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Lo chiamano stealthing ma è qualcos’altro: uno stupro

Un paio di giorni fa mi stavo masturbando divertendo a guardare alcuni video su Pornhub. Facendo un po’ di zapping ne è capitato uno dal titolo “Stealthing a Grindr guy”. Ho avuto un déjà vu. Il termine mi era familiare. Ma sì, ne avevano parlato per un po’ di giorni praticamente tutti, con i giornali che riportavano casi su casi e dati allarmanti all’inverosimile. Poi era finita a tarallucci e vino come al solito, ma nel momento in cui ho ricordato cosa significasse quel termine ho realizzato anche che nel video che avevo davanti una persona stava commettendo un reato. Sit back, relax and enjoy your flight.

Come al solito sono partito da una domanda semplice da fare ai miei follower. Perché prima di fare domande specifiche voglio sempre accertarmi che ci sia la conoscenza dell’argomento di cui si sta parlando.

Lo stealthing è una pratica sessuale tutto sommato recente (o quantomeno diventata pop nell’ultimo periodo) che consiste nello sfilarsi volontariamente il preservativo durante un rapporto sessuale e continuarlo bareback. Allo stesso modo il termine può essere esteso all’atto di bucare il condom con lo scopo di romperlo durante il rapporto (se a farlo è un uomo etero o gay), oppure con l’intenzione di ricevere un’eiaculazione (se uomo gay o donna etero). Inutile (inutilissimo) dire che ciascuna di queste azioni viene compiuta all’insaputa del partner.

Nel mio viaggio di ricerca ho scoperto anche l’esistenza di forum, per lo più americani, in cui gli uomini si danno consigli sulle migliori tecniche per non farsi scoprire dopo aver compiuto il fattaccio. Allo stesso modo c’è un nutrito gruppo di donne, sebbene meno numeroso, che elargisce perle sul modo migliore per praticare dei fori sul condom che siano sufficientemente grandi da far fluire lo sperma ma sufficientemente piccoli da passare inosservati al marito/fidanzato/scopamico/tizio a caso.

Ma quindi, perché uno dovrebbe praticare lo stealthing? Tralasciando il fatto che chiedere il perché di un fetish è una domanda esattamente inutile quanto “perché piove sempre a pasquetta? ” o “ti piacciono le mie nuove espadrillas?”, per quello che ho potuto capire i motivi principali sono i seguenti: 1) rimediare alla scomodità del profilattico; 2) spargere il proprio seme; 3) farsi mettere incinta; 4) farsi eiaculare nell’ano; 5) esercitare un controllo sul partner; 6) eccitarsi per aver fatto qualcosa di proibito.

Chiariamo ora questo punto importantissimo. Probabilmente il 16% dei votanti di questo sondaggio pensa che lo stupro consista solo nella penetrazione effettuata con violenza, magari con qualche cinghiata. Ecco: NO. Uno stupro è qualsiasi atto eseguito senza il consenso del partner. Qualunque pratica che faccia sentire la persona che avete davanti violata, umiliata, pesantemente a disagio, annullata, priva di difese, shockata. Quindi lo stealthing, che vi piaccia o no, è inequivocabilmente un vero e proprio stupro.

A chi ancora non è convinto dico: come vi sentireste se realizzaste che la persona con cui avete fatto sesso vi è venuta dentro senza che voi foste d’accordo? E come vi sentireste se il vostro partner avesse bucato il condom quando non era vostra intenzione farlo non protetto? E in ultimo, come vi sentireste nell’eventualità di aver contratto una MTS pur avendo preso precauzioni? Ecco, ragionateci.

Ovviamente nelle risposte a questa domanda l’incazzo regnava sovrano. Ve ne incollo alcune:

L’ultimo screenshot rappresenta esattamente tutto ciò che dovete fare: 1) se non siete sicuri dello stato di salute del tipo in questione dovete recarvi presso un pronto soccorso per una terapia post-espositiva (la PEP appunto); 2) denunciare l’evento alle autorità; 3) corcarlo di mazzate se possibile, ché tanto lui la galera non se la farà mai ma almeno vi sarete presi la soddisfazione di picchiarlo.

L’unico problema è che per fare tutto ciò bisogna accorgersene. Più di un twittero, infatti, mi ha chiesto come sia possibile non capire che uno si è sfilato il condom. Me lo sono chiesto anche io, e mi sono documentato: 1) il lubrificante falsa la percezione tattile a livello anale; 2) durante il rapporto sessuale non sei con i radar puntati e puoi non fare caso allo sfilamento; 3) se sei girato di schiena non hai la coscienza di quello che accade dietro di te; 4) puoi non scoprire un foro a meno che non gonfi con la bocca il profilattico; 5) potresti nutrire della fiducia verso il partner che non ti porta a sospettare atti del genere; 6) uno può essere particolarmente bravo a dissimulare.

