Recensioni2.H: I am Michael

Il punto più difficile di una recensione (e parlo delle mie) è trovare un argomento con il quale iniziare, che crei il contesto per poterci infilare un film senza farla diventare una cosa fredda da giornale: copertina, trama, commento, fine.tumblr_n68svw86su1sgsjj1o1_500

Quindi mi metto a sfogliare il catalogo LGBTQ di Netflix e finalmente arriva l’illuminazione leggendo un titolo tra i tanti: I am Michael, e ripenso ad un post (qui il link)che ho letto recentemente su Facebook scritto da un ragazzo che, a detta sua, grazie alla religione è guarito dall’omosessualità, un post che spara a zero sui gay paragonandoli al letame e al male assoluto e dato che mi son sfogato già abbastanza su Twitter passo direttamente a parlare del film.

I am Michael

i-am-michaelPellicola del 2015 tratta dalla storia vera di Michael Glatze (classe 1975), un’attivista gay di inizio millennio che dopo ad un periodo di crisi a causa dei suoi trascorsi e ad un piccolo malessere legato al cuore (il padre morì proprio per una malattia cardiaca) si avvicina alla religione arrivando a rifiutare completamente la propria omosessualità e lasciando il suo fidanzato storico Benjie Nycum (nel film Bennett) con cui aveva fondato una rivista gay e girato un documentario sulla condizione dei ragazzi omosessuali in America.

Michael rinnegando il suo passato è tutt’ora un pastore mormone sposato che lotta assiduamente contro i gay e i loro diritti adottando una politica di terapie di conversione.


Il “problema” di I am Michael è che narrazione e interpretazione non riescono a collimare: da una parte abbiamo James Franco (Michael) e Zachary Quinto (Bennett) che interpretano una storia, in modo impeccabile, seguiti da Justin Kelly alla regia che abbiamo già visto con King Cobra (2016) e dall’altra quella che dovrebbe essere la vita di Michael Gatze.i-am-michael-1Come per King Cobra troviamo quasi un distacco della realtà, una storia che diventa un prodotto multimediale che guardi perché lo credi ricco di pathos e di una morale, quando invece ti ritrovi a sentire cose che non stanno ne in cielo ne in terra e arrivando alla fine della pellicola forse capisci che questa mancanza di tatto verso l’accaduto racconta in pieno la cruda realtà, senza voler inscenare momenti da Oscar, ma semplicemente portando su schermo il vero.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *