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Leonardo da Vinci - serie tv

Leonardo da Vinci: una nuova serie TV Britannica lo ritrarrà come un gay outsider.

Frank Spotnitz  e lo scrittore di Sherlock, Stephen Thompson, stanno lavorando alla nuova serie televisiva made in UK sulla vita di Leonardo da Vinci che mira a ritrarre il genio italiano rinascimentale nei panni di un gay outsider, come confermato anche da Viariety.

Il direttore della RAI, Eleonora Andreatta, ha dichiarato: “Era un vero outsider per quei tempi. Era un figlio illegittimo, gay, vegetariano e mancino.”

La nuova serie, in otto puntate, dovrebbe essere trasmessa il prossimo anno in occasione del cinquecentenario della sua morte.

Leonardo – questo il nome della serie tv – guarderà alla vita dell’artista e dell’inventore attraverso gli occhi di una ragazza di nome

Lo scienziato cacciatore va in vacanza

Quasi agosto, tempo di andarsene in vacanza e di staccare un po’ la spina da tutto lo stress accumulato durante l’anno. Poi a settembre si ricomincerà a stare dietro al lavoro, agli impegni, alla palestra. Nel frattempo anche Dedalus si prende una pausa dal blog e coglie l’occasione per fare il bilancio di un anno di Punto H. Sit back, relax and enjoy your flight.

Nell’arco di questi mesi abbiamo affrontato diversi argomenti e nelle maniere più disparate. Sotto molti sondaggi ci sono state discussioni anche accanite, ma questo dimostra che esistono tematiche che le persone hanno a cuore. Una su tutte la prevenzione dalle MTS, reale cruccio di tutta la comunità LGBT. Mi sono ritrovato a parlare con persone dubbiose, spaventate, incazzate ma anche combattive, positive e propositive. Le malattie trasmissibili sessualmente, l’HIV e la PrEP interessano tutti direttamente e indirettamente e in questo periodo abbiamo ben constatato che in certi casi manca l’informazione minima, in altri manca l’informazione di cui avremmo bisogno.

Le interviste ci hanno permesso di conoscere da vicino realtà diverse dalla nostra, come nel caso del cuckold. Se ve lo state chiedendo lui e il suo compagno sono ancora innamorati e si danno ancora alla pazza gioia. Abbiamo anche conosciuto le storie di Luka (per inciso, Salvini ancora non l’ha censito) e Aaron Green (che espande il verbo dei puppies in ogni dove). Si è discusso anche di fat-shaming, slut-shaming e penis-shaming con Emilio e abbiamo capito quanto possano essere diverse le proprie percezioni e come ci si possa accorgere di commettere degli errori pur essendo in buona fede.

Ancora, si è parlato di un progetto [LOBBIES ndr] che ha raggiunto l’obiettivo su Kickstarter e i ragazzi, dopo tanti sacrifici, ne sono entusiasti. Anch’io da parte mia sono contento che ci siano riusciti; come vi dicevo le buone idee vanno sostenute.

In questi mesi però la soddisfazione più grande è stata quella di ricevere molti messaggi, soprattutto su Twitter, di persone che hanno letto i miei articoli e si sono sentite in qualche modo arricchite. Un ragazzo ha confessato al suo migliore amico di essere sieropositivo, un altro si è convinto a prenotare un aereo per partecipare al Folsom a settembre. Qualcuno mi ha fatto i complimenti per aver dato spazio a diverse realtà e a diversi modi di pensare, altri mi hanno insultato perché non la pensavano come me. In ogni caso mi ha fatto piacere leggere e leggervi.

Ora mi prendo una pausa dal blogging, ma resterò a rompere i coglioni su Twitter. Best regards!

Dedalus

Israele introduce la maternità surrogata, ma non per le coppie same-sex

Questa estate in Israele, già nell’occhio del ciclone per la cosiddetta “Legge degli ebrei per gli ebrei” di questi giorni, c’è un altro tema caldo: la maternità surrogata. Nel Knesset [il parlamento monocamerale di Israele NDR], infatti, è in discussione una proposta di legge per introdurre nel Paese la maternità surrogata. In questo modo Israele si allineerebbe agli Stati Uniti e ad una manciata di Paesi europei.