Quindi cosa si può fare per proteggersi? Direi che innanzitutto è auspicabile utilizzare i propri preservativi e non quelli degli altri. Ma questo non vale solo per lo stealthing. Quando ne prendete uno non sapete se la conservazione è stata fatta in maniera ottimale o se il tipo si diverte a lasciarli sul termosifone o a immergerli nella candeggina. Pertanto è sempre una buona regola comprarseli. Se in quel momento siete attivi di tanto in tanto sfilate il pene e tirate leggermente il condom con le mani. Questo serve per verificarne l’integrità in generale, dato che nel caso in cui si fosse rotto potreste vedervi il glande. Se invece in quel momento siete passivi ma non avete accesso visivo (per esempio siete girati) banalmente mettete una mano tra il suo pene e il vostro ano per sentire la presenza del condom. Se lui fa di tutto per sviarvi o è molto dominante o c’è qualcosa che non va, quindi siate pronti ad interrompere il rapporto. Ne avete tutto il diritto.

Dedalus

HIV e prevenzione delle infezioni. Ti senti PrEP -arato?

Dopo una settimana rinchiuso in lab ho finalmente rimesso il naso fuori e ho trovato il tempo di dedicarmi ad attività che ritengo molto più stimolanti. No, non quello pervertiti! Intendevo scrivere. Oggi papà castoro vi parlerà del rapporto dei twitteri con la PrEP. Perciò sit back, relax and enjoy your flight.

 

La domanda fondamentale, per chi non fosse sul pezzo, è: cos’è la PrEP?

PrEP sta per Pre-Exposure Prophylaxis e fa riferimento all’utilizzo di farmaci anti-HIV non come cura ma come terapia preventiva. Che tradotto significa: il farmaco fa sì che un individuo sano non si infetti con il virus, se viene preso regolarmente. Sono stati eseguiti numerosi studi su coppie sierodiscordanti, transgender in terapia ormonale, uomini soliti praticare bareback, coppie eterosessuali e terapia in gravidanza (ancora in corso), i quali hanno rilevato non solo che il Truvada non inficia l’azione degli ormoni ma anche che previene il contagio con un’efficacia superiore al 90% se l’esposizione avviene tramite rapporti sessuali e di circa il 70% se avviene tramite droghe assunte endovena. Inoltre, cosa più importante, la PrEP si è dimostrata estremamente tollerabile in soggetti sieronegativi con funzionalità epatica e renale normale, con pochi e transitori effetti collaterali (come la nausea). Questo ovviamente a medio termine. A lungo termine ce lo dirà solo il tempo, man mano che gli studi proseguiranno ma per ora i risultati sembrano in linea con quanto atteso.

In ogni caso bisogna sempre tenere a mente che la PrEP non è una caramella ma un farmaco, e come tale può avere degli effetti indesiderati anche gravi o letali in soggetti particolarmente sensibili o predisposti. Per questo motivo prima di iniziare la terapia bisogna parlarne con il proprio medico ed effettuare tutte le analisi del caso. Va detto anche che attualmente la PrEP non viene venduta in Italia, nonostante abbia ricevuto l’approvazione dell’EMA (European Medicines Agency) nel luglio del 2016. Sono disponibili solo un paio di trial clinici con pochissimi soggetti che durano da un annetto e che non accettano ulteriori volontari. Il motivo del ritardo da parte dell’AIFA non è pervenuto ma in ogni caso prima o poi dovranno darsi una mossa.

Dunque, proprio a causa di questo ritardo, intenzionale o meno, si è creato un mercato parallelo di acquisto della PrEP dall’estero. I più ricchi (ma soprattutto i più svegli) la comprano dagli USA, se la fanno spedire a Londra e inviare in Italia, il tutto per qualche centinaio di Euro. I più temerari la acquistano da Paesi come l’India, dove i farmaci sono estremamente cheap perché non riconoscono i brevetti europei e americani. Certo, peccato che non siano nemmeno obbligati a dirti se quello che stai assumendo sia un farmaco, una goleador o una pasticca di viagra misto sapone per i piatti. Per non parlare del fatto che in Paesi sprovvisti di una regolamentazione univoca manchino quei due-tre accorgimenti che evitano che tu muoia come nel 1800, quando i farmaci te li preparavano direttamente i commessi delle farmacie e se il dosaggio era giusto ok, altrimenti boh. Sto parlando di cosette che in Occidente prendono il nome di Good Manifacture Practices, Safety and Quality control, Production and Process control eccetera. Sì, nella farmaceutica c’è un sacco di inglese.

