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Milano, apre Casa Arcobaleno: casa di accoglienza per vittime di omofobia e transfobia in famiglia

Nel mentre delle preparazioni per il Pride, che si terrà sabato 29 giugno, Milano per i cinquant’anni da Stonewall ha annunciato una serie di iniziative legate alla comunità, tra cui principalmente l’apertura, dal 2 luglio, di Casa Arcobaleno, prima di una serie di strutture per i giovani che hanno subito discriminazioni e violenze in famiglia per il loro orientamento sessuale o identità di genere.

Lo scienziato cacciatore va in vacanza

Quasi agosto, tempo di andarsene in vacanza e di staccare un po’ la spina da tutto lo stress accumulato durante l’anno. Poi a settembre si ricomincerà a stare dietro al lavoro, agli impegni, alla palestra. Nel frattempo anche Dedalus si prende una pausa dal blog e coglie l’occasione per fare il bilancio di un anno di Punto H. Sit back, relax and enjoy your flight.

Nell’arco di questi mesi abbiamo affrontato diversi argomenti e nelle maniere più disparate. Sotto molti sondaggi ci sono state discussioni anche accanite, ma questo dimostra che esistono tematiche che le persone hanno a cuore. Una su tutte la prevenzione dalle MTS, reale cruccio di tutta la comunità LGBT. Mi sono ritrovato a parlare con persone dubbiose, spaventate, incazzate ma anche combattive, positive e propositive. Le malattie trasmissibili sessualmente, l’HIV e la PrEP interessano tutti direttamente e indirettamente e in questo periodo abbiamo ben constatato che in certi casi manca l’informazione minima, in altri manca l’informazione di cui avremmo bisogno.

Le interviste ci hanno permesso di conoscere da vicino realtà diverse dalla nostra, come nel caso del cuckold. Se ve lo state chiedendo lui e il suo compagno sono ancora innamorati e si danno ancora alla pazza gioia. Abbiamo anche conosciuto le storie di Luka (per inciso, Salvini ancora non l’ha censito) e Aaron Green (che espande il verbo dei puppies in ogni dove). Si è discusso anche di fat-shaming, slut-shaming e penis-shaming con Emilio e abbiamo capito quanto possano essere diverse le proprie percezioni e come ci si possa accorgere di commettere degli errori pur essendo in buona fede.

Ancora, si è parlato di un progetto [LOBBIES ndr] che ha raggiunto l’obiettivo su Kickstarter e i ragazzi, dopo tanti sacrifici, ne sono entusiasti. Anch’io da parte mia sono contento che ci siano riusciti; come vi dicevo le buone idee vanno sostenute.

In questi mesi però la soddisfazione più grande è stata quella di ricevere molti messaggi, soprattutto su Twitter, di persone che hanno letto i miei articoli e si sono sentite in qualche modo arricchite. Un ragazzo ha confessato al suo migliore amico di essere sieropositivo, un altro si è convinto a prenotare un aereo per partecipare al Folsom a settembre. Qualcuno mi ha fatto i complimenti per aver dato spazio a diverse realtà e a diversi modi di pensare, altri mi hanno insultato perché non la pensavano come me. In ogni caso mi ha fatto piacere leggere e leggervi.

Ora mi prendo una pausa dal blogging, ma resterò a rompere i coglioni su Twitter. Best regards!

Dedalus

Milano Pride. Perché noi non siamo invisibili

Il punto H ha seguito per voi anche il Milano Pride. Questa volta il vostro scienziato cacciatore ha faticato moltissimo per trovare qualcuno disposto a farsi intervistare, ma niente paura. Invece della videointervista vedrete il Pride in tutto il suo splendore attraverso le foto.


 

Quest’anno Milano si è letteralmente riempita. Persone da tutta Italia sono venute nel capoluogo di una regione in cui è presente una giunta leghista e i cui comuni sono governati per lo più dalla destra.

