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In galera ci vai, ma in quella per gay.

Quali sono i peggio luoghi comuni sulla vita dei carcerati?
Brutali riti di iniziazione, gang che fanno il bello e il cattivo tempo, saponette strategicamente sistemate per terra e così via.

Scherzi a parte, secondo Roberto Malini, co-presidente per l’Italia di Every One, associazione a difesa dei diritti umani, quello dell’omofobia è un tema sfortunatamente attuale nelle carceri italiane.

I casi di stupri e di schiavitù sessuale stimati nelle carceri italiane sono oltre 3000 ogni anno, una cifra che corrisponde a ben il 40 per cento di tutti gli stupri che vengono perpetrati in Italia anche grazie alla connivenza delle guardie carcerarie.

E’ risaputo il machismo imperante che vige nelle carceri. E anche io in passato vi avevo raccontato di veri e propri maschioni che, in situazioni del genere, hanno fatto di necessità virtù…broadway-backwards-07_0

Per garantire l’incolumità dei detenuti dichiaratamente omosessuali, il Messaggero Veneto ha annunciato l’apertura di una sezione per i gay all’interno del carcere di Gorizia.
L’apertura del ‘braccio’ per omosessuali in questo penitenziario risale già all’agosto del 2015. Inoltre, non si tratta di una novità assoluta nel panorama carcerario italiano. Come ha spiegato a VICE News il segretario nazionale dell’Arcigay Gabriele Piazzoni, infatti,
spazi riservati ai gay sono stati ricavati all’interno di diverse carceri italiane già da anni.

Un bel sospiro di sollievo per i detenuti gay che magari non hanno voglia di farsi bullizzare pure in prigione! Una disgrazia per quelli che invece magari un po’ ci speravano…

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Pillole penitenziarie! Cosa troveremo nelle carceri gay?

1 – Divise da detenuto in satin rosa confetto.

2 – Attività ricreative suddivise tra balletti di Lady Gaga, uncinetto per creare guantini fetish alla moda e gara di manicure.

3 – Brandine con materassi ad acqua e lenzuola leopardate.

4 – Allestimento di uno spettacolino teatrale per beneficenza : il musical Funny Girl. Bagarre esagerata fra i pretendenti per la parte della protagonista.

5 – Accordo tra i detenuti per testimoniare tutti in massa contro Ricky Martin, con l’obbiettivo di farlo incarcerare a vita.

Sciaouz!

Tracio

Il contenuto del presente articolo riflette esclusivamente le opinioni personali dell’autore. Le affermazioni, descrizioni e conversazioni incluse nel presente sono frutto di pura immaginazione e della fertile fantasia dell’autore. In nessun caso si intende attribuire ai personaggi fittiziamente descritti alcuna opinione, idea e/o si intendono descrivere abitudini e/o consuetudini di personaggi celebri a fini dello sfruttamento della relativa immagine. Le immagini riportate sono di pubblico dominio e non sono coperte da diritti di proprietà intellettuale.

USA Pavilion e l’inizio della Pride Week milanese: dibattiti sui diritti LGBT

Sabato 20 giugno – proprio in concomitanza con la medievale e troglodita giornata del family day, organizzata a Roma da persone che di famiglia non conoscono nemmeno il vero significato – il Padiglione USA ad Expo Milano 2015 ha ospitato la festa inaugurale del Milano Pride, dedicando una intera giornata alla celebrazione dei diritti della comunità LGBT.

La giornata è stata aperta da una conferenza stampa sulla terrazza del Padiglione USA: una manifestazione davvero nell’occhio del ciclone proprio per la vicinanza col padiglione Russo e quello del Kuwait dove ad essere apertamente omosessuali si rischia la vita.

Membri del Governo Italiano e Americano, leader della Comunità LGBT, e rappresentanti di alcuni Padiglioni presenti ad Expo insieme con altri supporter dei diritti LGBT sono stati invitati a partecipare all’evento. Tra gli ospiti illustri interventi all’evento: l’Ambasciatore Douglas T. Hickey – Commissario Generale del Padiglione USA ad Expo Milano; Ada Lucia De Cesaris – Vice Sindaco di Milano; Giuseppe Sala – Amministratore Delegato di Expo Milano 2015; Pierfrancesco Majorino – Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano; Monica Cirinnà – senatrice e relatrice del Disegno di Legge sulle unioni civili; Sergio Lo Giudice – Senatore e Membro della Commissione Permanente Giustizia e Diritti Umani; Ivan Scalfarotto – Sottosegretario al Ministero delle Riforme e dei Rapporti con il Parlamento; Fabio Pellegatta – Presidente dell’Arcigay; Simon Nugent – Attivista irlandese della YES Campaign; e “last but not the least” Art Smith – chef e attivista LGBT che ora lavora per Ophra Winfrey oltre ad essere vicino di casa con gli inquilini della Casa Bianca.

Il party al Padiglione USA ha ufficialmente dato inizio alla settimana del Milano Pride che tra i tanti eventi in programma, culminerà poi con la parata in programma il 27 giugno: noi de #ilPuntoH ci saremo e chiunque vorrà fare gruppo con noi sarà ben accett*!

A darci il benvenuto è stato il responsabile del Padiglione USA in Expo Milano 2015 – Mitchel Davis – che ironicamente ha aperto i dibattiti e gli interventi dicendo che “i finocchi sul green wall oggi hanno un nuovo e più forte significato”; un intervento di apertura leggero ma che ha da subito messo a proprio agio ogni interlocutore e tutti noi intervenuti alla conferenza stampa.

L’Ambasciatore Douglas T. Hickey, Commissario Generale del Padiglione USA ad Expo Milano sottolinea “Uno dei temi del Padiglione USA è la diversità – intesa come varietà della provenienza dei nostri cittadini e delle nostre idee. Siamo felici di ospitare presso il nostro Padiglione il primo evento LGBT nella storia di Expo. Siamo al fianco di tutte le nazioni e i padiglioni che si sono uniti a noi oggi per supportare l’uguaglianza di diritti a livello globale, così come siamo impegnati insieme ad essi nell’affrontare la sfida della sicurezza alimentare”.

Su quel palco si sono poi alternati i nomi già sopra elencati, parlando con sincerità delle proprie esperienze di vita: interventi in alcuni momenti davvero toccanti e sentiti, in altri – come per il discorso in un inglese eccellente di Ivan Scalfarotto – molto sorprendenti ma sempre diretti, emozionanti.

Numerose sono state le iniziative aperte al pubblico nel corso della giornata sulla terrazza del Padiglione USA, dalle 12 alle 18. Il programma ha visto alternarsi musica, performance live dell’LGBT choir, la presenza di corner dedicati alla decorazione di cupcake, angoli per scattare fotografie, un’area per la realizzazione di tatuaggi temporanei, magliette brandizzate con i colori arcobaleno.
Alle 18.30 la terrazza del Padiglione USA si è trasformata in un vero e proprio party, animato dai DJ del Join the Gap ed altre performance, come quelle di alcuni di dei personaggi di Priscilla Regina del Deserto, alcune bellissime e coloratissime Drag Queen del Borgo. Festa che ha visto una forte affluenza di persone da tutta l’Expo: famiglie con bambini – anche quelle famiglie un po’ bigotte, ma che fa? – turisti e addetti ai lavori di altri padiglioni che hanno dato anima ad una celebrazione in musica per rivendicare i nostri diritti.

Una bella organizzazione e una giornata che ha riempito l’Expo 2015 dei colori dell’arcobaleno, i nostri colori, per gridare al mondo che noi, popolo LGBTQI, esistiamo in quanto uomini e donne, in quanto individui ed esseri umani, in quanto cittadini di una nazione che non vuole riconoscerci ma che da noi pretende le stesse tasse e gli stessi doveri di un cittadino etero a cui però, per natura, gli sono riconosciuti in automatico diritti che noi ogni giorni ci vediamo negare.

Per l’occasione, con colleghi de La Repubblica, ho realizzato per voi delle interviste ad alcuni dei personaggi chiave di questa giornata ma soprattutto attivisti internazionali per i diritti LGBTQI. Le interviste verranno pubblicate a breve e i link poi aggiunti a questo articolo.

Vi lascio al resoconto della giornata in video, così che anche chi non è potuto essere dei nostri alla conferenza stampa, possa capire che tanto è stato fatto ma che tanto si sta facendo e ci sarà da fare. Buona visione.





Quale destra?

Gianfranco Fini è tornato in campo per “riunire i moderati e definire [ancora una volta] quali siano i cardini irrinunciabili del centrodestra”. In effetti, in questo ultimo anno, la distinzione tra destra e sinistra è un po’ sbiadita, vuoi per la frammentazione politica avvenuta, vuoi per le doppie alleanze di governo e sulle riforme istituzionali, vuoi per policies che pare non esistano.

Prendiamo spunto dall’assemblea di Fini, “Partecipa, l’italia che vorresti“, per fare una breve riflessione sulla situazione italiana del centro destra. Per semplificare faremo riferimento principalmente alla questione dei diritti civili che, come vedremo frammenta (e non poco) il polo conservatore italiano.

NDC: altissima presenza di CL, si spiega subito tutto. Alfano ha sempre affermato che se fosse mai proposto il matrimonio egualitario avrebbe detto con tutte le sue forze no, anche togliendo l’appoggio al governo. “La famiglia prima di tutto“, peccato che negli anni di governo le politiche familiari del centro destra siano state praticamente assenti. hpolitik

Lega Nord: probabilmente parlarne è superfluo. Il punto di vista del segretario federale è praticamente contrario a tutto.

Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale: Andiamo oltre.

Forza Italia: I parlamentari del più grande partito di centrodestra italiano hanno presentato alcune proposte di legge in parlamento per legalizzare in qualche modo le unioni civili. A ben vedere molte di queste sono dei “contratti di solidarietà” tra cittadini dello stesso sesso, su singole materie, stile i patti di solidarietà stravolti da Rosi Bindi prima della caduta del governo Prodi. C’è da sottolineare che proprio in concomitanza con l’Onda Pride, Vittorio Feltri e Francesca Pascale hanno chiesto la tessera Arcigay. Bisogna dire che Vittorio Feltri è sempre stato liberal-mente a favore delle unioni civili. I più cattivi suppongono che la Pascale appoggi le civil partnership per potersene avvantaggiare in quanto Berlusconi non vuole sposarla. In ultima analisi è uscito un comunicato di Silvio:

Quella per i diritti civili degli omosessuali è una battaglia che in un paese davvero moderno e democratico dovrebbe essere un impegno di tutti. Da liberale, ritengo che attraverso un confronto ampio e approfondito si possa raggiungere un traguardo ragionevole di giustizia e di civiltà

Senza chiederci se la battaglia sui diritti civili sarà realmente appoggiata da FI prendiamo atto di questa fotografia partitica tutta italiana e chiediamoci: che fine farà la destra? Riuscirà qualcuno a ricompattarla? Esiste ancora un vero polo conservatore o è solo una speranza dei nostalgici? In tre parole: cosa dobbiamo aspettarci?

#Milanopride 2014 – tra lotta per i diritti e Flop organizzativo

Milano Gay LifeIl brutto tempo e la minaccia di pioggia che è poi divenuta reale non ci ha fermati! Così come non ha fermato le circa 10,000 persone che hanno preso parte alla sfilata del Gay Pride di Milano 2014 per rivendicare i propri diritti di esseri umani, di famiglia e per essere riconosciuti una volta e per tutte come normali cittadini e non di serie B! Il diritto alla famiglia e al rispetto è sancito dalla nostra Costituzione: cavolo costa ai nostri politici applicare questa regola!?!?

Torniamo alla parata che è stata parte dell’Onda Pride Italiana che sabato 28 Giugno ha colorato la Penisola intera. Una parata green, come annunciato dal sito Gay Pride Milano, ma a mio avviso molto Low Profile: organizzata male. Dire che è una parata green e poi mettere una decina di macchine di Car2Go (che poi non ho nemmeno visto in giro) in parata a portare musica è un controsenso bello grosso. Piuttosto dite che il budget per far sfilare dei carri a tema non c’era e la questione si chiude lì.

Ammetto che il tempo e la pioggia non hanno dato proprio un grande aiuto ma mettere una banda musicale che suona “bella ciao” e musiche lente e triste sinceramente non è proprio l’idea di Pride che uno ha: tanti si chiedevano quando sarebbe uscito il morto per l’esequie.

Ora, voci fuori controllo dai gruppi organizzativi dicono che i carri non si è voluto ci fossero per evitare che come ogni anno al pride venisse dato l’appellativo di baracconata, ma certamente la loro assenza non ha creato quello scalpore e quella curiosità che tanto attira chiunque alla parata.

Il proposito di evitare la baracconata, di fondo era anche buono, ma parliamoci chiaramente: viviamo in un paese dove tutto quello che non è strettamente deciso dalla politica e dalla chiesa viene riportato come carnevalata, o baraccontata stesso, quindi perché evitarla? Studio Aperto e tanti altri tg mediocri visti dalla mediocrità dei telespettatori italiani, monteranno sempre servizi con immagini baraccone e sconce per far passare il messaggio che noi non sfiliamo per rivendicare i nostri diritti ma solo per ostentare la nostra frociaggine! (ho forse ripetuto troppe volte di seguito la parola baracconata?)

I carri, la musica, le provocazioni secondo me sono necessarie proprio a smuovere, a scuotere le menti chiuse,a creare quello scalpore giusto che porti a far parlare per giorni, mesi, magari anni, di quel pride e di quella manifestazione di rivendica dei propri diritti fondamentali!

Sinceramente, e mi dispiace, questo è stato un Pride che ha fatto e farà palare di se’ molto poco in positivo: i soliti discorsi politici e sociali triti e ritriti e fatti quasi e sempre ZERO! Lasciate però che faccia i complimenti a chi ha avuto l’idea del flash-mob dei cuori: un momento toccante, d’effetto e coreografico creato con semplicità e cuore!

P.s. Lancio innocentemente una piccola provocazione: mi rendo disponibile sin da ora ad aiutare/organizzare con chiunque vorrà il Prossimo Gay Pride Milanese per renderlo diverso, più cazzuto e che preveda incontri con politici che però portino a risultati concreti e non solo a tante belle parole.