Allora io mi chiedo: vale la pena? In fondo non stiamo parlando di pubblicizzare l’eroina nelle scuole, bensì di un farmaco che se preso correttamente può aiutare tantissimo nella prevenzione dell’HIV. Quindi non sarebbe meglio delegare la decisione ai medici curanti, che sono quelli che in teoria conoscono lo stato di salute, l’anamnesi e le abitudini dei propri pazienti? Per quanto mi riguarda non so se la assumerei, non so prendere una decisione ancora. Soprattutto non mi sento né di abbracciarla al 100% né di escluderla totalmente.

Per quello che mi è capitato di sentire e leggere, ci sono due grosse obiezioni alla PrEP. 1) L’uso libero farà sentire chiunque in dovere di praticare il bareback; 2) non è giusto che il farmaco gravi sul sistema sanitario nazionale. Allora, chiariamoci. Io credo ancora che la corretta informazione a tutti i livelli sia la strategia più efficace affinché si faccia un uso responsabile della PrEP. Tuttavia so che potrebbe non essere così e quello che mi viene da rispondere è: anche sticazzi. Come avevo detto in un precedente post sono contrario sia allo Stato babysitter che alle persone che pretendono di avere il controllo sulle altre. Per come la vedo io quelli che sono soliti praticare il bareback lo farebbero indipendentemente dal Truvada. Quelli che il condom lo utilizzavano prima continueranno ad usarlo, anche perché ricordiamo che il farmaco non offre alcun tipo di protezione contro altre MTS come sifilide, gonorrea, clamidia, papilloma virus ed epatite B e C. Qualcuno sarà sicuramente più tranquillo in caso di rottura del preservativo dopo un incontro di fuoco con Bananone84.

E veniamo ora al lato economico. Lo Stato italiano butta nel cesso un sacco di soldi per cose davvero inutili, soprattutto nella sanità. Salvo poi assumere lavoratori tramite cooperative, pagati da fame e con turni da 14 ore perché “Ao’ dovemo risparmià”. La prevenzione però non è mai un investimento a perdere, soprattutto perché la cittadinanza guadagna in benessere. Va detto inoltre che un sieropositivo è a tutti gli effetti un malato cronico a carico del SSN, proprio come un diabetico di tipo I o un soggetto SLA. Per ogni paziente sono necessari controlli regolari, farmaci, analisi, talvolta ospedalizzazioni, esenzioni varie. Tutto questo costa allo Stato molto di più rispetto ad un trattamento come la PrEP, che tra l’altro potrebbe migliorare la vita anche alle coppie sierodiscordati (dove uno è HIV+ e uno HIV-).

Ma capisco che per molti il lato economico sia semplicemente una scusa che maschera un certo perbenismo di chi pensa: “Eh però quelli se la vanno a cercare”. Bene, se dobbiamo fare questo ragionamento allora neghiamo cure e prevenzione anche ai fumatori che si fanno venire il cancro, agli obesi che si fanno venire il diabete di tipo II, a quelli che mangiano male e si fanno venire un infarto a 40 anni, a quelli che si spalmano contro un palo perché andavano a 100 km/h quando il limite era 60 e a quelli che si fanno saltare una mano a capodanno. Che poi diciamoci la verità: se lo Stato avesse dovuto spendere i soldi per curarvi solo quando “ve lo meritavate” e non le volte in cui avete fatto una cazzata (di qualunque tipo, sia essa alimentare, sessuale, di vita) sareste morti vent’anni fa. Il classismo non mi piace, soprattutto a livello clinico. NON esistono malati di serie A e malati di serie B, solo persone!

Ma veniamo al Twitter, infine. Gli utenti assumerebbero la PrEP se ne avessero l’occasione?

Come potete vedere non c’è una maggioranza netta e forse è bene che non ci sia. Vuol dire che qualcuno si fa delle domande.

Dedalus

Sesso, gay e MTS. Siamo davvero sul pezzo? Pt 2, l’HIV

Ciao bitches! Ci eravamo lasciati qualche giorno fa apprendendo che nonostante viviamo nell’era digitale in realtà ci sono ancora questioni che vengono poco approfondite, soprattutto le MTS e l’HIV. Comportamenti superficiali, leggende metropolitane, pura e semplice disinformazione possono minare l’approccio verso l’attività più bella di sempre: il sesso. Ma non indugiamo oltre. Se avete perso la prima parte cliccate qui per stare sul pezzo. E ora sit back, relax and enjoy your flight.

In questa seconda parte approfondiremo il rapporto dei twitteri non tanto con l’HIV, quanto con i sieropositivi. In prima battuta ho posto una domanda semplicissima, aspettandomi a grandi linee il risultato ottenuto.


