Recensioni2.H: La vita di Adèle

Benvenuto Marzo, mese dedicato a tutte le donne, anche quelle immaginarie come Elsa, la regina che, oltre a portare un mucchio di soldini in casa Disney, è ora al centro della politica omofoba di Salvini che durante un comizio se n’è uscito con:

“Elsa lesbica in Frozen? Preparano un mondo al contrario. Voglio intervenire prima”

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perché a quanto pare è sbagliato insegnare ai bambini che l’amore non ha una direzione, o un colore, che bisogna superare la barriera dell’azzurro per i maschietti e il rosa per le femminucce, perché questo confonde i poveri bambini…ragazzi potremmo davvero scrivere pagine e pagine su come siamo cresciuti male, ma siam qui per raccontarvi una storia, tutta al femminile con delicate sfumature di azzurro.

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!

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– Le bleu est une couleur chaude –

Film del 2013, diretto da Abdellatif Kechiche (classe 1960), che ha vinto la Palma d’Oro come miglior film al Festival di Cannes nello stesso anno. Diviso in due capitoli (per la messa in onda sul piccolo schermo) è la trasposizione cinematografica del fumetto “Le bleu est une couleur chaude“, letteralmente “Il blu è un colore caldo”, modificato in La vie d’Adèle il titolo tradotto nella versione italiana con La Vita di Adele, trasmesso in Italia da Cielo (canale 26) in prima serata nel 2015, stesso canale che non si fa problemi a trasmettere film di un certo spessore come I segreti di Brokeback Mountain.


La storia

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Adèle è una tranquilla ragazza francese che frequenta il quarto anno del liceo, come tutti gli adolescenti vive questo momento di transizione tra la scuola, gli amici è l’amore; tutto va alla grande, fin quando durante un appuntamento con un ragazzo non incrocia una ragazza con i capelli vistosamente azzurri, un colpo di fulmine istantaneo che inizia a smuoverle qualcosa dentro.
Una sera, in un locale gay, le due ragazze si ritrovano e finalmente Adèle conosce Emma, apertamente lesbica e di diversi anni più grande di lei che frequenta il quarto anni di Belle Arti; da lì a poco nasce un’amore che travolge completamente Adèle, ma qual è il lato oscuro di una cosa così bella?



Nessun mezzo termine, il film non è proprio un bicchiere d’acqua da mandar giù, forse più un bicchiere di vino bianco; saranno le quasi 3 ore di proiezione; le scene (6 minuti la prima) di sesso spinto (ho visto la famosa sforbiciata!)che, seppur non inquadrano le magiche labbra, son al limite della pornografia, roba che da gay mi ha messo un certo livello di imbarazzo per i vicini che potrebbero aver visto; o forse come viene presentata la storia cioè vera, nuda e cruda: l’amore e la scoperta sessuale, il coming out e l’outing, l’omofobia e la depressione; tutto così reale e incisivo, come le sequenze dei baci (e del sesso) che prendono violentemente posto nel film con i loro tempi e i loro silenzio.

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Paragonandolo al fumetto i due lavori trovano poche differenze: Adèle nella sua versione cartacea si chiama Clementine, per gli amici Clem e gli avvenimenti vengono raccontati attraverso un flashback scaturiti dal diario di Adèle (Clem), più diverse sfaccettature che vanno a toccare più la narrazione che l’insieme della storia.

Possiamo definirlo il “Chiamami col tuo nome” al femminile, ma se solo CMBYN fosse stato diretto nello stesso modo, scavando nella natura umana, molto probabilmente saremmo ancora in sala a piangere.

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