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Stessa spiaggia, stesso mare… ma solo se non sei gay

gay beach spiaggia 2015 ilpuntoh

Il ritornello di una vecchia canzone diceva “per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia, stesso mare”, sì, ma solo se non se gay ci sarebbe da aggiungere. Eh già, perché ad un giovane catanese è stato impedito, insieme ai suoi amici, di mettere piede in uno stabilimento balneare dalla che gestisce il lido. Lo ha riportato La Sicilia, piccolo giornale locale, ma la notizia è subito stata ripresa da testate quali la Repubblica: «Tu non puoi entrare e neanche i tuoi amici – avrebbe detto la donna – qui gli omosessuali non possono mettere piede».

Giuseppe Fiandaca, 22 anni, stanco di queste umiliazioni ha così deciso di raccontare tutto alla stampa, riportando il caso alla luce della cronaca: «Voglio raccontare quanto è successo perché non riesco più a tenere dentro di me l’umiliazione che ho subito – si legge dalle pagine da LaRepubblica – essere gay non vuol dire essere appestati e quanto è successo a me non deve più accadere».

Il giovane fa anche appello alle associazioni Arcigay, in difesa di questo increscioso evento di omofobia che negli anni 2000 continua a perpetuarsi come nel più cupo oscurantismo.

Dal canto suo, la donna, intervistata da un’emittente televisiva nega la vicenda, dicendo che erano altri i motivi della discussione, mentre il ragazzo, dai microfoni della stessa emittente, ha confermato la faccenda, aggiungendo di essere stato chiamato “puppo”, omosessuale in dialetto catanese.

Qualunque sia la vera causa di questo episodio ci ritroviamo in una società decisamente strana: idolatriamo personaggi televisivi, a dispetto del loro orientamento sessuale, ma non ci facciamo scrupolo di etichettare e condannare chi invece ci sta intorno solo perché gay, osanniamo un attore che diventa donna in una pellicola cinematografica, come di recente il giovane Eddie Redmayne in The Danish Girl a Venezia, ma puntiamo il dito invece contro chi donna si sente davvero e non per esigenze di copione.

“Puppo”, “ricchione”, “tarallo”, “frocio” i simpatici epiteti con cui spesso siamo apostrofati dagli eterosessuali sono tanti, perché tanta è la paura che questi hanno verso chi semplicemente ama una persona del proprio sesso, vietandogli l’accesso in spiaggia come si faceva in tempi di guerra con gli ebrei nei negozi “ariani”. Aggressioni in autobus a ragazzi omosessuali, a presunti ragazzi omosessuali, botte, percosse.

Tutto questo odio, tutto questo razzismo, tutta questa omofobia che la storia continua a gridarci dalle sue pagine, non ci hanno insegnato nulla se non altro odio, altro razzismo, altra omofobia. E dire che se tutte queste persone volessero mettere in pratica un insegnamento semplicissimo, come “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” il problema invece nemmeno sussisterebbe.