Questo perché molto spesso su Twitter si discute a proposito dell’importanza del condom, per cui non immaginavo niente di meno. C’è però una sovrapposizione dei risultati. Circa 46 persone su 193 hanno asserito di praticare sesso non protetto e circa 21 di farlo ma di non dirlo in giro. Ho ragione di credere che una parte di quei 46 abbia cliccato sulla prima risposta senza aver letto la seconda, dato che non mi risulta tutto questo sdoganamento del bareback, almeno non su Twitter. Inoltre, conoscendo varie e variegate situazioni, posso affermare che parte di quei 21 non lo dica per poi sentirsi in dovere di fare il moralizzatore nei confronti del resto del mondo. Che poi già io non tollero chi pretende di dirti cosa dovresti fare secondo una non ben specificata morale comune, figuriamoci quando questi sono anche ipocriti. Il mio stomaco entra in autodigestione!

L’altra parte invece è composta da coloro che non lo dicono semplicemente perché non vogliono rotture di palle dalle persone di cui sopra. E hanno la mia solidarietà. Raga, intendiamoci, io mi trovo spesso a sottolineare l’importanza della prevenzione e degli screening. Tuttavia aborro totalmente l’idea di dover controllare gli altri. Il bareback è una scelta personale e, sebbene possiate non approvarla in alcun modo, non potete pensare di attaccare qualcuno per questo. Semplicemente: finché uno non rompe i coglioni direttamente a voi ignorate e passate avanti. La trovo un’ottima filosofia di vita.

La seconda domanda era molto politically correct, eppure gli animi si sono divisi


Tolto il 12% formato dai soliti manager in carriera a cui non interessa niente fuorché l’oscillazione del NASDAQ, dal sondaggio emerge che almeno 13 stronzi (ovvero i sì!) condividono il fatto che le persone sieropositive siano vittima di bullismo, emarginazione, isolamento sociale e diffidenza diffusa. Perché possiamo scrivere trattati e tesi di laurea asserendo che non c’è alcun motivo per cui chi ha contratto l’HIV debba portare addosso la lettera scarlatta; possiamo organizzare dei convegni dicendo a gran voce che non siamo più negli anni ’90 e l’AIDS non ti uccide nel giro di qualche mese; possiamo pubblicare articoli pieni di nozioni sui progressi della medicina. Eppure per alcuni il sieropositivo rappresenterà sempre lo schifo, l’untore di peste bubbonica del 2017, quello che “sì vabbè poverino però sicuramente se l’è cercata”.  Perché così è, il livello con cui abbiamo a che fare è pressappoco quello. Che è il motivo per cui ho amici a cui viene l’ansia che il loro stato sierologico possa diventare di dominio pubblico. Per quanto riguarda la risposta “Faccio finta di no ma sì” all’inizio ero abbastanza stupito. Ma poi un twittero, l’unico che ha avuto il coraggio di argomentare, mi ha spiegato cosa intendesse dire:

E là, francamente non mi sono sentito affatto di criticarlo. Perché capisco benissimo che dall’altra parte ci sia ancora una gran paura, sia dell’HIV che delle conseguenze che ne derivano. Ho invece apprezzato tantissimo il fatto che si sia spiegato, che in un certo senso si sia messo a nudo in pubblico per comunicare la sua difficoltà.

Ora vi propongo la penultima domanda. Perché va bene la teoria, ma poi come reagireste all’atto pratico?

Devo dire che non mi aspettavo il 42% di risposte negative. Raga ma svegliamoci eh! Fate sesso più o meno assiduamente (a seconda della fortuna e dell’intraprendenza) ma in ogni caso a quasi tutti capita di avere rapporti occasionali. Ve lo devo dire io o ci arrivate da soli facendo una statistica a spanne che per la legge dei grandi numeri vi siete fatti un numero più o meno consistente di sieropositivi? Per caso riuscite a fare lo screening al volo tipo macchina della TAC? Io non credo. Ma sì, capisco benissimo che la domanda era riferita all’intenzione piuttosto che all’eventualità.

Francamente non amo l’assolutismo, per questo vesto un momento i panni della zia e vi dico: mai dire mai. Perché è un attimo che vi rigirate il karma e incontrate l’uomo della vostra vita (o una scopata fantastica o un bono stratosferico) e col piffero che lo rifiutate solo perché ha l’HIV. E sì, per quanto strano vi possa sembrare basta usare il condom e magicamente il problema del contagio scompare. Come dicevo prima posso capire l’essere nervosi, posso capire l’aver paura. Ma ricevere una corretta informazione significa anche capire che farsi venire l’ansia pur essendosi protetti non ha senso. Coppie sierodiscordanti hanno vissuto una vita senza contagiarsi, nonostante non esistessero né la PrEP né gli undetectable.

