/Sesso, gay e MTS. Siamo davvero sul pezzo? Pt 1

Sesso, gay e MTS. Siamo davvero sul pezzo? Pt 1

Qualche settimana fa, prima di ricominciare a lavorare, avevo un po’ di tempo da perdere e stavo conversando con altri ragazzi/uomini in un gruppo Telegram, uno di quelli fondati con l’unico scopo di mandarsi #fotocazzo a vicenda. Tra una cosa e l’altra siamo finiti a parlare di MTS e prevenzione, argomento controverso e che spesso rende le discussioni parecchio accese. Bene, mi sono reso subito conto che molti di quei ragazzi ignoravano le nozioni più basilari. Gente che a 30 o a 40 anni suonati non aveva idea di come si contraessero certe malattie o che faceva passare anni prima di testarsi. Intendiamoci, non l’avrei tollerato nemmeno se fossero stati 18enni sbarbatelli, dato che la generazione attuale è molto più sgamata di quella precedente ed è perfettamente in grado di informarsi anche laddove le campagne di prevenzione dello Stato fossero carenti. Quindi mi sono detto: “Perché non approfondire questo argomento su Twitter? Sicuramente loro mi daranno più soddisfazione, giusto?”.  Sbagliato. Ma non dilunghiamoci troppo ed entriamo subito nel vivo. Sit back, relax and enjoy your flight.

Prima di lanciare i sondaggi che volevo proporre ho scritto un tweet di avviso ai miei follower, perché volevo che rispondesse più gente possibile, giusto per dare una parvenza di significatività statistica. Alcuni hanno apprezzato l’idea.

Altri invece non hanno gradito.

 

Ci sono rimasto molto male!

 

Ho deciso di cominciare con qualcosa di soft, tanto per rompere il ghiaccio e dare modo alle persone di tenere d’occhio il profilo. Ovviamente, se non ne foste al corrente, vi premetto che non ho modo di sapere chi ha risposto cosa, né di verificare se le risposte siano state date con cognizione di causa. Non lavoro all’ISTAT e non pretendo di conferire alcuna valenza ufficiale ai sondaggi.

Qui bene o male la maggioranza ha dimostrato di conoscere la terminologia, nonostante 52.5 persone non informate su 175 non siano poche. Ma non preoccupatevi, ci pensa Dedalus a istruirvi (?). Un sieronegativo è una persona che non ha contratto il virus HIV; un sieropositivo invece è quella persona che è risultata positiva al test e il termine in genere fa riferimento alla fase non sintomatica della malattia. Un undetectable è un paziente che assume regolarmente la terapia HAART e la cui carica virale (ovvero le particelle virali per ml di sangue) non viene più rilevata dai test diagnostici. Questo però non vuol dire che l’HIV è stato debellato: è ancora presente in alcuni tipi cellulari. Tuttavia la salute e la qualità della vita migliorano e la persona non è più contagiosa. FERMI! Non iniziate subito a triggerarvi. Ci arriviamo nel prossimo post, per cui vi chiedo solo un po’ di pazienza. Poi potrete iniziare a insultarmi e a mostrare i vostri studi clinici. Infine, l’AIDS conclamato rappresenta la manifestazione vera e propria della malattia. Il virus è presente in quantità elevate nel sangue e il numero dei linfociti T CD4+ (uno degli stipiti cellulari infettati da HIV) scende sotto i 200/mm³. I valori normali oscillano tra 500 e i 1200/mm³ e anche oltre, con differenze tra uomini e donne. Se pensate che non sia molto calcolate che un millimetro cubo equivale a 0.001 ml e moltiplicate per 5 litri di sangue. Qui vedrete la differenza (ovviamente a spanne eh). In ogni caso la malattia conclamata espone il paziente a tutta una serie di infezioni opportunistiche e ha esito fatale in un tempo che varia tra alcuni mesi e alcuni anni.

