Recensioni2.H: La terra di Dio

Tutti noi abbiamo visto “I segreti di Brokeback Mountain” (se non l’avete fatto veniamo a togliervi il patentino gay!), tutti abbiamo pianto seguendo la storia dei due cowboy innamorati, ma allo stesso tempo abbiamo sognato la passione dei loro baci…*scappa a farsi un piantino sul divano*…comunque, se vi dicessi che c’è un film che ricalca quell’amore che nasce in disparte tra due anime perdute, ma con un tocco in più di romanticismo e sensualità?

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!

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La terra di Dio

locandina

Film del 2017 diretto da Francis Lee che per la storia si è basato sulla sue esperienza personale; una parte delle riprese son state fatte nella fattoria del regista nella contea dello Yorkshire, luogo dove si svolgono gli eventi della storia. La pellicola è stata presentata in anteprima al Sundance Film Festival 2017 dove è stato premiato nella categoria: “World Cinema Directing Award: Dramatic”, per poi approdare al Festival internazionale del cinema di Berlino, premiato con il Teddy Award – Premio della giuria dei lettori di Männer; più una sequela di premi e riconoscimenti nei vari festival in cui è stato presentato in seguito.

Per la parte autobiografica il regista Lee ci racconta, romanzando, la dura vita nelle campagne e la scelta di rimanere a lavorare nella fattoria di famiglia, mentre Lee decise di abbandonare tutti per andare alla scuola di cinema.

La Storia

Johnny Saxby è un giovane che vive nell’umido Yorkshire, Inghilterra; di giorno gestisce assieme alla sua vecchia famiglia la fattoria mentre di notte si ubriaca al pub. Tra la vendita del bestiame e il sesso occasionale Johnny è provato dal duro lavoro che ogni giorno deve sopportare. Con l’avvicinarsi della stagione dell’agnellatura, il padre con una marcata invalidità, decide di affiancare al figlio Georghe, un giovane rumeno.

Il rapporto iniziale tra i due non è idilliaco e per la maggior parte del tempo si evitano, ma quando si ritrovano a seguire il pascolo tra le verdeggianti colline inglesi quella compagnia forzata fa nascere un sentimento ben oltre il lavoro.


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Ammetto che conoscendo il finale di Brokeback Mountain ho guardato questo film con un po’ di magone, come se ogni storia LGBT un po’ più articolata e vissuta debba per forza finire male, ma sappiamo che la vita è dura e ti pone davanti ad una sequela di sfide da superare e in questo il film tutto è studiato per ricreare un capolavoro di realtà: si sente l’umidità delle campagna, il silenzio dei respiri, il profumo di una casa vecchia, ogni taglio, ogni scelta del regista non scade nella “banale” commedia che ci propinano in continuazione.

Colori naturali, quasi freddi, tipici di quelle terre, colonna sonora cucita ad hoc, una storia che accarezza dolcemente delle corde profonde; God’s Own Country è una coperta calda nei freddi inverni.

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