E a proposito degli undetectable, l’argomento è uscito fuori praticamente subito tra una domanda e l’altra. Soprattutto è stata messa in discussione la mia affermazione quando ho fatto notare che chi ha la viremia azzerata non può trasmettere l’HIV durante un rapporto sessuale. Apriti cielo. Scandalo, panico e paura. Qualche insulto me lo sono preso anche in privato da gentiluomini laureati all’università della vita. Ma io sono stato una Signora e ho contenuto i vaffanculo (circa).

Vi illustro la situazione. Era già stata lanciata da mesi la campagna U=U (Undetectable = Untransmittable) e da un po’ si sapeva già che chi segue la terapia e ha i parametri a posto non contagia. Questo in base a studi su coppie sierodiscordanti, su uomini avvezzi al sesso bareback e meta-analisi varie. Tuttavia è di pochi giorni fa la notizia del comunicato ufficiale del CDC, che potete leggere qui, nel quale è stato confermato che “When [antiretroviral treatment] results in viral suppression, defined as less than 200 copies/ml or undetectable levels, it prevents sexual HIV transmission“. Più chiaro di così. Ma se non dovesse bastare vi allego anche un documento aggiornato periodicamente che raccoglie le dichiarazioni di vari scienziati e/o fonti governative che ripetono la stessa cosa.

So che questo non metterà a tacere quelli che sono convinti di saperne più del resto del mondo, ma per tutti gli altri dovrebbero bastare. Bisogna inoltre specificare, come se ce ne fosse bisogno, che nessuno ha dichiarato obsoleto il preservativo, che continua ad essere il vostro miglior alleato non solo contro l’HIV ma anche contro le altre MTS (che sono sempre lì, non ce le dimentichiamo).

L’ultima domanda, infine, è quella che ha fatto incazzare un sacco di gente. E sì, era volutamente provocatoria.

In molti mi hanno detto che mancava l’opzione “di entrambi”. Questa è stata volutamente omessa, dato che in quel caso tutti si sarebbero lavati la coscienza dicendo: “Ok, facciamo che condividiamo il 50% di responsabilità”. Nonostante questo sia parzialmente vero, volevo che le persone si schierassero in una sorta di aut aut. E la maggior parte ha effettivamente centrato il punto, come si evince anche da commenti come questo

Altri invece hanno espresso dei dubbi al riguardo, oppure hanno ammesso che effettivamente è una cosa a cui non avevano pensato. Ma l’apoteosi dell’assurdo si è raggiunta con questa risposta

Ora, chiariamoci un momento. Nessuno, e dico NESSUNO, ha il “sacrosanto diritto” di conoscere informazioni mediche personali. Con chi state andando al letto non lo saprete mai fino in fondo, soprattutto se sono i primi incontri. E questa mania di deresponsabilizzare se stessi e delegare agli altri il controllo della propria salute è 1) pericolosa e 2) da poveri idioti. Durante un rapporto sessuale il vostro dovere è indossare il condom, ma esiste il libero arbitrio e potete scegliere di non farlo. Questo è il nodo centrale della questione. Siete voi a decidere se esporvi ad un rischio potenziale o meno e la responsabilità è interamente personale. Nessuno vi obbliga a fare bareback e se questo è il caso allora quello che state subendo si chiama stupro! Vi ricordo inoltre che non esiste alcun vincolo legale per cui un sieropositivo debba informarvi, benché meno un dovere morale. Non finirò mai di ripeterlo: invece di affidarvi alle parole di uno sconosciuto che vi comunica di essere “sano e pulito”, utilizzate precauzioni e continuate a stare sereni.

Ho dovuto censurare il porcone per ovvi motivi, tuttavia questo twittero ha riassunto in sintesi il pensiero della maggior parte di quelli che stavano interagendo in quel momento. Così come quest’altro

In definitiva questa seconda parte è stata ben più lunga e pesante della prima. Tuttavia era importante parlarne ed era importante discuterne, se non altro perché non lo si fa mai abbastanza. Chiudo mandando un abbraccio virtuale a lui

Be foolish. Be con l’ansia! Ma fallo protetto! Bye!

Dedalus

amici di letto

Amici di letto, (aka trombamici) può funzionare? – IlPuntoH

Quali sono le regole per essere dei buoni trombamici?

La mia amica ha un posto fisso ad Amsterdam. Un posto dove stare ogni volta che ci torna, che non è così spesso, ma ci torna. E ha un piedaterre.
Un letto, per essere precisi.
E qualcuno che ce la ospita.

friends-with-benefits-11Insomma, la mia amica ha un amico di letto. Una di quelle cose alla quel-che-succede-a-las-vegas-resta-a-las-vegas. Solo che Las Vegas è Amsterdam, e il suo americano divoratore di hot dog è un istruttore di chissà quale diavolo forma di cross-fit olandese.
Un segreto segretissimo. Tant’è che nemmeno io ne ero a conoscenza. Non credo si vergognasse di dirlo, solo, proteggeva il segreto. Da cosa? Da me e da tutti quelli come me. Quelli che oddio ma come fate? oddio funziona? oddio ma ci riuscite? oddio non sei gelosa? oddio oddio oddio.

