Recensioni2.H: Chiamami col tuo nome

Estate 2016, me ne stavo sotto l’ombrellone, ben lontano dal sole, a leggere un libricino azzurro, l’avevo trovato consultando un’infinita lista di romanzi e saggi LGBT e gentilmente la commessa della libreria di Riccione me l’aveva fatto arrivare in un paio di giorni (e parliamo della settimana di ferragosto!). Ora, prima di iniziare la lettura di questo articolo, vi consiglio di premere play sul video sottostante e leggere mentre ascoltate questa dolcissima musica, che è anche contenuta nel film.

15222952607_51abd7a895_b

Il libro in questione è Chiamami col tuo nome, romanzo del 2007 scritto da André Aciman (Alessandria d’Egitto, 2 gennaio 1951) nato in una famiglia ebrea di origini turche, scappato nel 1965 in Italia a causa delle persecuzioni sugli ebrei nel suo Paese d’origine.

Lo scorso Novembre ne avevo già parlato in una recensione; ne era passata di acqua sotto i ponti, ma dovevo smaltire il livido che il romanzo mi aveva tatuato addosso e mentre cercavo informazioni, ecco comparire la notizia che da lì a poco sarebbe uscita la trasposizione cinematografica, e finalmente … eccoci qua.


Chiamami col tuo nome

CallMeByYourName-Subspedia

1983. Elio Perlman (Timothée Chalamet) è un diciassettenne che durante l’estate passa le sue giornate nella tenuta di famiglia vicino a Crema; ogni anno, il padre, docente universitario, ospita uno studente per aiutarlo nella sua tesi di post dottorato, e qui compare Oliver (Armie Hammer) un venticinquenne americano bello e colto che con i suoi modi da “movie star”, come lo etichettano le sciure del posto, si fa subito notare da tutti.

Da un primo rapporto distaccato i due iniziano a sopportarsi fino a capire che la tensione tra i loro sguardi è qualcosa di più e sotto il sole estivo, tra nuotate al fiume e un buon libro, i due ragazzi si scoprono lentamente, e a fondo.


Questa è la versione short della trama, perché altrimenti non si spiegano più di due ore di film, ma non vogliamo entrare nel dettaglio altrimenti ci chiameremmo “Wikipedia“, diciamo solo che la storia, seppur non fedelissima al libro, si articola e divincola in questo strano desiderio in modo egregio e senza scadere nella commedia gay.

Call-me-by-your-name_12

Il film è lento, come anche il libro e di questo non possiamo dargliene una colpa, in quanto la scelta sia dell’autore che del regista è quella di far maturare allo spettatore il desiderio che in primis Elio e Oliver provano, oltre a rappresentare la flemma delle giornate estive.

Le differenze con il libro

Il romanzo è strutturato come un ricordo di Elio che, ormai avanti con gli anni, fa da voce narrante alle vicende vissute con Oliver; di contro il film segue la linea temporale del presente, senza narratore che , a detta del regista, avrebbe solo distratto lo spettatore.

L’ambientazione da Bordighera, sulla Riviera ligure, si sposta nella campagna cremasca in Lombardia, cosa che, in lingua originale, da voce alle comari del posto.

Non saprei dire se è una differenza, o un dettaglio perché durante la lettura non è così marcato (probabilmente a causa della traduzione), ma la famiglia di Oliver parla diverse lingue, anche tra di loro: sentiamo i Perlman parlare con i domestici e la gente del posto in italiano che di contro rispondono anche in dialetto, dialogare fra loro in francese, inglese e italiano, con anche delle letture in tedesco tanto per non farci mancare nulla e per sottolineare anche l’immensa cultura che caratterizza le famiglie aristocratiche ebree.

Il film si chiude (non facciamo spoiler) diverse pagine prima del libro, che, seppur creando un finale ad hoc, omette una scena che avrebbe letteralmente ucciso ogni singolo spettatore, e non lo diciamo tanto per dire! Leggere per credere.


Tiriamo le somme

24callmeby-web2-master768Il regista Guadagnino è riuscito egregiamente a trasporre quella che non è una secca storia gay ricca di idillio e belle parole, ma ha messo su schermo la potenza di un desiderio che, come nella pellicola, cresce nello spettatore. Call Me By Your Name non vuole far bandiera contro i pregiudizi o qualsiasi pensiero aleggi contro o a favore dell’omosessualità, è semplicemente la storia che viviamo tutti noi: il dubbio, la scoperta, il desiderio e anche la tristezza, Guadagnino riesce a toccare corde che teniamo quasi sempre nascoste, ma che pizzicate nel modo giusto creano le più sincere note di sempre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *