans. Il 23% dei giovani lesbiche, gay e bi hanno tentato il suicidio, con picchi che arrivano al 48% se prendiamo in considerazione, e separatamente, solo il mondo trans.

Unioni-gay-1024x576-755x515Potrei andare avanti per pagine intere e riportare ancora numeri su numeri di atti di violenza inaudita nei confronti del popolo LGBTQ, ma sono sicuro che hai capito dove voglio andare a parare: se davvero credi che il Gay Pride sia inutile perché non c’è niente per cui combattere, allora non hai letto con attenzione ciò che ho scritto fino ad ora e ti invito a rivedere sopra quanto riportato.

Di certo in questi 5 anni di partecipazione al gay Pride di Milano, a quelli di Londra, Brighton e Tel Aviv, mi sono reso conto di quanta differenza c’è tra i nostri e quelli fatti in giro per il mondo,  e di quanto le parate dei gay pride si siano “evolute” e arricchite sempre più (specialmente all’estero) di carri sponsorizzati da aziende che vogliono promuovere la propria inclusività e sostegno alla comunità LGBTQ, e questo è bello, ma convengo con chi pensa che ci sia ancora molta strada da fare in Italia perché anche le aziende si espongano sempre di più.

Vi chiederete ora, quale sia il punto principale di partecipare al Pride allora? Per me è lo stare insieme a chi condivide con me la stessa lotta pacifica per la causa LGBTQ, e sempre insieme a queste persone mostrare al mondo che ci osserva da fuori, a tutte quelle persone incuriosite, di ogni sesso, etnia, età e religione che noi esistiamo, siamo persone normali, che amiamo e vogliamo dare e ricevere amore, che ci divertiamo, che come loro tutti, esistiamo e vogliamo vivere la nostra vita alla luce del sole senza paura di non poterci mostrare per chi siamo, perché in fin dei conti, che male facciamo se amiamo una persona del nostro stesso sesso o se il corpo in cui siamo nati non riflette chi realmente siamo e vogliamo modificarlo?

gay pride tel aviv 2016La musica e i lustrini fanno solo da contorno variopinto e divertente, ma sono gli eventi legati al gay pride che poi ci danno i reali risultati: ogni anno vengono raccolti migliaia di euro grazie alla vendita di spillette, braccialetti e merchandise del pride e questi soldi vanno a finanziare le attività di Arcigay e associazioni simili che lavorano per i nostri diritti e per aiutare quella parte del popolo LGBTQ che ha bisogno di sostegno…anche a livello internazionale come è stato quest anno con la squallida questione della Cecenia.

Sono stato a tanti gay pride ma ognuno di essi è stato diverso ed emozionante: il mio primo gaypride con mia mamma e mia suocera, il mio primo pride in cui un fotografo ha voluto fotografare me e Ale mentre distratti ci abbracciavamo, le persone che compiaciute mi guardano e mi sorridono, nuovi visi ogni anno, striscioni con messaggi sulla disuguaglianza che mi emozionano, il semplice fatto di esserci, camminare in parata con i miei amici e dire al mondo “io esisto, ci sono e non mi nascondo perché sono orgoglioso di chi sono”.

Il Pride è una celebrazione delle diversità che ci rendono unici, non è una sfilata per la tolleranza. Perché si tollerano le zanzare, non gli esseri umani e le loro vite!

Allora rifaccio la domanda: abbiamo ancora bisogno del gay pride nel 2017!

Assolutamente sì!

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