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L'esercito romano e il sesso gay, gladiatori

I Romani ammettevano il sesso gay nella propria società.

Il sesso gay nell’antica Roma non era solo facile da trovare, era una parte accettata dell’essere un romano – anche nell’esercito.

I romani non vedevano l’essere gay come l’essere cattivi o peccatori: ammiravano l’intimità tra uomini. Le prove suggeriscono che la società romana non ha mai nemmeno visto la sessualità in maniera così spaventata come facciamo oggi: erano essenzialmente indifferenti all’orientamento sessuale delle persone.

Hanno inece focalizzato il loro pregiudizio sul “sottomesso” o sul femminile, o su quelle che erano relaizioni gay troppo teatrali o evidenti. Al contrario esaltavano però chi, una relazione Masc4Masc era l’attivo, quello che lo dava, insomma.

E tutto dipende dal ruolo importante della classe e degli schiavi nella società romana: perché era perfettamente accettabile per un uomo romano fare sesso con un uomo o una donna – purché facesse l’attivo, ovvio.

Ma l’attitudine ‘Masc4Masc’ nell’esericto Romano, da dove nasce?

La posizione dominante era al centro di ciò che significava essere un romano.

Nel momento in cui il primo imperatore romano Augusto salì al potere nel 27 AC, la dominazione romana si estendeva per metà del mondo conosciuto. Estendendosi dalla Siria e dall’Egitto a est fino alla Francia settentrionale e alla Germania a ovest, la Gran Bretagna sarebbe entrata nell’ovile 70 anni più tardi sotto l’imperatore Claudio.

Roma ha raggiunto questo dominio attraverso secoli di guerre spietate e la sottomissione dei suoi vicini, che il filosofo Friedrich Nietzsche definisce “volontà di potenza”.

E questa ossessione del potere ha alimentato tutte le parti vive della società romana, in particolare il sesso.

Master e Schiavi


Con tutto questo terreno appena conquistato era ovvio avere nuove poòpolazioni da aggiungere a quella Romana, da inglobare, e per molti, ciò significava una vita di schiavitù. I romani, infatti, usavano acquistare schiavi per aumentare il loro status da master. Per farla con un paragone moderno, che sappiamo potrebbe essere grezzo, basta pensare a come giudichiamo oggi il potere e l’influenza di una persona solo dal numero di follower che ha. Dei veri e propri influencer dell’epoca romana.

I romani facevano lo stesso, ma a differenza dei nostri seguaci dei social media, gli schiavi romani seguivanoletteralmente i loro padroni, e l’essere schiavi portava l’obbligo legale di fare qualunque cosa il padrone ordinasse loro. QUALUNQUE!

Essere il “top”, partner attivo, era simile a essere un uomo “libero”, mentre il ragazzo che si faceva penetrare, il partner passivo, era al pari degli schiavi.

E che si trattasse di una situazione sessuale o meno, la volontà o la cura dello schiavo non era realmente considerata: il padrone avrebbe usato la sua proprietà come meglio credeva.

Louis Crompton, nel suo libro Homosexuality and Civilization, suggerisce che le relazioni gay romane erano completamente focalizzate su questa dominanza e sulla dinamica master vs slave. Ma diventava ancora più complicato quando il tuo “bottom” era un “nato libero” – e quindi non uno schiavo. Questo potreva essere un problema in sé. Non necessariamente e pubblicamente considerato un disonore, ma non era così ampiamente accettato.

L’esercito romano e la forte intimità tra soldati.

intimità tra soldati romani, ilpuntoHI romani si comportavano spesso in modi che oggi troveremmo imbarazzanti o imbarazzanti. Un esempio è il modo in cui andrebbero in bagno: sia al forte – o fuori di pattuglia, l’esercito romano condivideva spazi igienici comuni. I servizi igienici non erano bancarelle individuali, ma panchine comuni con buchi scavati. È ancora possibile vedere un esempio particolarmente famoso di questo assetto oggi in nei bagni romani di Pompei ed Ercolano ad esempio.

Ma naturalmente i bagni romani erano un’altra opportunità per mostrare il proprio dominio. E no, non si trattava solo di mostrare quanti centimentri avevi: gli uomini, in particolare, usavano gli stabilimenti balneari comuni come luoghi sociali per tenere riunioni e siglare affari e discutere in generale della loro ricchezza. Una moderna sala riunioni in fin dei conti.

Ovviamente, quando si spogliavano, si lavavano, sudavano, si massaggiavano o si riposavano nudi.

I bagni non erano solo un lusso ma una necessità per la società romana: è per questo che anche i forti dell’esercito romano avevano spesso bagni molto sofisticati con calidarium e frigidarium.