Amir Ohana, parlamentare del Likud [il partito di destra liberale] aveva proposto un emendamento per includere le coppie dello stesso sesso nella proposta di legge, cosa che ha incontrato la dura opposizione degli esponenti religiosi e del Parlamento stesso, oltre che del Comitato per il lavoro, il welfare e la salute afferente al Knesset. Ohana ha quindi lamentato la disparità esistente nel disegno di legge, che includerebbe le madri single ma non i padri single.

Anche il Primo Ministro, Benjamin Netanyahu, ha supportato Ohana schierandosi a favore dell’inclusione dei padri single. Da parte loro i partiti di maggioranza e quelli religiosi temono che l’inserimento favorirà comunque l’accesso delle coppie gay alla maternità surrogata.

Attualmente la legge prevede che una donna possa dichiararsi favorevole ad assumere il ruolo di portatrice per una coppia (o per una madre single) che desidera un figlio. La coppia in questione deve essere specificamente formata da un uomo e da una donna regolarmente sposati. Inizialmente era previsto un limite di due bambini e un limite di età di 38 anni, mentre un nuovo emendamento estende a cinque il numero massimo di gravidanze e a 39 anni il limite di età.

L’estensione della maternità surrogata anche alle coppie gay, o quantomeno ai padri single, consentirebbe a molti israeliani di evitare il “turismo da GPA” che obbliga le famiglie a spendere centinaia di migliaia di dollari e sperare che la procedura sia priva di intoppi. Le associazioni LGBT sono scese in strada per protestare contro l’esclusione delle coppie same-sex e la battaglia si preannuncia molto dura, dato che i partiti religiosi hanno molta influenza all’interno del Knesset.

Recensioni2.H: Morte a Buenos Aires

Grazie a Netflix abbiamo visto i più svariati scenari per i film LGBT: dai poliamori francesi ai gay discreti di Coney Island, dalla lontana India fino alla Spagna; l’amore è dappertutto e con tutte le sue sfumature e per questa recensione viaggiamo fino in Argentina a Buenos Aires per una storia un po’ pittoresca e, a detta della regista, ispirata a Brokeback Mountain.

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!

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Morte a Buenos Aires

3202Pellicola del 2014 girata interamente a Buenos Aires in circa due mesi; primo lavoro della regista Natalia Meta che dice di essersi ispirata al film di successo Brokeback Mountain del 2006 affermando che una storia LGBT travagliata poteva essere adatta ad un’Argentina post dittatura.

Il film è stato premiato dall’Argentinean Film Critics Association Awards 2015 e ha vinto il premio come miglior attore, Chino Darín, al Puchon International Fantastic Film Festival 2015.

La Storia

Nella camera di un prestigioso albergo si è consumato l’omicidio di Copito, un noto scapolo di una famiglia molto ricca, da un primo sguardo sembra il frutto di una semplice rapina, ma dietro ai tanti soldi si nasconde la vita segreta dell’uomo fatta di droga e bei ragazzi; il burbero ispettore Chavez è incaricato di risolvere il caso quando di punto in bianco spunta il giovane e bello ufficiale Gomez volenteroso di aiutare nelle indagini.

Da un primo rapporto distaccato i due iniziano a vorticarsi attorno in una gioco di appostamenti e gelosia che rischierà di mettere in crisi le indagini e la vita di entrambi gli uomini.


E’ difficile collocare questo titolo nella grande libreria LGBT, sopratutto quando viene paragonato a Brokeback Mountain; in parte è dovuto al fatto che si tratta di un poliziesco e la componente omosessuale serve solo per legare il corso degli eventi; in secondo luogo dove nel primo abbiamo una storia LGBT in un crescendo che emoziona in Morte a Buenos Aires tutto il contesto porta solo una forte tensione sessuale e un po’ di confusione che ti trascina fino alla fine.5677-19-muerteenbuenosairesTitolo che nonostante tutto raccomandiamo per la scelta dei due protagonisti in grado di soddisfare i palati di qualsiasi maschietto e per la colonna sonora che propone una cover di Splendido Splendente, brano celebre di Donatella Rettore e qui interpretata da Carlos Casella, volto che vediamo anche nella pellicola nel ruolo di Kevin e che porta la firma di tutta la colonna sonora del film.

