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Recensioni2.H: Morte a Buenos Aires

Grazie a Netflix abbiamo visto i più svariati scenari per i film LGBT: dai poliamori francesi ai gay discreti di Coney Island, dalla lontana India fino alla Spagna; l’amore è dappertutto e con tutte le sue sfumature e per questa recensione viaggiamo fino in Argentina a Buenos Aires per una storia un po’ pittoresca e, a detta della regista, ispirata a Brokeback Mountain.

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!

popcorn


Morte a Buenos Aires

3202Pellicola del 2014 girata interamente a Buenos Aires in circa due mesi; primo lavoro della regista Natalia Meta che dice di essersi ispirata al film di successo Brokeback Mountain del 2006 affermando che una storia LGBT travagliata poteva essere adatta ad un’Argentina post dittatura.

Il film è stato premiato dall’Argentinean Film Critics Association Awards 2015 e ha vinto il premio come miglior attore, Chino Darín, al Puchon International Fantastic Film Festival 2015.

La Storia

Nella camera di un prestigioso albergo si è consumato l’omicidio di Copito, un noto scapolo di una famiglia molto ricca, da un primo sguardo sembra il frutto di una semplice rapina, ma dietro ai tanti soldi si nasconde la vita segreta dell’uomo fatta di droga e bei ragazzi; il burbero ispettore Chavez è incaricato di risolvere il caso quando di punto in bianco spunta il giovane e bello ufficiale Gomez volenteroso di aiutare nelle indagini.

Da un primo rapporto distaccato i due iniziano a vorticarsi attorno in una gioco di appostamenti e gelosia che rischierà di mettere in crisi le indagini e la vita di entrambi gli uomini.


E’ difficile collocare questo titolo nella grande libreria LGBT, sopratutto quando viene paragonato a Brokeback Mountain; in parte è dovuto al fatto che si tratta di un poliziesco e la componente omosessuale serve solo per legare il corso degli eventi; in secondo luogo dove nel primo abbiamo una storia LGBT in un crescendo che emoziona in Morte a Buenos Aires tutto il contesto porta solo una forte tensione sessuale e un po’ di confusione che ti trascina fino alla fine.5677-19-muerteenbuenosairesTitolo che nonostante tutto raccomandiamo per la scelta dei due protagonisti in grado di soddisfare i palati di qualsiasi maschietto e per la colonna sonora che propone una cover di Splendido Splendente, brano celebre di Donatella Rettore e qui interpretata da Carlos Casella, volto che vediamo anche nella pellicola nel ruolo di Kevin e che porta la firma di tutta la colonna sonora del film.

Dolores. To the faithful departed.

And I miss you, when you’re gone
That is what I do, baby, baby

Sono nato nel 1980. Questo significa che ero un adolescente nei turbolenti anni 90 e la musica era già parte di me. Ho attraversato tutti i clichè. Pop, la musica italiana e quelli che ti dicevano che tutto andava bene. Perchè tutto andava bene. All’inizio. Poi le cose sono cambiate: sono diventato un turbolento adolescente, in preda a tempeste ormonali, ribellione e grunge. E la guerra era arrivata a un passo da noi. Avevo bisogno di urlare, di esprimere il mio disagio. Ed ecco i Nirvana, i Soundgarden, le Hole e Jeff Buckley.

Gli U2 mi avevano aperto una coscienza politica, Skin era magnetica, Shirley Manson disturbante e affascinante. E poi siete arrivati tu e i tuoi Cranberries con Zombie: e la tua voce ha squarciato il mio torpore.

Come te nessuna mai. Oggi tutte ‘ste sgallettate ci provano a cantare come te. Ma tu eri unica. Sul serio.

Con la tua intensità mi hai raccontato il dramma della Bosnia, insegnato a onorare gli scomparsi e mi hai fatto capire il vero orrore della guerra, ma anche quanto possa essere intenso e feroce l’amore.

Con te, oggi, se ne va un pezzo fondamentale della mia adolescenza e della mia vita. Tu mi hai letteralmente cresciuto e questo non lo dimenticherò mai.

Ho saputo della tua scomparsa tramite un post di Instagram della tua amica Skin, sconcertata e piena di dolore. E davvero non ci volevo credere.

Addio, Dolores, grazie per avermi tenuto la mano per più di 20 anni. Se sono quello che sono, oggi, è anche un po’ grazie a te e alla tua musica.

Tracio

Quando la star non è ancora morta

Accidenti, questo 2016 è agli sgoccioli, eppure le star continuano a morire come mosche!

Nemmeno il tempo di piangere la morte del 53enne George Michael, che già arriva la notizia della scomparsa di Carrie Fisher, l’indimenticata Principessa Leila della saga di Guerre Stellari. E prima di loro? David Bowie, Prince, Alan Rickman, Leonard Cohen, Gene Wilder, Dario Fo e ancora una lista davvero lunga! Spesso e volentieri idoli pop anni 80 che cadono come birilli.

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Io, che se fossi in Madonna due rosari li snocciolerei, voglio cercare di sdrammatizzare e parlarvi delle innumerevoli volte in cui la notizia di una morte vip era una verace bufala.

ripmadonna Perchè diciamoci la verità: se al giorno d’oggi non ti danno per morto o gay, non sei davvero nessuno. E se beyonce-death-hoaxpurtroppo l’anagrafe delle star dell’ Aldilà si sta rinfoltendo velocemente, se fossero state vere tutte le notizie di morti famose, a questo mondo resteremmo probabilmente io, Bianca Atzei e un paio di voi.

Ma perchè si annuncia la morte di una persona? Spesso è banalmente uno scherzo di cattivo gusto, a volte una trovata per far parlare un po’ di sè, altre volte ancora una semplice e ciclica leggenda metropolitana. Come nel caso di Paul McCartney, dato continuamente per morto da almeno 40 anni nonostante lui sia vivo, vegeto e deambulante. E se prima la marachella viaggiava con le tempistiche della posta e del telefono, al giorno d’oggi basta un tweet e subito milioni di persone in tutto il mondo sprofondano sulla fiducia nella più straziante disperazione.

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Ma spesso il diretto interessato è in piena salute e fa gli scongiuri. In alcuni casi, poi, sono arrivate risposte da Oscar.

Pillole – smentita! Le reazioni più spassose di personaggi famosi alle loro improbabili morti.

1. Paul McCartney‘Ah sono morto? Non lo sapevo. Del resto sono sempre l’ultimo dei Beatles a sapere le cose!’

2. Hugh Hefner – ‘Sono felice di sentire quante persone siano felici di sapere che non sono morto. Lo sono anch’io.’ E, alla rivista rea di aver pubblicato la magagna: ‘Ricordatevi di togliermi dal vostro elenco abbonati.’

3. Russell Crowe – Dato per morto durante una fantomatica gita rupestre: ‘Caduto in montagna in Austria, resto impossibilitato a rispondere ai tweet. Io stesso non so ancora come sono arrivato lì, ma i media hanno sempre ragione.’

4. Jon Bon Jovi – ‘In Paradiso sembra di essere in New Jersey. Ore 18, 19 dicembre 2011.’

5. Paolo Bonolis ‘Morto? peccato, mi sentivo bene.’

E Britney Spears? Non scrive, si mette in posa:

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Speriamo che la Signora con la falce abbia finito di portare via dei grandi artisti in questo funesto 2016. Ma qualcuno le dica che, se volesse prendersi anche Cher, dovrà vedersela con Il PuntoH!

Sciaouz!

Tracio

Il contenuto del presente articolo riflette esclusivamente le opinioni personali dell’autore. Le affermazioni, descrizioni e conversazioni incluse nel presente sono frutto di pura immaginazione e della fertile fantasia dell’autore. In nessun caso si intende attribuire ai personaggi fittiziamente descritti alcuna opinione, idea e/o si intendono descrivere abitudini e/o consuetudini di personaggi celebri a fini dello sfruttamento della relativa immagine. Le immagini riportate sono di pubblico dominio e non sono coperte da diritti di proprietà intellettuale.

 

Prince morto

Addio a Prince. Tre ricordi per celebrarlo.

Questo 2016 continua a dimostrarsi avido di grandi artisti. Non gli sono bastati David Bowie e Alan Rickman. Ora si è preso anche Prince, morto improvvisamente a soli 57 anni.

