Romania, referendum contro il matrimonio egualitario

La Corte Costituzionale rumena ha approvato a gran maggioranza (sette su nove giudici supremi) un referendum che permetterebbe di cambiare la definizione costituzionale del matrimonio in un’unione esclusivamente tra un uomo ed una donna e non tra “coniugi”.

Il referendum, che si terrà il 6 e 7 ottobre, è nato da una proposta della Coalizione Per La Famiglia, un gruppo di 30 organizzazioni non governative di matrice conservatrice-ortodossa che supportano la “famiglia tradizionale”, che dal 2016 è stata firmata da 3 milioni di persone (un quarto della popolazione del paese, nonostante fossero necessarie solo 500mila firme) ed ha ricevuto il supporto della chiesa ortodossa, cattolica e copta. La proposta ha poi ricevuto l’approvazione della Camera rumena a maggio 2017, con soli 22 voti contrari ed al Senato la settimana scorsa con 13 voti contrari e 107 a favore. I membri della coalizione sono andati porta a porta, hanno appeso poster nelle città principali ed hanno fatto campagna per tutto il periodo della petizione.

Il referendum è supportato dalla maggior parte delle forze politiche del paese, uniche eccezioni il presidente centrista Klaus Iohannis, contrario agli estremismi religiosi, e l’USR (Unione Salva Romania), un partito di opposizione anti-corruzione che comprende politici sia di destra che di sinistra.

Le organizzazioni LGBT+ locali si stanno battendo da mesi, anche con il sostegno di Bruxelles e di organizzazioni internazionali come Amnesty, ma al momento sono in minoranza, in un paese in cui né il matrimonio egualitario né le unioni civili sono legali e non sono riconosciuti dallo stato neanche se contratti in altri paesi. Nel paese, inoltre, gli omosessuali sono stati perseguitati penalmente fino al 2002, quando sono stati concessi pieni diritti civili alla comunità LGBT+, pena l’impossibilità di entrare nell’UE.

Nel paese ha una grandissima influenza la Chiesa Ortodossa, che da sempre nel paese si è opposta alla comunità LGBT+.

La Croazia ha visto un caso simile nel 2013, per cui si è tenuto un identico referendum per cambiare la costituzione. Nonostante l’insistenza da parte dell’Unione Europea sulla concessione di maggiori diritti ai membri della comunità LGBT+, la maggior parte dei paesi dell’Europa dell’est, seppur ad intensità diverse, si è dimostrata contraria al matrimonio egualitario e spesso anche alle unioni civili tra persone dello stesso genere.

Il referendum, che quasi sicuramente passerà (secondo i primi sondaggi la modifica sarebbe supportata dall’83% della popolazione), richiede il voto di almeno il 30% della popolazione votante e potrebbe rendere impossibile la legalizzazione del matrimonio egualitario, che richiederebbe un’ulteriore modifica all’articolo 43 della costituzione.

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