 

Attualmente Milano è come se fosse un’isola rispetto al resto della Lombardia, con il Sindaco Sala che crede fortemente nei diritti civili e lo dimostra ogni giorno con parole e fatti. A differenza di molti altri [Virginia, can you hear me?] è stato in prima linea nella parata fino al discorso finale.

Mai come quest’anno la partecipazione è stata massiccia. I negozi, i passanti, i turisti, le persone sui balconi, le associazioni, le aziende. Siamo tutti diversi ma siamo tutti stanchi di essere trattati come se fossimo l’ultima ruota del carro, siamo tutti incazzati perché non vogliamo tornare indietro dopo aver fatto dei piccoli passi avanti.

Tanti colori, tanti costumi, tanta fantasia e tanto simbolismo. Perché noi, cari politici, ve lo vogliamo spiegare in tutti i modi che conosciamo che esistiamo e che meritiamo di essere trattati come tutti gli altri a livello sociale e legislativo.


 

Quest’ultima foto URLA, scuote, fa riflettere. E il Punto H ringrazia Nicola per aver acconsentito alla pubblicazione.

L’Onda Pride è quasi terminato. Tutti, dal primo all’ultimo, speriamo che negli anni a venire non ci sia più bisogno di essere così combattivi, che non importi più se due uomini o due donne si amano, che i figli arcobaleno siano tutelati, che le istituzioni collaborino con noi per ridurre le diversità e non per togliere diritti. Tutti noi ci speriamo. E quel giorno arriverà. Il vostro scienziato cacciatore vi saluta, ché è stata una giornata estenuante. #LoveIsLove

Dedalus

Recensioni2.H: Favola

logo_verticaleFinalmente anche a Milano è arrivato il Pride, Porta Venezia è la sua fermata metro si son colorate d’arcobaleno grazie ai locali, le associazioni LGBT e a Netflix che con una campagna azzeccata ha fatto fronte comune contro le affermazioni del Ministro Fontana sulle famiglie arcobaleno quindi è tempo di mettere una bella parrucca, tacchi sgargianti (ma non troppo alti che poi dobbiamo raccogliervi durante la parata) è un bel vestitino che ci disegni le curve, perché anche della nostra morbidezza dobbiamo essere orgogliosi.

Ma è sabato quindi mentre vi preparate fatevi accompagnare dalla nuova Recensione2.H di un gioiello tutto italiano.

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!popcorn


Favola

http3A2F2Fmedia.cineblog.it2F62F6c92Ffavola-foto-e-poster-della-black-comedy-con-filippo-timi-8Trasposizione cinematografica della pièce teatrale dell’omonima opera scritta da Filippo Timi nel 2011 nonché attore protagonista e diretta dal consorte Sebastiano Mauri, che abbiamo già visto nel romanzo LGBT “Goditi il problema“.

La pellicola è stata presentata al festival di Torino e successivamente come titolo d’apertura al 32° Festival Mix Milano (di cinema gaylesbico e queer culture) per poi approdare per tre giorni al cinema riscuotendo un meritato successo (riuscendo a mantenere il 3° posto al box office dietro all’horror Obbligo o verità e a Jurassic World).

La storia

America. Anni ’50. Mrs Fairytale è una casalinga perfetta: veste sempre elegante, tiene casa come un gioiello, e si comporta come ogni donna succube del marito, tipica del tempo tra cui anche farsi picchiare senza reagire alla cosa. Tutto è perfetto, tutto è una favola, ma dietro ad una bella facciata si nasconde sempre qualche ombra: come il tradimento del marito di Mrs Emerald, la sua migliore amica, con i gemelli Stuart, o l’imminente invasione aliena che preoccupa la madre di Mrs Fairytale e il più grande segreto della nostra casalinga perfetta: mrs Fairytale non è tanto mrs dalla vita in giù.97aac835489da277e8dd12c494d3dea5_XL


Favoloso.

