Recensioni2.H: Mulholland Drive

Nella nostra rubrica abbiamo trattato di diversi titoli LGBT, alcuni più conosciuti, altri meno, dalle commedia leggere ai cult che son riusciti ad arrivare ad un pubblico più vasto grazie ai grandi cast, le storie emozionanti e tutta la magia che gira attorno al cinema, ma il film di oggi è un viaggio verso l’ignoto; considerato uno dei miglior film del XXI° secolo (in verità degli ultimi tre lustri secondo le classifiche 2000/2015) stiamo per partire con un viaggio che finisce

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Mulholland Drive

mulholland-drive-poster-_2Pellicola del 2001, diretta da David Lynch, nome ben più famoso per la serie “I segreti di Twin Peaks”.

Inizialmente concepito, nel 1999, come episodio pilota per una nuova serie tv, il progetto su accantonato perché non convinse la storica emittente americana ABC, solo successivamente, con l’acquisto dei diritti da parte della casa di produzione francese StudioCanal, il progetto riprende il via diventando un film vero e proprio, giusto quei 146 minuti leggeri leggeri.

Classificato come thriller-psicologico il film lanciò la carriera di Naomi Watts che vinse diversi premi come rivelazione femminile o attrice non protagonista.

La storia

La nostra avventura inizia una notte sulla Mulholland Dr. dove vediamo questa meravigliosa donna dai capelli corvini su un’elegante macchina, quando l’autista si ferma e le punta una pistola addosso, la vita della donna sembra essere finita, ma, scherzo del destino, una macchina si scontra contro la vettura e la donna ne esce incolume, se non che ha perso la memoria, smarrita e sola troverà rifugia in una casa vuota; la mattina seguente arriva Betty Elms, nipote della proprietaria di casa e trova Rita, così si farà chiamare, nuda nella doccia. Tra le due donne nasce un rapporto di amicizia con il fine di scoprire la vera identità di Rita che con il passare del tempo sfocerà in ardente passione.


mulholland-driveC’è da premettere che questo film ha vinto il premio per la miglior regia al festival di Cannes nonché la nomination all’Oscar, vinto poi, nel 2002, da A Beautiful Mind diretto da Ron Howard (il famoso Richie Cunningham, il miglior amico di Fonzie, nella celebre serie televisiva Happy Days) con Russell Crowe attore protagonista. Detto questo il film è, forse per una mente semplice come la mia, una sequela di eventi nosense, dove, a fianco di una trama vera e propria che potrebbe condurre ad un finale concreto, troviamo una serie di sequenze che confondono lo spettatore, ma che nonostante tutto lo tengono incollato allo schermo per ben due ore. Film che, nel collettivo LGBT, non si piazza tra le eccellenze, anche con una coppia uomo-donna di attori la storia sarebbe stata la stessa forse, il fattore lesbo non ne da in nessun modo spessore.

In conclusione, film consigliato per quelli che cercano di capire la mente umana e i demoni interiori, ma sconsigliato a chi vuole passare una bella serata sotto le coperte con l’amore della sua vita, ecco.

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