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Il secondo sondaggio non riguardava l’HIV, bensì le malattie trasmissibili sessualmente in generale

Ecco, qui per qualche minuto mi sono proprio incazzato. Ovviamente per quelli che hanno cliccato la terza risposta. Oh raga, sveglia! Stiamo parlando della vostra salute. In quale universo sarebbe accettabile manifestare i sintomi di una MTS e ignorarla? Perché sì, i sintomi potranno anche passare. Tuttavia le conseguenze possono essere devastanti (neurosifilide what?), per non parlare dell’alta probabilità di contagiare altre persone per motivi non ben specificati né spiegabili razionalmente. Se manifestate qualunque segno che non rientra nella normalità (per esempio un’ulcera sul glande, delle perdite dall’uretra o delle strane protuberanze carnose) ecco cosa dovete fare: rivolgervi ad un centro MTS tempestivamente. Anche se vi vergognate. Anche se temete il risultato. Lì ci sono persone addestrate e specializzate e avrete la possibilità di effettuare tutti i test del caso, oltre che un counseling pre- e post-risultati. A Roma il centro di riferimento è l’ospedale Spallanzani per l’HIV e il San Gallicano per le altre. A Milano c’è il centro antivenereo del policlinico, in Via Pace, dove ci si può testare per HIV, sifilide, epatite B e C e gonorrea (a richiesta). Tecnicamente esisterebbe anche il centro MTS di Viale Jenner, ma non ve lo consiglio ed evito di commentare oltre.

Parlando sempre di test diagnostici e MTS è venuto fuori che una certa percentuale di twitteri non si testa spesso.

 

Dove per “regolarmente” si intende almeno ogni sei mesi. Questo non è buono ragazzi, perché almeno 35 persone si testano sporadicamente e più di 40 non l’hanno mai fatto per una o più delle malattie che ho elencato. Tengo a ricordarvi che esistono delle infezioni latenti che vengono alla luce solamente nel momento del test. E che è importante recarsi presso i centri MTS per conoscere il proprio stato. Ancora una volta: si parla della vostra salute.

La seconda domanda era più indirizzata verso il pubblico dei masturbatori mentali tipo il sottoscritto, quelli che si vanno a leggere le specifiche dei test diagnostici quando entrano nel mercato. La mia pecca però è stata quella di fare due domande insieme, cosicché non posso sapere se il no sia riferito a “non so cosa sia il test rapido VIH” oppure a “non conosco la sua sensibilità diagnostica”. Questo test viene commercializzato da un annetto (se non erro) ed è il primo “da banco” autorizzato nell’Unione Europea per la diagnosi dell’HIV. Ovvero, esistono altri test rapidi (come quello della saliva) che però non sono commercializzati, ma sono disponibili per gli operatori sanitari. Questo in particolare funziona rilevando gli anticorpi presenti nel sangue dopo l’infezione da HIV-1 o HIV-2 e in base al loro studio su 503 persone ha dimostrato di avere una sensibilità del 100% (ovvero ha rilevato risultati veri positivi nel 100% dei casi e risultati falsi negativi nello 0% dei casi). La specificità invece è 99.8%, vale a dire che nella maggior parte dei casi ha rilevato risultati veri negativi e ha escluso risultati falsi positivi (ma non nel 100% dei casi). Questo lo rende comunque affidabilissimo e non c’è motivo di non fidarsi. Anche perché vi svelerò un segreto: nessun test diagnostico rasenta la perfezione.

C’è un ma, tuttavia. Poiché il test cerca gli anticorpi questo lo rende non affidabile nel rilevamento delle nuove infezioni, che invece possono essere confermate da un test ELISA di quarta generazione utilizzato in ambito clinico. Quindi se per i precedenti tre mesi non avete avuto comportamenti a rischio allora il risultato negativo è sicuro, in caso contrario non è sufficiente. Se mostrasse un risultato positivo, a questo sarebbe necessario affiancare un double check nel centro MTS. La stessa cosa si fa se il test ELISA risulta positivo, effettuando un Western Blot (che non vi sto a spiegare) ma dato che lo fanno di routine normalmente non ve ne accorgete.

La prima parte finisce qui, vi ringrazio se avete avuto la pazienza e la curiosità di leggere. Sono prolisso, lo so. Me lo dicono dalle elementari, ma posso commentare solo questo:

Ma torniamo a noi. Cosa pensate dei sondaggi e delle risposte? E del post di commento? Fatemelo sapere. Ci aggiorniamo a breve.

P.S.

Questo twittero ha riassunto il pensiero di molti su alcune delle risposte. I feel you Bro.

Dedalus