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Se scappi, ti spotto

Con la diffusione dei social network, la comunicazione è cambiata e anche le tecniche di seduzione sono cambiate. Se prima si cercava a tutti i costi di conoscere la ragazza (o il ragazzo) che ci piaceva, poi ci si scambiava il numero, ci si conosceva e si scoprivano tante informazioni scottanti, magari anche inviando l’amica ad indagare.

Adesso la situazione è un po’ diversa: una volta notata la ragazza X ci si lancia in uno spulciaggio compulsivo del suo profilo Facebook, per passare poi a quello di Instagram, magari si prova anche a lanciare l’amo, inviando una richiesta di amicizia. E diciamocelo, qualora dovesse accettare inizieranno i primi festeggiamenti, soprattutto se ci saranno indizi di presunta omosessualità. O almeno bisessualità! Perché in fondo è così, basta poco per iniziare il ciclo del corteggiamento ed è sufficiente quel “Like” alla pagina de IlPuntoH per scatenare i nostri ormoni. Così iniziano i “Mi piace” alle fotografie, i commenti agli stati e anche qualche messaggino privato se lei sta al gioco. Il vero problema è se lei non accetta la richiesta di amicizia. Un vero e proprio dramma per chi resta ad osservare tristemente il profilo di quella ragazza bellissima, che nei nostri pensieri diventa anche molto divertente e dai modi affascinanti. È frustrante conoscere tutto di lei, della sua vita e non poterla salutare quando casualmente la incontri nei luoghi che entrambe frequentate. O meglio, che tu hai iniziato a frequentare dopo aver saputo che sono i suoi preferiti.

A risolvere questa situazione di stallo giunge Spotted. Da qualche anno, anche le cittadine più piccole come la mia – che a tratti sembra Lilliput – hanno un relativo gruppo Spotted e perfino io, scettica come sono, mi sono ritrovata imprigionata dalle sue maglie. Dopo aver osservato da lontano per circa cinque anni una bellissima ragazza di  Lilliput, aver scoperto tutto il conoscibile, compreso il colore dei calzini disposti nel cassetto dell’armadio della sua camera da letto, aver tentato di diventare amica dell’amico con cui la vedevo spesso parlare, nella speranza che me la presentasse visto che aveva allegramente declinato la mia richiesta di amicizia, ho deciso di spottarla. In realtà le cose sono andate più o meno così: l’amico di cui sopra, nel frattempo diventato amico in comune, stanco della violenza psicologica che stava subendo, ha pronunciato queste parole: «Ma perché non la spotti?». Naturalmente da buona insocial ho chiesto se fosse davvero possibile che Lilliput avesse questo simpatico servizio. Visto che la risposta è stata affermativa, mi sono lanciata in questa avventura, sperando forse che quella stessa ragazza che stava ignorando ogni mio tentativo potesse sciogliersi dinanzi a ‘sì tanta audacia. Impacchettato il messaggino, inviato alla pagina che cura il servizio segreto di incontri garantendo (almeno spero) il massimo anonimato al mittente, sono rimasta ad osservarne gli effetti. Devo ammetterlo, mentre osservavo i cerchi propagarsi come se avessi lanciato una pietra nel mare, mi sentivo frizzante, piena di ingenue speranze e farfalle svolazzanti nello stomaco.

Sembra davvero bello descritto così, ma poi accade – e credetemi, accade sempre – che a rispondere sia una sua amica, inviata a scoprire l’identità del mittente, che lancia, a sua volta, un amo. Nel mio caso, galvanizzata dalla risposta dell’amica perché se-ha-mandato-l’amica-allora-vuole-sapere-chi-sono-e-sicuramente-avrà-capito-che-sono-io-quindi-le-interesso, da buona furbetta ho optato per la scelta rispondo-dal-profilo-falso. Tuttavia, come già in precedenza sottolineato, sono profondamente lontana dalle logiche dei social network e quindi mi hanno sgamata subito (non avevo considerato che l’unica amicizia in comune tra me-profilo-nomefalso e l’amica della spottata fosse me-profilo-nomereale. Siate clementi).

Così ciò che doveva essermi ben chiaro ormai da tempo si è manifestato sotto forma di messaggino, recitante più o meno così: «Non le interessi, altrimenti me lo avrebbe detto». “E lo avrebbe fatto capire anche a me”, mi sono detta facendo leva sull’ultima briciola di buon senso e scacciando le domande tipiche di questi casi (es. va be’, ma mica una va a raccontare tutti i fatti suoi all’amica – magari no, ma forse era solo un modo carino per dirti che pensa tu sia un cesso – , magari le piaccio ma non lo sa – WTF! mi vergogno anche solo per averlo pensato).

Morale.

Così si è conclusa la mia avventura con Spotted, al quale credo di non rivolgermi mai più, perché in fondo si finisce sempre così, con te che fai voli pindarici e poi ti trovi sfracellata a terra come la più marcia delle arance. Quindi la lezione che ho imparato da questa breve eppure intensa esperienza è: se corteggi da lontano una ragazza per cinque anni ma non riesci a conoscerla e lei continua, nonostante tutto, a non accorgersi della tua esistenza, non insistere. Perché da Spotted a Figura-di-merda il passaggio è breve.