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Due arresti per l’omicidio di Marielle Franco: possibili legami con i Bolsonaro

Martedì 12 marzo le autorità brasiliane hanno arrestato due ex-poliziotti accusati di aver sparato ed ucciso la consigliera Marielle Franco ed il suo autista Anderson Gomez il 14 marzo dell’anno scorso.

Uno dei due accusati, Ronnie Lessa, avrebbe sparato 13 colpi verso la macchina in cui si trovava la vittima di ritorno da una marcia per i diritti delle donne di colore, di cui tre l’avrebbero colpita in testa, mentre l’altro guidava l’auto che ha inseguito quella di Franco.

Kevin Fret - ilPuntoH

Kevin Fret, famoso artista gay, star del trap, ucciso a Puerto Rico da colpi di arma da fuoco.

Il musicista è stato colpito più volte da diversi colpi di pistola, alle 5:30 ora locale di giovedì  11 gennaio,  mentre era in moto nel quartiere Santurce di San Juan, questo è ciò che riporta il quotidiano El Nuevo Dia.

Fret, che è stato acclamato da molti come il primo artista della trap latino-americana,  apertamente gay, è morto dopo essere stato portato al centro medico di Rio Piedras.

“Kevin era un’anima artistica, un sognatore dal cuore grande”

Anthony Avalos

Anthony Avalos: la sua morte è stata la conseguenza di abusi e violenze. I genitori rischiano la pena di morte.

La coppia di genitori è stat accusata di omicidio e abusi.

I genitori del ragazzino di 10 anni assassinato solo per aver detto che gli piacevano i ragazzi, potrebbero essere condannati a morte.

Heather Barron, 28 anni, è stata arrestata e accusata dell’omicidio, della tortura e di un conteggio di abusi sui minori contro suo figlio Anthony Avalos, morto in ospedale lo scorso giugno, dopo aver subito un trauma cranico nella sua casa di Los Angeles (ve ne avevamo già parlato qui).

Anche il fidanzato di Barron, Kareem Leiva, è stato arrestato dopo aver fatto dichiarazioni e ora

anthony avalos

La morte di un bambino di 10 anni a Los Angeles potrebbe essere stata causa da un attacco omofobo in famiglia

Un bambino di 10 anni avrebbe detto “mi piacciono i ragazzi” prima della sua morte sospetta.

Anthony Avalos è morto lo scorso giovedì dopo aver subito un trauma cranico nella sua casa a Los Angeles e il LA Times ha riferito che gli assistenti sociali e la polizia sono stati informati che il giovane ragazzo fosse stato abusato per anni prima della sua morte sospetta.

La madre del bambino, intorrogata dalla polizia e dai medici ha affermato che il bambino sarebbe caduto per le scale battendo la testa e perdendo conoscenza.

Ma ora in un nuovo sviluppo delle indagini, Brandon Nichols, vice direttore del Dipartimento per i servizi sociali per i bambini e la famiglia, ha raccontato ai media che Anthony  “ha detto che gli piacevano i ragazzi” prima della sua morte, ma ha rifiutato di fornire ulteriori dettagli, compresi chi glielo abbia riferito e quando.

Ora le autorità stanno studiando se l’omofobia abbia avuto un ruolo nella morte di questo bambino di soli 10, nell’America di Trump sempre più razzista, omofoba e ottusa.

Gli investigatori ritengono che Anthony abbia subito abusi fisici ed emotivi, privazione del cibo, negligenza generale, scontri forzati tra i bambini di casa – come ad un comattimento tra cani – e lunghi periodi di “accovacciamento” forzato sul pavimento di casa.

È stato anche riferito che nel 2013 presumibilmente sia stato aggredito sessualmente da suo nonno.

Ora ditemi, voi poveri benpensanti timorati di D.o: siete ancora convinti che perché due persone etero – un uomo e una donna – abbiano ancora diritto indiscusso di essere genitori nonostante tutto, mentre due persone dello stesso che AMANO e sono pronti a far crescere i bambini che arriveranno loro nell’amore e nella tranquillità di una famiglia che si ama e si rispetta, che queste persone solo perché gay non abbiano il diritto di avere una famiglia?

Recensioni2.H: Vita e Morte di Marsha P. Johnson

Circa un’anno fa parlavamo di Stonewall, il famoso locale da cui partì, nel 1969, la grande onda arcobaleno che ancora oggi, a 49 anni di distanza, invade, nel mese di giugno, ogni angolo del continente. Grazie all’omonimo film del 2015 possiamo rivivere quei momenti facendoci venire la pelle d’oca per la forza che ha spinto quelle persone a difendere e combattere per il loro orgoglio.648d991c-e19f-43d3-ab24-a27f8674fe04-banner

Il mese dell’Orgoglio LGBT è ormai iniziato e siamo qui per scoprire chi ha dato il via a tutto e che grazie alla sua grande personalità ha portato un grande cambiamento in tutto il mondo.

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!popcorn


THE DEATH AND LIFE OF

MARSHA P. JOHNSON

locandinaDocumentario del 2017, disponibile su Netflix, che ripercorre la vita e la tragica morte di Marsha P. Johnson (Elizabeth, 24 agosto 1945 – New York, 6 luglio 1992) attivista statunitense e Drag Queen. Marsha, già volto noto per essere un travestito senza paura, partecipò ai famosi Moti di Stonewall nella notte tra il 27 e 28 giugno che sancì quella che ancora oggi festeggiamo come “La giornata dell’Orgoglio LGBT” (o Gay Pride che dir si voglia); fondatrice, assieme all’amica Sylvia Rivera, transgender, della S.T.A.R. (Street Transvestite Action Revolutionaries) che aiutava e combatteva per i diritti per i gay anche per la comunità Trans che nonostante tutto faceva ancora fatica a farsi rispettare nel movimento LGBT.

La pellicola segue parallelamente il caso di Islan Nettles ragazza transgender di 21’anni uccisa brutalmente a mani nude nel 2013 da un coetaneo e di come i casi di omicidio verso persone transgender vengavo archiviati con la “difesa da panico” lasciando liberi i loro aguzzini.


Seppur la pellicola segua la morte di Marsha come un caso investigativo, in quanto il fatto fu archiviato come “semplice” suicidio, troviamo continue testimonianze video, audio e di persone che hanno vissuto orbitando attorno alla drag e che ne raccontano la forza e la vita che hanno cambiato l’assetto del pensiero mondiale.DBzcdhbXsAAuCDf

Tra i volti troviamo Sylvia Rivera, forza combattiva famosa per aver lanciato una bottiglia contro un poliziotto durante i moti e che combattè a fianco dell’amica che far valere i suoi diritti di Transgender, Rivera si scontrò per tutta la vita contro la comunità che emarginavano i transessuali, travestiti e drag queen.  L’intervista che si vede nel documentario risale al 1992, dieci anni dopo Sylvia morì per un tumore al fegato dopo aver riaperto la S.T.A.R..

Pellicola consigliata per capire a fondo cosa vuol dire combattere per far valere la propria persona, e che la “carnevalata” che ogni anno ci troviamo a fare serve anche per commemorare queste figure che non si sono mai arrese, affrontando ogni difficoltà con il sorriso ed un corredo arcobaleno, magari con i glitter.