Sesso, quel piacevole bisogno di cui si parla poco e male

Trovo a dir poco inconcepibile il fatto che parliamo costantemente di tutti i nostri bisogni fisiologici (mangiare, bere, dormire, …) ma quasi mai o in maniera tutt’altro che intelligente di uno in particolare: il sesso.

Tutti noi quotidianamente pronunciamo o sentiamo frasi come:

“Tutto il giorno in giro, a pranzo solo un panino, e adesso non ci vedo più dalla fame”

“L’acqua frizzante non mi piace, non mi disseta, preferisco quella naturale, quella del rubinetto secondo me è la migliore”

“Stanotte non ho chiuso occhio, ho un sonno che non mi reggo in piedi”

Dei nostri bisogni sessuali non parliamo mai con nessuno se non con pochi, pochissimi intimi. Siamo abituati alla regola che ci ricorda che di sesso non si deve parlare. Se anche solo lo si nomina, si viene subito additati come volgari, cafoni, schifosi, malati e depravati. E nella testa scatta un allarme con tanto di sirena che urla che non si fa, è sbagliato, andrai all’inferno.

Quello che uno fa o non fa nella propria camera da letto (o in quelle altrui) non ci riguarda, non è affar nostro, non ci interessa. Invece che stanotte non hai chiuso occhio, che non mangi e magari non vai manco di corpo interessa a tutti, tanto che ne fanno anche le pubblicità in tv (la mia preferita è quella di Kijimea Colon Irritabile che generalmente va in onda prima di cena su Rai Uno durante il programma L’Eredità, della serie “buon appetito, poi se domattina in bagno hai problemi, passa un attimo in farmacia”).

Se parlassimo meglio e di più di sesso, lo vivremmo con meno fobie e pregiudizi, con meno ignoranza e quindi meno violenza.
Se si insegnasse educazione sessuale nelle scuole — con tanto di interrogazioni e voto sul registro — qualcosa mi dice che ci sarebbero meno gravidanze indesiderate, meno stupri, maggior consapevolezza dei propri tumulti ormonali, della differenza tra pudore e vergogna, maggior rispetto per il corpo, i bisogni e i desideri propri e altrui.

La nostra è ancora una società altamente sessuofobica. Le persone che vivono la propria sessualità con lucida serenità e naturalezza non sono la maggioranza. La sola parola “sesso” il più delle volte accende una sensazione di fastidio, disagio. Probabilmente qualcuno, nel leggere queste mie parole, sta accusando una sensazione negativa, quasi di disturbo. Se ci sentiamo minacciati o scomodi quando si tocca l’argomento sesso, significa che abbiamo un problema, un nodo da sciogliere dentro di noi. Gli altri non c’entrano.

Chi fa meno sesso non è moralmente o psicologicamente superiore. Più probabilmente è solo represso. E punta il dito contro chi non lo vive con spassosa e serena naturalezza.
Non sono moralmente deprecabili le persone con una vita sessuale particolarmente attiva e felice. Come non lo sono le buone forchette, chi dorme di più della media o chi ha problemi gastrointestinali. È il nostro concetto di sesso, di promiscuità, di cosa è davvero moralmente deprecabile che andrebbe rivisitato e corretto. In fin dei conti, che paura o danno può mai fare un uomo o una donna che si gode il sesso anche e soprattutto nei suoi aspetti più ludici?

Oltre a essere una necessità del corpo — esattamente come il sonno, il cibo e la digestione — il sesso è un piacere che rigenera. Farlo regolarmente fa bene alla salute, esattamente come dormire, mangiare e andare di corpo. Esattamente come proviamo piacere nel farci una bella dormita, una bella mangiata o una bella seduta plenaria in bagno, proviamo piacere nel farci anche una bella scopata. Cosa ci sarebbe da vergognarsi?

Più che altro, ci sarebbe da disimparare quello che ci hanno insegnato quando non eravamo in grado neanche di sbucciarci una mela da soli. Vivremmo tutti più leggeri di sicuro. Non è facile cambiare prospettiva e adottare uno sguardo nuovo su certi aspetti così fondamentali nella vita. Il passato ci tira indietro con forza e spesso non abbiamo voglia né intenzione di tradirlo. Solo quando ci accorgiamo che le nostre convinzioni del passato a ben guardare ci rovinano il presente più che migliorarcelo, ci decidiamo a mettere in discussione alcune nostre idee e convinzioni. Cambiandole, cresciamo e maturiamo. E costruiamo un futuro migliore, meno rigido, per noi stessi e per gli altri.

Alessandro Cozzolino, life coach

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