I romani e il romanticismo gay

Naturalmente non tutte le relazioni omosessuali erano del tutto unilaterali: la letteratura latina del secondo e primo secolo aC è disseminata di poemi omoerotici. Si entusiasmano per il desiderio di amore e passione oltre che per il solo potere.

Il poeta Catullo chiede di rubare baci da “I tuoi dolci occhi, Giovenzio” nella sua poesia “Insaziabile”. In realtà, egli rompe le convenzioni rivolgendo il suo desiderio a un giovane uomo libero e non a uno schiavo.

Tibullo assunse un approccio simile, mettendo la personalità e l’intelletto al di sopra della bellezza e della sessualità. Nel poema “Elegie d’amore” parla di “strappare” un bacio dal suo amante nelle campagne italiane per vincere i suoi affetti.

L’imperatore Adriano sfidò la società con il suo amore gay

Storicamente il rapporto gay di più alto profilo includeva un imperatore romano. L’imperatore Adriano era un imperatore in controtendenza prima ancora di essere lui stesso gay. Piuttosto che espandere l’impero, in realtà ha preferito tirare indietro i confini verso una posizione più difendibile. Questo non si adattava bene ai romani, ma assicurava la sicurezza dell’impero.

Oltre ad essere anti-espansione, era anche molto aperto riguardo alla sua sessualità. E pubblicamente, anche se con un profilo basso, aveva una relazione con un giovane di nome Antonino. Viaggiavano attraverso l’impero insieme nei viaggi di stato. Quando Antonino morì durante una visita in Egitto, Adriano venne così sopraffatto dal dolore che gli costruì dei monumenti.

Ma anche ora, lo storico scandalo della loro relazione non era perché qualcuno si opponeva alla loro relazione sessuale: era semplicemente perché Adriano si era innamorato del suo fidanzato. Il semplice fatto che un uomo al potere nutrisse un amore romantico per il suo innamorato maschile “inferiore” sfidava la dinamica del padrone e dello schiavo.

Tutto perché i romani altamente patriarcali consideravano le donne una debolezza. Quindi l’eccessiva inclinazione alle azioni romantiche femminili era considerata una debolezza.

La religione era parte della ragione per cui l’omofobia intransigente si insinuava nella società romana.

Una parte di questo era un tentativo di rendere il giudaismo del I secolo più gradito ai lettori liberali greco-romani. Lo hanno fatto capitalizzando l’avversione per gli uomini passivi ed effeminati per introdurre atteggiamenti anti-gay.

Ciò si è visto quando il filosofo ebreo Filone (30 – 40 EV) scrisse:

‘Molto più grave di [adulterio] è un altro male … è una questione di vantarsi non solo dei partner attivi ma passivi, che si abituano a sopportare la malattia dell’effeminazione, lascia che sia il corpo che l’anima scappino e non lascino della loro natura sessuale maschile a saldare “.

Ma più cruciale fu quando l’imperatore Costantino si convertì al cristianesimo sul letto di morte nel 337 EV. Questa decisione avrebbe cambiato per sempre l’identità religiosa dell’Impero Romano: questo atto ha così cementato l’idea che l’unione sessuale e romantica doveva essere tra un uomo e una donna, cambiando ciò che fino a quel momento era stato un sottofondo di accettazione del fatto che il sesso gay esistesse e venisse ampiamente praticato.

Il romanziere storico Richard Blake spiega in un saggio come fosse sempre più difficile avere relazioni gay nei tempi in cui i romani avevano una popolazione in declino. Ma continua dicendo che questo era vero anche quando l’Impero si stava espandendo in modo aggressivo.

E questo perché, per la civiltà romana che combatteva eternamente in guerre sanguinose, un alto tasso di natalità era la chiave della sua sopravvivenza.

In definitiva, il compito di un uomo romano era quello di creare futuri soldati per fortificare i confini estesi dell’Impero.

Quindi se avevi fatto anche il tuo dovere da uomo Romano, il fatto che poi avessi scopato con un uomo, non importava a nessuno, purché tu fossi solo e comunque l’attivo!…ovviamente.

 

Fonte: GayStarNews

Figlio di Madreh e di Padreh nonché fratello di Sisteronzola (tralascio gli avi altrimenti facciamo notte!) nacqui dopo 22 ore di travaglio sulla bella costiera Sorrentina in una sera di TOT anni fa. Eterno giovane, sognatore e passionale vorrebbe citare in giudizio Marcello Cesena perché per il suo personaggio di Jean Claude si è ispirato a lui e al rapporto di Madreh Halfblood, ma perché immensamente buono d’animo non lo fa.