Musicista polistrumentista e cantante dal falsetto inimitabile, Prince sapeva passare con la velocità di uno schiocco di dita dal pop al funk, dall’R&B al rock. E’ stato un modello e una fonte di ispirazione per tanti dei cantanti che ascoltiamo oggi, allo stesso livello di Michael Jackson o David Bowie. E personalmente poi ho sempre trovato Prince, i suoi ritmi e i suoi sound molto più vicini ai miei gusti rispetto agli altri due.

Metto subito le mani avanti, non ho mai seguito Prince con assiduità ma fin da quando mi sono approcciato al pop e all’R&B ho capito che gran parte della musica che ascolto e amo è stata influenzata anche dal suo lavoro. In un modo o nell’altro più di una volta mi sono imbattuto nella sua musica e nel suo talento, rimanendone sempre colpito. Per questo ho deciso di omaggiare questo grande artista con tre ricordi che oggi mi sono tornati alla mente non appena ho appreso la nefasta notizia. Scommetto che almeno un paio di questi li condivido con molti di voi, sopratutto se siete nati tra la seconda metà degli anni 80 e la prima metà dei 90.

https://www.youtube.com/watch?v=1Lmq6RDn5O8

 

1. Black Sweat

Mi ricordo di quando, dieci anni fa esatti, mi son comprato il singolo di Black Sweat. Era tratto dal disco 3121 e lo passavano spesso nella classifica R&B di MTV. Ero letteralmente ossessionato da quel falsetto stridente perfettamente unito al sound sporchissimo della canzone. Avrò provato a cantare Black Sweat un migliaio di volte da solo in camera mia, ma la sfiga di avere una voce di merda e la paura di allarmare i vicini hanno sempre avuto la meglio. In compenso però le movenze le ho assimilate tutte.

Qua per il video (fighissimo)

 

2. Musicology

L’anno prima invece impazzava in radio e su MTV Musicology, un inno al funk old school talmente riuscito che i primi tempi pensavo fosse una vecchia hit riproposta, poi, dopo aver chiesto un po’ in giro e scoperto chi stava dietro a quel pezzo e ho capito che non era una cover, era talento. Mi ricordo che ogni volta provavo la voglia irrefrenabile di ballare e cantare sui ritmi anni 70 di Musicology ma purtroppo avevo 15 anni e di inglese capivo poco o niente, però con le coreografie me la cavavo benone. Scommetto che ora vi ricordate di quel singolo pure voi. Dai. Era quello col ragazzino che andava ad ascoltare Prince in un locale e poi lo imitava a casa usando l’aspirapolvere come microfono.

https://www.youtube.com/watch?v=8PfXfjYMtoA

Qui per il video

 

3. Purple Rain

Del mio ultimo aneddoto invece non ricordo l’anno, ma è compreso tra il 2004 e il 2007. Era inizio estate e c’erano da fare le prove del saggio di danza  (Bolle inizia a tremare). Il tema del saggio di danza moderna era relativo alle leggende della musica – sì lo so, il mio maestro di danza moderna era originale come le gif di Tina – e alle tipe più grandi toccava di ballare su Purple Rain. Io non ero tanto eccitato all’idea, per me ‘leggenda della musica’ era sinonimo di Cher o Madonna, e quella Purple Rain fin dal titolo ispirava noia. Quanto mi sbagliavo. Già dopo il primo ascolto la sola idea di dover rivedere le tipe più grandi provare mi riempiva di quel formicolio di eccitazione che precede i momenti in cui stai per consumare qualcosa che ti piace davvero tanto. E in quel caso l’oggetto del mio piacere era proprio Purple Rain, una roba che ti smuove le interiora in ogni singola nota.

https://www.youtube.com/watch?v=F8BMm6Jn6oU

 

Ciao Prince. A noi quaggiù hai lasciato tanto di cui godere, ora vai a far muovere il culo agli angeli, che forse non hanno ancora avuto la fortuna di ballare sul tuo funk.

