Sanremo “arcobaleno”: l’omosessualità nella storia del festival contro l’omofobia

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Tra chi lo dice, chi lo lascia intendere e chi invece la canta, l’omosessualità a Sanremo è da sempre stata di casa. Sono tanti i brani che nel corso delle 65 edizioni del Festival della Canzone Italiana hanno portato sul palco del Teatro Ariston l’amore arcobaleno in tutte le sue sfaccettature, dal coming out alla difesa dei diritti LGBT.

Era il 1996 quando il cantautore parodistico partenopeo, Federico Salvatore, cambia completamente genere e canta l’intensa ballad Sulla porta, pezzo in cui parla del coming out (all’epoca semplicemente outing) di un figlio che viene per questo cacciato dalla propria madre, suscitando non poche polemiche in merito, e piazzandosi al tredicesimo posto.

Dodici anni dopo, nel 2008, è Anna Tatangelo con il brano Il mio amico, scritto da compagno Gigi D’Alessio, a cantare la non proprio elegante, seppur apprezzabile, strofa “dimmi che male c’è se ami un altro come te. L’amore non ha sesso il brivido è lo stesso”, dedicando il pezzo ad un suo amico omosessuale e cantandolo sul palco con Michael Bolton che compare anche in una versione alternativa del videoclip del singolo.

L’ultimo a suscitare polemiche è stato Giuseppe Povia, già vincitore del festival nel 2006 con Vorrei avere il becco, che nel 2009 invece porta Luca era gay, storia della “conversione” di un ragazzo all’eterosessualità, tra le ire della community gay che gridava che l’omosessualità non è una scelta.

Tanti i cantanti in gara la cui sessualità aleggia nel mistero, da Marco Mengoni, vincitore nel 2013, che, incalzato da Alba Parietti su di una presunta bisessualità, si limita a dire di no, senza specificare il proprio orientamento sessuale, a Valerio Scanu, pupillo di Conti a Tale e Quale Show e vincitore del 2010, che al Chiambretti Show disse di preferire agli uomini o le donne addirittura i cani, arrivando agli anni ’80, all’82 anno della partecipazione di un giovanissimo Miguel Bosè, che vive serenamente la propria omosessualità.

Ma sul palco dell’Ariston sono passate anche alcune delle più grandi icone gay italiane, dalla camaleontica Anna Oxa a Laura Pausini, passando per Mina, Loredana Bertè, e Patty Pravo che ritorna in gara anche quest’anno.

Negli anni il festival si è fatto anche portavoce per la difesa dei diritti LGBT, tra brani in gara, iniziative e ospiti internazionali. Nel 2013 furono Stefano e Federico, coppia gay, a portare sul palco dell’Ariston la loro storia raccontandola solo attraverso dei cartelli che divennero anche oggetto di scherno da parte del partito Fratelli d’Italia, nel 2014 invece fu il turno del cantante Rufus Wainwright, che si temeva cantasse la sua Gay Messiah, inneggiando ad una guida spirituale omosessuale. Lo scorso anno invece, dopo il trionfo dell’anno precedente all’Eurofestival, fu la volta della cantante barbuta Conchita Wurst che disse “Non importa come ti mostri, conta chi sei”.

Quest’anno invece toccherà al super-ospite Elton John e a suo marito portare un importante messaggio alle autorità in difesa dei diritti LGBT, affinché anche l’Italia entri tra i paesi (civili) in cui anche una coppia omosessuale può vedere riconosciuti i propri diritti e sposarsi, e già si parla di un Conti 2.0 molto gay-oriented tra neo-icone in gara come Arisa, Noemi e Annalisa, veterane come Patty Pravo, e sex symbol come Garko e ospiti come il ballerino Roberto Bolle, non ci resta altro che aspettarci un Sanremo “arcobaleno” con brani che ci terranno compagnia per molti anni ancora.

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