HIV e prevenzione delle infezioni. Ti senti PrEP -arato?

Dopo una settimana rinchiuso in lab ho finalmente rimesso il naso fuori e ho trovato il tempo di dedicarmi ad attività che ritengo molto più stimolanti. No, non quello pervertiti! Intendevo scrivere. Oggi papà castoro vi parlerà del rapporto dei twitteri con la PrEP. Perciò sit back, relax and enjoy your flight.

 

La domanda fondamentale, per chi non fosse sul pezzo, è: cos’è la PrEP?

PrEP sta per Pre-Exposure Prophylaxis e fa riferimento all’utilizzo di farmaci anti-HIV non come cura ma come terapia preventiva. Che tradotto significa: il farmaco fa sì che un individuo sano non si infetti con il virus, se viene preso regolarmente. Sono stati eseguiti numerosi studi su coppie sierodiscordanti, transgender in terapia ormonale, uomini soliti praticare bareback, coppie eterosessuali e terapia in gravidanza (ancora in corso), i quali hanno rilevato non solo che il Truvada non inficia l’azione degli ormoni ma anche che previene il contagio con un’efficacia superiore al 90% se l’esposizione avviene tramite rapporti sessuali e di circa il 70% se avviene tramite droghe assunte endovena. Inoltre, cosa più importante, la PrEP si è dimostrata estremamente tollerabile in soggetti sieronegativi con funzionalità epatica e renale normale, con pochi e transitori effetti collaterali (come la nausea). Questo ovviamente a medio termine. A lungo termine ce lo dirà solo il tempo, man mano che gli studi proseguiranno ma per ora i risultati sembrano in linea con quanto atteso.

In ogni caso bisogna sempre tenere a mente che la PrEP non è una caramella ma un farmaco, e come tale può avere degli effetti indesiderati anche gravi o letali in soggetti particolarmente sensibili o predisposti. Per questo motivo prima di iniziare la terapia bisogna parlarne con il proprio medico ed effettuare tutte le analisi del caso. Va detto anche che attualmente la PrEP non viene venduta in Italia, nonostante abbia ricevuto l’approvazione dell’EMA (European Medicines Agency) nel luglio del 2016. Sono disponibili solo un paio di trial clinici con pochissimi soggetti che durano da un annetto e che non accettano ulteriori volontari. Il motivo del ritardo da parte dell’AIFA non è pervenuto ma in ogni caso prima o poi dovranno darsi una mossa.

Dunque, proprio a causa di questo ritardo, intenzionale o meno, si è creato un mercato parallelo di acquisto della PrEP dall’estero. I più ricchi (ma soprattutto i più svegli) la comprano dagli USA, se la fanno spedire a Londra e inviare in Italia, il tutto per qualche centinaio di Euro. I più temerari la acquistano da Paesi come l’India, dove i farmaci sono estremamente cheap perché non riconoscono i brevetti europei e americani. Certo, peccato che non siano nemmeno obbligati a dirti se quello che stai assumendo sia un farmaco, una goleador o una pasticca di viagra misto sapone per i piatti. Per non parlare del fatto che in Paesi sprovvisti di una regolamentazione univoca manchino quei due-tre accorgimenti che evitano che tu muoia come nel 1800, quando i farmaci te li preparavano direttamente i commessi delle farmacie e se il dosaggio era giusto ok, altrimenti boh. Sto parlando di cosette che in Occidente prendono il nome di Good Manifacture Practices, Safety and Quality control, Production and Process control eccetera. Sì, nella farmaceutica c’è un sacco di inglese.

Allora io mi chiedo: vale la pena? In fondo non stiamo parlando di pubblicizzare l’eroina nelle scuole, bensì di un farmaco che se preso correttamente può aiutare tantissimo nella prevenzione dell’HIV. Quindi non sarebbe meglio delegare la decisione ai medici curanti, che sono quelli che in teoria conoscono lo stato di salute, l’anamnesi e le abitudini dei propri pazienti? Per quanto mi riguarda non so se la assumerei, non so prendere una decisione ancora. Soprattutto non mi sento né di abbracciarla al 100% né di escluderla totalmente.

Per quello che mi è capitato di sentire e leggere, ci sono due grosse obiezioni alla PrEP. 1) L’uso libero farà sentire chiunque in dovere di praticare il bareback; 2) non è giusto che il farmaco gravi sul sistema sanitario nazionale. Allora, chiariamoci. Io credo ancora che la corretta informazione a tutti i livelli sia la strategia più efficace affinché si faccia un uso responsabile della PrEP. Tuttavia so che potrebbe non essere così e quello che mi viene da rispondere è: anche sticazzi. Come avevo detto in un precedente post sono contrario sia allo Stato babysitter che alle persone che pretendono di avere il controllo sulle altre. Per come la vedo io quelli che sono soliti praticare il bareback lo farebbero indipendentemente dal Truvada. Quelli che il condom lo utilizzavano prima continueranno ad usarlo, anche perché ricordiamo che il farmaco non offre alcun tipo di protezione contro altre MTS come sifilide, gonorrea, clamidia, papilloma virus ed epatite B e C. Qualcuno sarà sicuramente più tranquillo in caso di rottura del preservativo dopo un incontro di fuoco con Bananone84.

E veniamo ora al lato economico. Lo Stato italiano butta nel cesso un sacco di soldi per cose davvero inutili, soprattutto nella sanità. Salvo poi assumere lavoratori tramite cooperative, pagati da fame e con turni da 14 ore perché “Ao’ dovemo risparmià”. La prevenzione però non è mai un investimento a perdere, soprattutto perché la cittadinanza guadagna in benessere. Va detto inoltre che un sieropositivo è a tutti gli effetti un malato cronico a carico del SSN, proprio come un diabetico di tipo I o un soggetto SLA. Per ogni paziente sono necessari controlli regolari, farmaci, analisi, talvolta ospedalizzazioni, esenzioni varie. Tutto questo costa allo Stato molto di più rispetto ad un trattamento come la PrEP, che tra l’altro potrebbe migliorare la vita anche alle coppie sierodiscordati (dove uno è HIV+ e uno HIV-).

Ma capisco che per molti il lato economico sia semplicemente una scusa che maschera un certo perbenismo di chi pensa: “Eh però quelli se la vanno a cercare”. Bene, se dobbiamo fare questo ragionamento allora neghiamo cure e prevenzione anche ai fumatori che si fanno venire il cancro, agli obesi che si fanno venire il diabete di tipo II, a quelli che mangiano male e si fanno venire un infarto a 40 anni, a quelli che si spalmano contro un palo perché andavano a 100 km/h quando il limite era 60 e a quelli che si fanno saltare una mano a capodanno. Che poi diciamoci la verità: se lo Stato avesse dovuto spendere i soldi per curarvi solo quando “ve lo meritavate” e non le volte in cui avete fatto una cazzata (di qualunque tipo, sia essa alimentare, sessuale, di vita) sareste morti vent’anni fa. Il classismo non mi piace, soprattutto a livello clinico. NON esistono malati di serie A e malati di serie B, solo persone!

Ma veniamo al Twitter, infine. Gli utenti assumerebbero la PrEP se ne avessero l’occasione?

Come potete vedere non c’è una maggioranza netta e forse è bene che non ci sia. Vuol dire che qualcuno si fa delle domande.

Dedalus

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