Per questo non me l’ha detto. Perché avrei analizzato troppo la cosa, vivisezionandola e rovinandola. E siccome è sua non voleva che fossi io a mettere in dubbio questo legame-non-legame che la rende serena e le da vitto e alloggio quando più ne ha voglia.


Finché dura.

Da quello che ho capito sono queste le regole fondamentali per avere e tenersi un trombamico. Parlare il meno possibile di questa relazione, specie col diretto interessato; non farsi troppe domande, ma godersi il momento; non fare progetti a lungo termine. Dev’essere una cosa da: “Domani sarò ad Amsterdam”, “Ok, puoi stare da me.”

E se dovesse risponderti: “Ci prendiamo un caffé?” invece che “Dormi da me?”. Vorrebbe dire che è finita. Che il contratto non scritto ma consensuale di possedersi solo il tempo che passate insieme è andato, svanito. Ma non ti domanderesti, come mai? Perché deve finire tutto?

friends-with-benefits-rulesLa mia amica ha risposto di no. Che sa che potrebbe finire tutto, e che al momento a lei va bene così.
Io però sono dell’idea che arriva un certo punto in cui un rapporto deve evolversi, prendere una direzione.

Perché scopare a comando, quando ne hai voglia, con qualcuno che ti scopa pure un sacco bene è bello, divertente, memorabile. Vedersi e saltarsi addosso è super eccitante, ma alla lunga, temo, scema. Non la mia amica, intendo il rapporto scema. Per due motivi: o uno si fidanza, o uno si innamora.

E allora sì che è un gran casino.
“Quindi, finché dura è per questo?” Perché potrebbe capitare che, un giorno, mentre siete a letto a stuzzicarvi, mangiare cinese e parlare del peggior sesso che avete fatto nella vita, a uno dei due potrebbe scappare una parola di troppo.

C’è chi crede che per essere una coppia da cento e lode sia necessario essere prima di tutto amici, e in secondo luogo complici a letto. Quindi forse un amico di letto potrebbe effettivamente essere l’amore di una vita?

Il problema è che c’è un terzo luogo. Bisogna partecipare in due. Come si fanno a distinguere i sentimenti dalle pulsioni? Cioè, lo capito per una one-night-stand seguita però da walk-of-shame (na botta e via e poi chi s’è visto s’è visto, insomma)… ma un rapporto così duraturo?

Voi cosa ne pensate? Credete nelle amicizie di letto?
Io non credo saprei gestirla. Sono più uno da ora-che-sono-single-vado-a-letto-con-chi-voglio, ma mai più di due volte con qualcuno che non voglio tenere nella mia vita. Non so se mi sono spiegato.

foto_1398771506Che poi la reiterazione e la recidività quando si mischiano sesso e sentimenti diventano problemi seri.
Vai a letto con qualcuno che ti chiede se sei arrivato a casa sano e salvo? Diciamo che per uno dei due quel sesso è qualcosa di più.

Ma se davvero c’è chi riesce a fare sesso regolarmente con una persona senza preoccuparsi minimamente di tutto quello che la riguarda nei momenti in cui non sono insieme, dovrebbe fare dei tutorial su youtube perché io devo capire. E’ un atteggiamento o un comportamento? Vi viene spontaneo o vi dovete un po’ forzare a non cadere in quei soliti errori da infragolati-stalker-dagli-occhietti-a-cuore?

Quali sono le cose che non si devono fare mai?
Come ho detto prima, non si deve parlare della “storia”. E poi non bisogna fare domande che sottintendano una qualche gelosia. Non bisogna organizzare nulla, né lasciare spazio ai preliminari. Ci si vede e si zompa, fine della storia. Non bisogna insistere oltre il terzo rifiuto e quando ci si vede in giro non si è più che conoscenti. Parlare va bene, ma solo dopo il sesso, solo per poco e mai di cose negative.
Non bisogna portare avanti la situazione se si è fidanzati o innamorati.

E voi? Avete o avete avuto trombamici? Come funzionavano le cose tra voi?
Credete che questo non-legame sia possibile?

Bisessualità: perché non parliamo di bi-affetività?

La bisessualità tra orientamento e comportamento sessuale: alcuni miti da sfatare 

Non stare con un bisessuale. Starà con te per togliersi lo sfizio e poi si rimetterà con una donna.

