Recensioni 2.H: Mater

Vi scrivo dalla sera di San Valentino, solo sul mio divano con Netflix, dell’alcool in frigo e cibo scaldato al microonde, insomma una meraviglia; e quale momento migliore per guardare qualche dramma LGBT di qualche regista sconosciuto che lavorerà su un taglio cinematografico sperimentale che si riassume in un grandissimo “ma cosa ho appena visto?”.

Tra i tanti argomenti affrontati in queste recensioni, mai avrei immaginato di incappare anche nello stupro maschile.

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!

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Mater

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Pellicola di produzione argentina del 2017, diretta da Pablo D’Alo Abba e basta, sembra che di questo film non si sappia altro, praticamente è spuntato di punto in bianco dall’altro capo del mondo e Netflix se l’è preso giusto per provare a dargli un po’ di luce.

Basato sull’opera teatrale “El viento en un violin” (Il vento su un violino) di Claudio Tolcachir, presentato in vari festival tra Francia e Spagna e che vanta gli stessi interpreti da 10 anni, oltre a questo anche l’intero cast (giusto 6 attori) del film è composto dagli stessi attori.

Nella storia vengono affrontati temi come le famiglie arcobaleno, l’adozione e come detto sopra lo stupro maschile, ancora grande tabù della società moderna patriarcale.

La Storia

Lena e Celeste si amano e vogliono disperatamente diventare madri. Una notte escono alla ricerca di un donatore di sperma e scelgono uno sconosciuto con cui concepire il loro bambino. Quella sera Celeste incontra Darío, un giovane infelice della sua vita e dominato dalla sua madre iperprotettiva. L’evento metterà le loro vite su un percorso diverso, specialmente quello di Dario, che scoprirà di poter fare qualcosa per se stesso.


80993656-mater-netflix-res1_825x464Film decisamente approssimativo nel suo insieme se non per la scena di violenza sessuale e c’è da chiedersi se anche l’opera teatrale lasci tutto così sospeso o è semplicemente una scelta del regista di far dei grandi tagli. La stella polare della storia è la ricerca di sé stessi, per le due donne è la formazione di una famiglia, per Dàrio capire il suo posto nel mondo.

E’ tutto un, come mi piace dire ultimamente, taralli e vino, un gran casino che butta il La, ma poi lo lascia svanire nel suo eco per passare ad un’altra  storia; non abbiamo la crescita dei personaggi, non abbiamo un momento toccante che ci faccia riflettere, non abbiamo nulla di nulla.

Insomma, ho appena sprecato il mio San Valentino </3

 

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