San Marino, introdotto il divieto di discriminazione per l’orientamento sessuale

Ieri 2 giugno a San Marino si è tenuto un referendum su due questioni: il cambio della legge elettorale e la criminalizzazione dell’omofobia, ed entrambe le proposte sono passate.

La seconda proposta è stata confermata con il 71,46% dei voti favorevoli e farà sì che la Costituzione della piccola Repubblica sia cambiata per includere il divieto di discriminazione per l’orientamento sessuale.

Ha commentato il comitato promotore per la “Regolamentazione delle Unioni Civili”:

“La modifica è molto importante per rendere tutti i cittadini e le cittadine uguali davanti alla legge e tutelarli in caso di discriminazione, ma anche per rinforzare la posizione di San Marino all’interno degli stati solidamente liberal-democratici e occidentali. […] Noi crediamo che questa sia un’ulteriore occasione per San Marino per fare dei passi avanti e connetterci da pari agli altri paesi del contesto europeo, lasciandoci finalmente alle spalle pregiudizi e luoghi comuni”.

San Marino è così diventato l’undicesimo stato al mondo a prevederlo assieme a Gran Bretagna, Svezia, Portogallo, Malta, Bolivia, Ecuador, Isole Fiji, Nuova Zelanda, Messico e Sudafrica.

“Come Arcigay Rimini, comitato di riferimento territoriale per San Marino, ci complimentiamo con la Repubblica per questo passo epocale di civiltà soprattutto pensando che a San Marino l’omosessualità è stata criminalizzata fino al 2004. Lo facciamo con l’orgoglio e la felicità di aver contribuito sostanzialmente a questa evoluzione prima collaborando alla legge sulle unioni civili […] e oggi avendo sostenuto con forza questo referendum risultato in un clamoroso successo” ha commentato il presidente dell’Arcigay Rimini Marco Tonti, augurandosi che presto in Italia avvenga qualcosa di simile.

L’altra questione votata favorevolmente è la possibilità per il vincitore delle elezioni di poter formare una nuova coalizione rispetto a quella con cui si è candidato entro 15 giorni, dovesse la prima non raggiungere la maggioranza; al termine dei 15 giorni, se non è stata formata, la Reggenza offrirà la stessa possibilità al secondo candidato. Questa modifica servirebbe a diminuire il numero di ballottaggi, che si terrebbe solamente nel momento in cui nessuno dei due riesca a formare una coalizione.

L’affluenza però è stata bassa, fermandosi al 42 per cento.

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