Questo è il miglior modo per descrivere il prodotto finale; come detto in precedenza l’opera arrivata dal teatro e ne vediamo l’influenza sia nella sceneggiatura che negli atteggiamenti degli attori, tutto è massimizzato creando quell’eccesso comico che in verità accompagna una trama dai toni anche cupi.

la-favola-di-filippo-timi-al-cinema-per-tre-giorni-750x470Tutta la storia si svolge in una casa che da perfetta diventa sempre più una prigione dove mrs Fairytale si rifugia. Un grandissimo applauso a Filippo Timi che ha portato un’interpretazione poliedrica mettendo sul piatto la questione del cisgender e del transgender, in soldoni il trovarsi o no proprio agio nel sesso attribuito dalla nascita.

Una pellicola perfetta, dai colori pastelli, ma dalla tematica marcata, ricca di risate e momenti di riflessioni; Favola è un gioiello tutto italiano in grado di farci riflettere su ciò che siamo e non chi dovremmo essere per gli altri.

Il magico mondo dei puppies, i cani umani

Avevo già parlato dei puppies nel mio primo articolo su Il Punto H. Da fenomeno largamente di nicchia, il travestimento da cane si sta espandendo nella comunità fetish italiana, nonostante il ritardo rispetto ad altri Paesi europei e soprattutto rispetto agli americani. Per spiegarvi cosa sono i puppies oggi ho il piacere di intervistare Aaron Green, un adorabile cagnolino umano. Sit back, relax and enjoy your flight.

Cosa vuol dire essere un puppy?

Ti dico la mia interpretazione di cos’è e cosa vuol dire essere un puppy. Ovviamente non è una legge universale e ci sono molte sfumature. Per me Aaron è un alter ego e rappresenta alcuni aspetti del mio carattere rimasti nascosti per molto tempo e che con la maschera hanno trovato modo di esprimersi. Quindi Aaron è una seconda parte di me stesso.

Quando hai scoperto il mondo dei puppy? E quando hai iniziato?

L’ho scoperto l’anno scorso per caso su Facebook, quando erano comparse le foto del Pride di Milano. Per la prima volta ho visto un puppy in Italia [il primo Mister Puppy, Zaush ndr]. Avevo già visto queste figure canine su Tumblr ma se ne sapeva poco in Italia. Inoltre non frequentavo l’ambiente leather o la comunità fetish, quindi vedere Zaush è stata una scoperta. L’ho vista come una cosa molto giocosa, niente di sessuale, e gli occhi di Zaush erano molto espressivi, indice di una persona serena che si stava divertendo. Questa ovviamente è una peculiarità di tutte le maschere: esaltano tantissimo gli occhi.

Dopodiché avevo visto che un ragazzo che conosco aveva delle foto con Zaush e gli avevo detto che ero interessato a scoprire questo mondo. Lui mi aveva consigliato di scrivere direttamente a lui ed ero un po’ in soggezione, dato che ho sempre visto “i Mister qualcosa” come figure di spicco all’interno di una comunità. Essendo abbastanza fuori dal giro, anche gay, non credevo che mi avrebbe risposto. Invece abbiamo parlato e gli ho chiesto molte informazioni sul mondo dei puppies. Poi ci siamo visti e ho provato la prima maschera a casa sua. Quella maschera la porto tuttora, è una cosa in cui ti identifichi.

Com’è stato vestire i panni del puppy la prima volta?

Mi guardavo e c’era un’altra parte di me, più sicura e sfrontata, che prima non riuscivo a vedere. Ciò che caratterizza il puppy è la maschera, non c’è un dress-code. Si può essere amanti del leather, del rubber, dello sportswear. Questo differenzia molto la comunità dal resto dei fetishmen, perché non siamo uniti dalla passione per un materiale o uno stile di abbigliamento, a parte la maschera. Indossarla è come avere un’armatura, mi dà una sensazione di sicurezza. Allo stesso modo è come se l’altra parte di te fosse protetta. Ovviamente tutto questo è soggettivo e vale per me. Per scoprire cosa vuol dire bisognerebbe provarlo.

