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Recensione: Goldfrapp – Silver Eye

Il 31 marzo è uscito Silver Eye, il nuovo disco del duo britannico Goldfrapp. goldfrapp silvery eye il punto hPerché ne parlo a quasi due mesi di distanza? Semplice. Perché nessuno me l’ha detto, non ne ho letto da nessuna parte, ho scoperto di Silver Eye per puro caso dopo una serata al La Boum in cui l’inaspettato ascolto di Oh La La mi ha fatto tornare una gran voglia di Alison Goldfrapp e socio.

Non si sa mai cosa aspettarsi dai Goldfrapp, i loro album sono sempre un completo salto nel buio. Sono partiti con l’ambient (Felt Mountain), passando ben presto per l’elettronica (Supernature), la disco anni ’80 (Head First) e approdando nel 2013 alle ballads (Tales Of Us). Dove collochiamo quindi Silver Eye, il nuovo progetto? In una ideale linea che lo unisce a Black Cherry e Supernature, un fil rouge fatto di elettronica sempre più spinta, atmosfere sempre più cupe e synth sempre più sincopati. Insomma, tra i Goldfrapp che amo, al quadrato.


Silver Eye si apre con Anymore, primo singolo del progetto, uscito a Gennaio, che dà subito un’idea alquanto chiara e fedele della direzione del disco, con le sue produzioni elettro che richiamano in maniera impressionante il meglio di Ray Of Light – non si parla di scopiazzature o plagi vari, sia chiaro, parliamo solo di produzioni affini. Urla di gioia e capelli strappati sparsi ovunque per Systemagic, una bomba d’elettroni che entra a gamba tesa nel miglior repertorio di Alison Goldfrapp e Will Gregory. Da notare anche la forte coerenza visiva tra i video di questi due primi singoli e i photoshoot del disco, c’è della logica in tutta questa esplosiva follia.

Atmosfere meno cardiopatiche, più eteree ma comunque cupe ci aspettano con Tigerman, mentre Become One ci precipita ancora una volta in atmosfere ballabili. Faux Suede Drifter riporta ai sound dei primi lavori dei Goldfrapp: questo pezzo è un po’ più di una canzone, è atmosfera pura. Zodiac Black, tra titolo e produzioni, si candida a colonna sonora perfetta per un thriller psicologico al cardiopalma. Atmosfere nerissime, voce di Alison sussurrata, cori in sottofondo. Non ascoltatela di notte da soli.

Spazio alla ballad synth con Beast That Never Was, mentre Everything Is Never Enough riporta alle produzioni spensierate e vagamente vintage di Head First. Moon In Your Mouth, tra gli highlights di Silver Eye, è una perla di voce e produzione, intrigante, cupa, perfetta per introdurre Ocean, traccia di chiusura di Silver Eye, semplicemente una bomba a orologeria che esplode ad ogni ritornello, dopo strofe che non sono altro che quei momenti di estasi totale che si provano a un secondo dall’orgasmo. I beats aggressivi, profondi, rabbiosi di Ocean, uniti alla voce sussurrata e vocoderata di Alison Goldfrapp riescono a creare un’alchimia spaventosamente efficace, cupa, spasmodica, nel bisogno che genera di ascoltare il pezzo ancora e ancora e ancora. Finché non grideremo al cielo grazie, grazie, grazie Dio per i Goldfrapp.