E’ il principale ammonimento che si rivolge a un amico, o un’amica, che ha intrapreso una frequentazione con un partner che si autodefinisce bisessuale. Come se un bisessuale fosse geneticamente incapace di provare affetto, amore o condurre una relazione monogama con una persona del proprio sesso. Come se l’etichetta “bisessuale ” fosse solo un lasciapassare per concedersi qualsiasi tipo di svago, fare liberamente quello che si vuole col corpo di chi si vuole (come se servisse essere bisessuali per svincolarsi da alcune costrizioni culturali e sociali.)

bisessualitàCome a sottolineare una diffusa mis-conoscenza della diversità che intercorre tra i termini “comportamento sessuale” e “orientamento sessuale”.

Questo accade perché, nella realtà etero come (e anche di più) in quella gay, la bisessualità resta ancora oggi un tabù, una variante dell’affettività umana ancora “invisibile” – o forse da nascondere. Insomma, arriva un momento in cui devi pur scegliere da che parte stare! E così nella comunità LGBT si ricrea quella bizzarra dinamica per la quale tutto debba essere distinto, netto, binario, bianco o nero: un po’ come capita(va) tra femminile e maschile nella società etero-normata.

Eppure un recente studio ad opera della San Francisco Human Rights Commission ha svelato che il numero di persone che si autodefiniscono bisessuali è in aumento (specialmente tra le donne) e ad oggi supera quello di coloro che si dichiarano gay/lesbica al 100% senza trucco e senza inganno.
Non lo sapevate.
Ma non ve ne faccio una colpa.

Voglio dire, non scegliere per la nostra società risulta ancora oggi un comportamento sospetto. E dunque neghiamo la bisessualità, considerando la mancata “scelta” di per sé una “colpa” da sanare e il comportamento bisessuale solo una fase di passaggio o una maschera per chi teme di dichiarare la propria omosessualità. L’altra “accusa” è quella di essere una persona poco fedele, promiscua e quindi, per una sorta di bizzarra proprietà transitiva, poco degna di fiducia.

bisex (1)I pregiudizi che girano intorno alla bisessualità, però, vanno oltretutto ciò. Ricapitolando, fino a qui si è detto della necessità di definire tutto, e che quindi in conclusione o sei etero o sei gay, oppure menti. Presuntuoso, non trovate? Credere che qualcuno che parli tranquillamente del rapporto sessuale che la sera prima ha avuto con un ragazzo che sta frequentando farebbe fatica a dichiararsi apertamente gay, dico. La bisessualità non è in alcun modo da considerarsi come una fase di passaggio, transitoria. Anzi, questa affermazione è anche scientificamente inaccurata – per quanto in alcuni casi possa essere vero che un ragazzo o una ragazza faccia coming out con se stesso prima come bisessuale e solo in un secondo momento come esclusivamente omosessuale. Non a caso, tra i molti studi, nella Scala Kinsey “esclusivamente omosessuale” e “esclusivamente eterosessuale” sono separati da un intervallo molto grande, nel quale ricade la maggior parte della popolazione.

bisexUn altro pregiudizio è che la bisessualità sia più naturale e accettabile nelle donne. Per me è no. Questa affermazione nasconde due scorciatoie mentali, facili e troglodite. La prima è quella che continua ancora oggi a ritenere il comportamento sessuale libertino di una donna una mera scelta politica e culturale, influenzata da reminescenze sessantottine e dalla invadente cultura pop. La seconda è dovuta, invece, alla visione ancora maschilista e sessista della nostra società, che ritiene che le donne siano bisessuali per il compiacimento voyeuristico e sessuale degli uomini, poiché l’idea provocherebbe nel maschio medio eterosessuale un particolare eccitamento.

Poi c’è la storia che i bisessuali siano più promiscui e meno fedeli, perché hanno di fatto il doppio delle possibilità di tradire. Che ve lo devo dire io che l’indole monogama e la capacità di restare fedeli non dipende dall’orientamento sessuale ma dal tipo di persona? Nessuna relazione è mai sicura al cento per cento.

L’ultimo mito da sfatare in materia di bisessualità è tipico della comunità omosessuale. Gay e lesbiche ritengono i bisessuali meno meritevoli di sventolare la bandiera del vittimismo quando si parla di discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, poiché loro sarebbero liberi di scegliere di vivere una vita “normale” al fianco di una persona dell’altro sesso. Come se si potesse scegliere di chi innamorarsi.

A tal proposito mi sorge una domanda. Ma cari amici bisessuali, voi vi sentite parte della comunità omosessuale? Volete essere la B di LGBT o vi ci hanno forzato dentro?

E per quanto riguarda la frase di apertura di questo articolo, per avere una relazione con una persona bisessuale c’è un piccolo vademecum di regole da non dimenticare. Ma ne parliamo la settimana prossima.