 

https://www.youtube.com/watch?v=0cetdRYRHxQ

Storie di persone che entrano nel cuore

Ci sono persone che entrano nella nostra vita intrecciando le loro storie con le nostre anche se – e a volte capita – sono loro a condividere la proprie passioni, vita, storia con le nostre; a noi ci è dato solo vivere le loro avventure passivamente e a loro affezionarci. Queste persone sono molte volte capaci di regalarci sorrisi, lacrime, parole di conforto quando ne abbiamo davvero tanto bisogno; riescono spesso a darci risposte a domande che non gli abbiamo mai fatto, ma ecco che lo fanno strappandoci un sorriso; o ancora sono capaci di cullarci, farci crescere, diventare di famiglia senza neanche mai incontrarle di persona.

Ecco…oggi ho sentito di perdere “uno di famiglia”, una persona con cui sono cresciuto, nelle cui canzoni rivedo la mia infanzia da scugnizzo Napoletano; la mia adolescenza lontana da Napoli dove non c’era giorno che passasse senza aver ascoltato almeno una volta la mia amata “Napul’è”, dove anche da lontano, tramite la sua musica di carattere così internazionale, riuscivo a vedere e vivere la Napoli vera, senza maschere, una città lontana dagli stereotipi e dalle immagini di cartolina, una realtà restituita in musica e parole, nella lingua dolce e colorita che è il napoletano.

Pino Daniele è questa persona di famiglia che uscendo di scena così in silenzio e velocemente ha lasciato nei cuori dei Napoletani, della sua gente, di sicuro nel mio, un gran vuoto, un dolore inaspettato che è difficile spiegare, ma è palpabile, è forte. Un vuoto che solo le sue musiche immortali potranno e sapranno colmare.

Pino, il Re del Blues made in Naples, è stato da sempre fedele alle sue radici, un artista in cui sono riuscito sempre a riconoscermi perché come me non ha mai rinnegato il suo essere fieramente Partenopeo, ma vivendo un rapporto di odio e amore con la città di Pulcinella ha fatto di queste sue origini punto di forza, marcia in più per portare Napoli nel mondo e il mondo a Napoli, tenendo sempre in alto la sua Italia e il suo Sud.

Un artista che ha fatto sognare e innamorare migliaia di persone con le sue canzoni, che ha fatto emozionare spettatori e ascoltatori di tutto il mondo esibendosi in teatri e location importanti come l’Olympia di Parigi, a Cuba, negli States, in Canada, collaborando con artisti internazionali come Laura Pausini, Mariza Monte – pochi ricorderanno o conosceranno la canzone “E po’ che fa (bem que se quis) – e ancora con Randy Crawford; un cantautore che ha creato tre la colonne sonore più belle e conosciute del cinema Italiano, un artista che non ha mai tradito la sua arte rimasto lontano dallo showbiz e dal gossip che tutti e tutto rovinano.

Pinuccio, ho realmente poche parole per esprime la tristezza che provo da quando il sipario è improvvisamente calato sulla tua vita, ma so che la tua arte continuerà a vivere e farci compagnia ricordandoci quanto importante sia il rispetto per gli altri, di quanto – con rispetto parlando – le nostre libertà individuali dal giudizio altrui non debbano farsi influenzare e (forse questo ricordandolo di più a noi Partenopei) di quanto fortunati siamo ad essere nati in una delle città più belle e complicate del mondo.

I “mill culure e Napule” non hanno smesso di brillare per te neanche oggi, nonostante sulla città sia calato un innaturale, doloroso e assordante silenzio rotto solo delle tue canzoni che risuonano in ogni vicolo della tua amata Napoli.

Grazie Pino. Ciao.

Addio a Virna Lisi, l’attrice che fece sognare l’Italia

virnalisi2-ilpuntohOggi vi vogliamo parlare di una grande donna e grande attrice che in qualche modo ha segnato profondamente la storia del cinema italiano ed internazionale: Virna Lisi.

Nata in terra marchigiana l’8 di novembre 1936, in pieno Fascismo, Virna Pieralisi, con un nome quanto mai insolito per via di illogiche ragioni politiche (la Siria – nome desiderato per la bambina – non era allineata alla politica del regime, n.d.r), trascorre la fanciullezza nei pressi di Jesi, tra le dolci colline del centro Italia, per trasferirsi poi a Roma per ragioni economiche.