Recensioni2.H: I Gusti sono Gusti

È sabato e IlPuntoH torna con una nuova recensione2.H fresca fresca che cavalca il clima politico che stiamo respirando; due i grandi argomenti: i gay e gli immigrati. Perché cosa c’è di peggio per Salveene che una coppia gay o di immigrati? una coppia mista omosessaule! Netflix, sempre sul pezzo ci “regala” un titolo europeo di pura attualità.

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!

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I gusti sono gusti

Pellicola diretta da Myriam Aziza, fresca fresca di quest’anno (2018) dalla firma francese, prodotta e distribuita da Netflix. Titolo originale “Les goûts et les couleurs” che tradotto correttamente dovrebbe essere “Gusti e colori” e che come titolo, per come è girato il film, prende molto più significato.

La storia

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Simone (leggetelo alla francese) ha da tre anni una relazione con Claire, ma non l’ha ancora detto alla sua famiglia ebrea estremamente praticante, se non a suo fratello anche lui omosessuale che però si è dichiarato con la famiglia, che per quanto lo accetti considera l’omosessualità come una perversione. La famiglia è in procinto di festeggiare il matrimonio dell’unico figlio etero che in tutti i modi cerca di accasare Simone con un uomo.

Il delicato equilibrio della coppia e della vita della donna iniziano a crollare quando ha una sbandata con il cuoco senegalese del suo ristorante di fiducia.


Se siete stati in Francia, avrete notato come la popolazione è variegata: diverse etnie, diverse religioni, usi e costumi che colorano le grandi rue, tutte racchiuse in questo film che racconta la vita sbandata di una famiglia che come tutte vive i suoi drammi, che mette sul piatto l’amore, ma anche il razzismo, la famiglia e l’omofobia e ciliegina sulla torta il poliamore tanto per non farci mancare nulla.1858q3hpl6xad4Y9TAzGRC8VsW8La pellicola ruota attorno a diversi gruppi: una famiglia ebrea, una grande famiglia di cugini africani, lesbiche, gay, cristiani, buddisti, coppie miste e una cosa che accomuna tutto: il cibo, in tutte le sue sfumature e gusti; un film caleidoscopico adatto a far inferocite i turbo leghisti e le loro idee di integrazione.

LOBBIES: il gioco che dobbiamo assolutamente supportare

Vorrei parlarvi di un progetto che a mio parere è assolutamente fantastico. I ragazzi de La Gilda del Cassero di Bologna hanno ideato Lobbies, un gioco di carte a tema LGBTQ che dalle premesse non potrà non far innamorare tutti i nerdini che si nascondono in noi. Messi da parte per una volta i draghi, gli elfi, i cavalieri e le streghe i protagonisti saremo proprio noi e la nostra comunità. Oggi ho intervistato per voi Pietro Guermandi, referente e uno dei fondatori de La Gilda, che si occupa della logistica e delle PR del gioco. Sit back, relax and enjoy your flight.

Che cos’è LOBBIES?

LOBBIES è un gioco di carte prodotto da volontari de La Gilda, un laboratorio ludico che si svolge al Cassero. È un gioco a tematica LGBTQI che fa ironia sulle presunte lobby della comunità (le regole le trovate nel video qui). Da un lato abbiamo deciso di usare, appunto, la sempreverde ironia per prenderci in giro in tutte le nostre sfaccettature e dall’altro abbiamo deciso di utilizzare i nostri valori di volontari (soprattutto del Cassero) attraverso tutto il gioco. Quindi abbiamo cercato di inserire le nostre idee di inclusione e rispetto verso tutti e tutte tentando di non ripetere mai gli stessi sessi, gli stessi generi e gli stessi orientamenti ma dando uno spettro più ampio possibile anche soltanto per essere più inclusivi possibile.

Come e quando nasce il progetto?

L’idea di voler creare qualcosa è sempre stata un pallino di tutta La Gilda perché abbiamo un sacco di risorse intese come fumettisti, gente che sta davvero dietro al mondo delle carte e dei giochi da tavolo. Abbiamo sempre detto: “Cavolo, avremmo gli strumenti”. Dall’altro lato c’era anche questa forte voglia di iniziare a creare contenuti, dato che siamo un gruppo che si affaccia al mondo nerd che, nonostante si creda il contrario, è un modo molto omofobo e sessista che ci ha dato non pochi problemi negli anni. Avevamo quindi questa volontà di creare qualcosa che iniziasse a girare nelle reti che ci eravamo creati.