Parlaci della differenza tra dogslave e puppy.

Per quanto siano simili (e soprattutto in Italia passa ancora l’immagine del puppy = slave) in realtà sono due figure differenti. Intanto il dogslave solitamente lo diventa perché il suo master decide di trattarlo come se fosse un cane e rientra nei giochi di ruolo sessuali, di dominazione/umiliazione. Il puppy invece non si pone ad un livello inferiore del suo handler [chi accompagna il puppy ndr] o dell’owner [il proprietario, che può essere per esempio il compagno ndr]. Verosimilmente possono esistere anche due puppy che sono l’uno il proprietario dell’altro, per farti capire che questo prescinde dai ruoli di master e slave. Dopodiché se uno ha dentro di sé desideri di sottomissione allora può essere allo stesso tempo un dogslave, ma non è necessario che questo avvenga. Inoltre un puppy può essere attivo e dominante e c’è una classificazione interna ad indicarlo [puppy alfa, puppy beta e puppy omega che definiscono la gerarchia del “branco”, non legate a ruoli sessuali ndr].

In Italia ci sono una manciata di puppies. Com’è il rapporto col resto della comunità gay?

Beh c’è sempre una sorta di stigma, se sei un puppy allora sei un pervertito. Il leather è un po’ più sdoganato ma diciamo che tutta la comunità fetish viene grossomodo derisa dal resto dei gay. C’è sempre un po’ di timore a presentarsi come puppy, e posso dirti che nella maggior parte dei casi di guardano come se fossi fuori di cervello. Come se tu “rovinassi” tutto il lavoro degli attivisti per bene. Non c’è informazione nemmeno da parte della comunità fetish, che resta abbastanza chiusa. Molti non vedono il motivo di dover spiegare o giustificarsi col resto dei gay per i propri gusti. Della serie “io sto bene con me stesso, loro la pensano così. Cazzi loro”. Ed effettivamente hanno ragione, anche se a volte può essere un limite.

Tu hai scritto un tweet a proposito dello stigma, poco prima del Pride di Roma. Quei giorni in effetti è stata diffusa una foto del Folsom che ritraeva dei puppies spacciata una foto del Pride. La foto in questione è stata pesantemente strumentalizzata. Come ti sei trovato ad interagire?

Sì, quella foto ha suscitato commenti da eterosessuali, omofobi e omosessuali stessi. Ad un paio di persone con cui mi sono confrontato ho detto che uno può anche non condividerla, ma è in ogni caso un’espressione di se stessi. Quello che mi dà fastidio è che per attaccare la comunità LGBT si vanno sempre a prendere immagini di leather o fetishmen. In queste situazioni ci si scontra da una parte con persone che vedono del marcio anche dove non c’è e dall’altra delle forme di esuberanza a volte esagerata. Per quanto mi riguarda ad una manifestazione uno può camminare come vuole nel limite del senso civico.

Il problema è che il limite del senso civico e del pudore sono soggettivi. Ognuno ha la sua visione.

Esatto. Il limite della legge credo sia la nudità, ma poi non c’è una regola che definisca il vestiario. Un conto è entrare in una chiesa, ma nel Pride il limite lo decide la persona, non si può deciderlo a priori. Purtroppo ad ogni Pride ci esponiamo al pubblico, facciamo vedere che esistiamo, però nel momento in cui ti esponi è possibile che qualcuno ti critichi. Dipende anche che messaggio vuoi mandare. In ogni caso, per quanto riguarda il puppy, viene percepito sempre come volgare perché le persone non sono abituate, è sempre visto come un qualcosa di perverso o di sessuale. Ma questo vale per tutto. Anche una foto di nudo per qualcuno può essere volgare e per altri erotica o artistica.

Ringrazio Aaron per aver parlato con me per più di un’ora. Ci vediamo al Pride!

P.S.

Se siete interessati a conoscere meglio il mondo leather/fetish/puppy potete far riferimento all’associazione LFM Milano e relative associazioni in altre città.