Lì subito è notata da Giacomo Rondinella che la avvia dapprima alla carriera musicale, trampolino di lancio per le prime comparse sul grande e piccolo schermo: sono gli anni Cinquanta, vanno ancora di moda i filmoni strappalacrime e la giovane Virna, ammaliante ragazza nel fiore degli anni, facilmente riesce ad ottenere delle parti più o meno significative in pellicole tra cui anche commedie di successo, come Lo Scapolo con Alberto Sordi.

Ma sono gli anni Sessanta, decade all’insegna del trionfo della crescita economica e sociale post-bellica, che vedono Virna Lisi guadagnarsi un posto nel firmamento degli astri fulgidi della storia del cinema: dapprima in patria con qualche sceneggiato per la RAI e commedie all’italiana di successo come ad esempio Sua Eccellenza si fermò a mangiare di Mario Mattoli in cui affiancò Totò, Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, poi anche in America, a seguito della stipula di un contratto con la Paramount.

Virna si trasferisce a Los Angeles attorno al 1965, ottenendo parti in Come uccidere vostra moglie, record di incassi nella stagione ’65-’66 e altre tre pellicole. Lo star system hollywoodiano non piace però alla Lisi, relegata a parti da bambola sexy, bionda e svampita, in cui non si sente affatto realizzata e valorizzata. Nello stesso periodo, fedele al marito – Franco Pesci, sposato nel 1962 –, rifiuta aspramente le avances di Frank Sinatra.

Tornata in Italia, forte dell’enorme successo riscosso oltreoceano, iniziò a comparire in pellicole d’autore e produzioni tedesche, francesi ed inglesi; di questo periodo sono La cicala, che le vale un David di Donatello come migliore attrice protagonista.

Tra i più celebri titoli degli anni successivi si ricordano I ragazzi di via Panisperna e La regina Margot, con il quale – sebbene la regista la ritenesse inadatta alla parte – vince il Prix d’interprétation féminine. A cavallo tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila si rafforza il sodalizio con la regista Cristina Comencini, recitando nei suoi Va’ dove ti porta il cuore e Il più bel giorno della mia vita, con cui vince il sesto Nastro d’Argento.

Dopo una pausa di dodici anni, durante i quali la Lisi affronta anche la tragica scomparsa del marito, spentosi dopo una grave malattia nel 2013, ritorna sulla set con la commedia Latin Lover e qualche sceneggiato tv per Mediaset.

Nel novembre di quest’anno scopre un male incurabile che la porta a spegnersi proprio nella data odierna, lasciando a tutti noi una brillantissima carriera sessantennale e interpretazione di grande spessore, umano ed artistico. Per tale ragione noi, redazione tutta de Ilpuntoh, esprimiamo con vibranti e commossi toni di dispiacere lo sconforto per la triste dipartita di quella che è sempre stata una donna elegante, grande interprete ed attenta indagatrice dell’animo umano, nelle parti che è stata chiamata a recitare, sempre dimessa e lontanata dai gretti gossip dei vip del cinema; un’attrice che ci fa sentire orgogliosi d’aver portato il buon nome del cinema italiano in tutto il mondo.

L’AIDS uccide ma noi abbiamo il PRESERVATIVO

Le informazioni e le ricerche sui casi di infezioni da HIV in Europa Occidentale, ci rivelano che l’ITALIA è la nazione con IL PIÚ ALTO TASSO DI CASI DI CONTAGGIO DA AIDS! Perché? Siamo e facciamo davvero così tanto gli stupidi?

Che tu sia etero, gay, lesbo, trans, bisex… fare sesso, lo sappiamo, piace a tutti!

Ma quando lo fai non fare il “testina” e usa la testa (quella che si trova sulle spalle), usa il preservativo come facciamo noi!

Usa il preservauccello (che preserva anche la tua e la salute di chi sta con te) che è comodo, anche colorato, ma soprattutto sano e bello!!

APRI GLI OCCHI! METTI IL CAPPUCCIO SUL PISELLO CHE USI!

E poi dai, diciamocela tuta: non c’è nulla di più bello di una sana scopata senza pensieri! (e scusate il francesismo!)