Un anno fa uno di noi (Andrea Porati, Madlen) se n’è venuto fuori con un gioco di cui non aveva in mente il nome e né le carte, ma aveva l’idea. Quell’idea ci è piaciuta tantissimo e da un anno a questa parte ci abbiamo lavorato perdendoci tempo, anima, soldi, sangue e qualsiasi cosa possibile e immaginabile. Mese dopo mese l’abbiamo cambiata, migliorata, stampata, fino ad arrivare alla versione che abbiamo lanciato adesso su Kickstarter. È stato un percorso molto travagliato, anche perché siamo andati in fiere (soprattutto a Modena) e abbiamo ricevuto delle pesanti critiche.

Quindi il gioco è molto cambiato, ha preso spunto da tutti i consigli che ci arrivavano e alla fine è diventato un ottimo prodotto direi, con molta poca modestia. Siamo riusciti a creare un prodotto dalle meccaniche divertenti, un gioco di carte con un livello di strategia richiesto non banale, che speriamo possa piacere alla comunità in quanto gioco a tematica, ma anche al mondo nerd non LGBT in quanto gioco ben fatto. Quindi speravamo di muoverci su questi fronti anche per riuscire a rompere la dinamica del “non esistono giochi LGBT di carte o da tavolo”.

Se un qualsiasi membro della comunità si mette a giocare se la ride, perché è costruito su un immaginario quotidiano e le carte sono costruite in modi che siamo abituati a conoscere e ci fanno sicuramente ridere. Per esempio possono esserci degli eventi, come una combinazione di carte per giocarsi una discoteca e potenziarla mettendo una dark room e facendo un sex party. Sono quelle cose super sceme che siamo abituati a vedere e che quando giochi ti strappano una risata. D’altro canto la differenza fondamentale è che se togliessimo il nome delle carte, le immagini e la parte di “storia” comunque rimane un buon gioco. Quando lo giocavamo senza tutta la parte di produzione artistica e immaginazione comunque ci coinvolgeva. E questo è un grande punto a favore.

Come attrarresti il pubblico LGBT non nerd? E il pubblico etero nerd?

Al pubblico etero nerd spiegherei sicuramente le meccaniche, quindi l’idea di dover mentire, farsi amici, votare in segreto. Tutte cose che in un gioco attirano molto. Se dovessi convincere una persona LGBT non nerd il punto è proprio che il fatto che questo gioco possa anche solo essere prodotto è importante non soltanto per noi, ma per tutta la comunità. Questo perché anche se sembra una sottocategoria minoritaria e non importante, il mondo nerd è troppo ignorato dal resto delle persone e nessuno si è mai posto queste questioni e questi problemi. E LOBBIES vuole aprire una porta: far sapere che è possibile avere giochi LGBT e trattare questioni di genere. Ma abbiamo bisogno di più gente possibile. Per questo abbiamo messo il progetto su Kickstarter, perché non avevamo più fondi.

 

MOMENTO SERIO: non faccio quasi mai appelli del genere, soprattutto perché nella maggior parte dei casi non credo sia compito mio. Ora, però, mi piacerebbe che tutti noi (LGBT certo, ma anche gli amici etero) aiutassimo questi ragazzi a realizzare il loro progetto. Non solo perché viene dal Cassero, che per l’integrazione e l’inclusione ha fatto molto di più di molte associazioni, ma anche perché a parer mio le buone idee vanno premiate. Anche se uno non è così ricco da potersi permettere di tirare fuori il libretto degli assegni e farlo in due giorni. Anche se uno non è così famoso da ottenere in qualche ora l’audience necessaria per avere pubblicità. Non permettiamo che tutto il lavoro fatto fino ad ora vada in fumo.

Ringrazio tantissimo Pietro per l’intervista. Io ho appena donato per sostenere il progetto. Se vi ho convinti potete fare come me andando qui: https://www.kickstarter.com/projects/1955533818/lobbies-lgbtqi-card-game?ref=509783&token=154462de

Dedalus