Sesso: quando si fa “nasty” (e a mente lucida non è poi così piacevole)

Può il sesso essere aberrante?

Fare sesso è fottutamente piacevole.
E divertente.
E’ un dato di fatto innegabile. Le sensazioni che si provano sono elettrizzanti, vere e proprie scosse che ti percorrono la colonna vertebrale e si catapultano nel cervelletto.
Il tempo scorre veloce, tra un cambio di posizione, uno sguardo smaliziato e un nuovo esperimento di coppia.

A volte – e a me succede – il sesso è così divertente da farmi ridere mentre lo faccio.
E sì, capita che si verifichino situazioni imbarazzanti o vagamente ironiche, che creano una sintonia anche maggiore col partner e distendono i nervi, specie quando è la prima volta che si fa sesso con qualcuno e non ne si conoscono esattamente le preferenze sotto le lenzuola.

In quel caso le mani sondano il terreno, e gli occhi vigili cercano di interpretare la mimica facciale e le reazioni corporee del partner, per capire se è il caso di insistere oppure è meglio cambiare musica.

images (2)E mentre cerchiamo di intuire cosa possa procurare più piacere al nostro lui, in tutto questo divertimento, facciamo delle cose orribili.
Cose che, ripensandole a mente lucida, ci fanno provare un senso quasi di vergogna, di ridicolezza.

A me succede.
Da scrittore, a volte mi ritrovo a descrivere le percezioni di un corpo durante il sesso. E necessariamente attingo alla mia biografia, per raggiungere un grado di realismo e credibilità maggiore. Bé, proprio in quel momento, proprio mentre scrivo, mi rendo conto di aver fatto cose che mai avrei fatto se non fossi stato preda dell’eccitamento.

E che probabilmente non rifarei, ora.

Ma davvero io…? Oh mio dio, ma seriamente abbiamo…?
E se qualcosa fosse andato storto?
In tutti i sensi?

E’ questa la preoccupazione principale.
Il sesso bisognerebbe farlo soprattutto e in primo luogo con la testa, e invece spesso la testa la perdiamo.
Perché abbiamo troppa voglia.
Perché non vogliamo deludere il partner, e nemmeno dirgli di no.
E allora facciamo cose assurde, ai limiti della depravazione, senza nemmeno conoscerle davvero o essere certi di quali conseguenze potrebbero avere.

Quindi il sesso è da evitare?

No, non sto dicendo che il sesso fa’ schifo, o che sia da evitare. Lo specifico, perché non è così per tutti, eh. Una parte della popolazione già sessualmente attiva, il sesso lo aborra proprio. Lo trova disgustoso, aberrante, orrorifico quasi, e se ne priva. La psicologia ritiene che dipenda da alcune esperienze pregresse – probabilmente che affondano le loro radici nell’infanzia del soggetto – che trasformano il sesso in qualcosa da evitare, di appiccicoso e sporco, privo di qualsiasi connotazione morale o pura.

E non sto nemmeno dicendo di avere un qualche grado di affinità con gli asessuali. Una categoria umana che comunque capisco, e di cui mi piacerebbe in futuro approfondire con un articolo ad hoc.

1442412199-1442411998-kim-cattrall-sex-and-city-sushiNo, quello che dico è che alcune pratiche di cui io stesso so di andare letteralmente matto, sono in realtà frutto di un’eccitazione smisurata, inconcepibili per la mia mente quando le ripenso in contesti non-sessuali. Un certo modo di utilizzare il cibo, ad esempio – non posso non ripensare a Samantha Jones e a quel San Valentino in cui si era messa il wasabi dove non avrebbe dovuto mettere il wasabi per stupire il suo uomo. Ma anche quella furia di afferrare un oggetto qualsiasi, di forma qualsiasi, per la penetrazione propria o del partner.

Penso a chi pratica il feticismo spinto, che arriva all’introduzione dei piedi stessi all’interno delle cavità sessuali del partner. Ai luoghi che una lingua può raggiungere, e alle profondità a cui può andare. Oppure al sesso improvviso, quando ti viene quella voglia assurda, ma nessuno dei due è pronto o pulito a sufficienza per la situazione.

Sono tante le cose a cui ripenso con un brividino freddo di raccapriccio sulla nuca.
E’ proprio vero, l’eccitazione ti spinge a fare cose assurde.

C’è però un innegabile rovescio della medaglia. E questo, almeno per me, vale in assoluto.
Quando non ho voglia di fare con qualcuno tutte quelle cose raccapriccianti, ridicole e aberranti che rendono il sesso forse un pò nasty, ma tanto tanto divertente e piacevole, è perché quel qualcuno semplicemente non mi piace davvero.

Anche per voi è così?