Recensioni2.H: Lola Pater

La Prima Volta Fu Rivolta, e fu quel tacco o quella bottiglia, tante le versioni, a scrivere la storia, ma tutto gira attorno a Sylvia Rivera, donna transessuale nota per Stonewall, ma anche per essere la co-fondatrice di STAR (Street Transvestite Action Revolutionaries), collettivo politico che offre alloggio e sostegno ai giovani omosessuali e si batte in prima linea per la comunità Trans.

In vista del 50° anniversario da quel “burrascoso”, ma incisivo 27 giugno del 1969 oggi vi portiamo una toccante storia di identità di genere nella vicina Parigi contemporanea.

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!

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Lola Pater

locandinaPellicola del 2017 diretta da Nadir Moknèche, regista francese di origini algerine che porta nei suoi lavori la cultura e i luoghi con cui è cresciuto.

Il film è stato presentato al Festival di Locarno nel 2017.

A dar il volto alla transgender Lola abbiamo l’attrice Fanny Ardant, volto molto apprezzato sia in Francia che in Italia dove ha lavorato con diversi nomi importanti come Vittorio Gassman, Michelangelo Antonioni e Marcello Mastroianni.

Il film escì giusto un anno prima della famosa battaglia della comunità Trans contro l’attrice Scarlett Johansson che aveva accettato di interpretare Dante “Tex” Gill, un uomo transgender, ruolo al quale, alla fine, Scarlett rinunciò in segno di rispetto verso la comunità.

La Storia

Nadir è un giovane accordatore che si ritrova ad affrontare il lutto dovuto all’improvvisa morte di sua madre, questo lo porta a cercare suo padre, scomparso molti anni prima, per risolvere delle magagne burocratiche. Giunto all’indirizzo del padre si trova davanti una distinta insegnante di danza del ventre, Lola, che venuta a conoscenza dell’identità del ragazzo non gli svela la verità, cioè che è lui Farid, suo padre, scappato a causa della sua disforia di genere.

Lola, decisa a chiarire definitivamente con il figlio lo segue a Parigi dove dovrà affrontare ancora lo sguardo inquisitorio della gente.


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Pellicola che, essendo di casa francese, poteva essere o molto drama o di contro l’eccesso della commedia comica, in questo caso ci siamo trovati dentro ad un drammatico viaggio introspettivo di due anime legate tra loro dal sangue, ma non dai trascorsi, che si ritrovano a dover scrivere un futuro.

Purtroppo gran parte del merito va alla performance di Fanny Ardant che con la sua eleganza riesce a portare il film su un altro livello, ma nell’insieme il rpodotto rimane una zuppa un po’ insipida che poco va a toccare le corde dello spettatore.

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