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Recensioni2.H: 120 battiti al minuto

Uno dei grandi problemi dei licei è che, oltre a non insegnare cose che potrebbero essere realmente utili e che sviluppino i singoli talenti del futuro, difficilmente hanno un programma di educazione civile o sessuale e sappiamo tutti che quello è davvero un periodo di confusioni, cambiamenti e scoperte: chi ha i primi rapporti sessuali, chi scopre il proprio corpo e chi scopre sé stesso.

Le mie illusioni danno sul cortile

…Mes illusions donnent sur la cour
Des horizons j’en ai pas lourd
Quand j’ai bossé toute la journée
Il m’reste plus pour rêver
Qu’les fleurs horribles de ma chambre…

Serge Gainsbourg

Prendete un pizzico di Chiamami col tuo nome, una spolverata di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino e avrete Le mie illusioni danno sul cortile, una storia cruda e violenta di droga e amore, del sottile confine tra bene e male


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Profilo Twitter

L’autore

 

Sacha Sperling (pseudonimo di Yacha Kurys), è un scrittore francese (classe 1990), figlio d’arte dei registi Alexandre Arcady e Diane Kurys e fratellastro di Alexandre Aja (regista/produttore in pellicole come Le colline hanno gli occhi o Horns con Daniel Radcliffe).

Abbandonati gli studi si dedica alla scrittura. Il suo primo romanzo – scritto a 18 anni – si intitola Mes illusions donnent sur la cour (2009, Le mie illusioni danno sul cortile, pubblicato in italia nel 2014), titolo ispirato a una canzone di Serge Gainsbourg (1958, anche niente male). Racconta la vita di uno studente parigino di buona famiglia che incappa nei primi amori, una famiglia divisa da un tradimento, il primo anno del liceo, l’alcool e la droga.
seguiranno altri tre romanzi: Les Cœurs en skaï mauve (2011), J’ai perdu tout ce que j’aimais (2013) e Histoire de petite fille (2016)


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Il libro

La Storia

 

Sacha ha 14 anni, sta tornando dalle vacanze e sul treno incontra Augustin, un amico di amici e quello che sembra un incontro casuale si trasforma subito in amicizia che da semplice complicità diventa un sentimento forte, ma dannoso, un’amore sottotono e invisibile.

Sacha vive con la madre, mentre con il padre passa sporadici weekend sempre mal voluti. Sta iniziando il liceo, il periodo di cambiamento ed improvvisamente il ragazzo si trova sul baratro della vita; in un turbinio di feste, alcool e droghe, di sesso e baci, Sacha percorrerà un’intero anno alla ricerca di se stesso.


Ho letteralmente mangiato questo libro, anche perché finalmente mi ritrovo una storia che non ti trascina in un continuo piagnisteo di 100 e più pagine, la scrittura fresca e veloce rende la storia fluida; però ci poniamo davanti alle vicende di un ragazzino di a malapena 14 anni intrappolato tra droghe e alcool e per me è una cosa fuori dal mondo, forse perchè ho iniziato a bere dopo i 18 e di fumare manco per sogno, perciò alle volte penso questa storia con gli occhi della mia età e non ci trovo nulla di strano fino a che non si torna con i piedi per terra e pensi -C***o, questo dovrebbe giocare con il gameboy, non farsi di eroina su un cd di musica-

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Gay&Geo con Travel Out – fuga romantica anche dopo San Valentino

Gay&Geo in collaborazione con il tour operator LGBT Travel Out vi parla delle destinazioni low cost ottime per una fuga romantica anche dopo San Valentino.

Eccoci arrivati a febbraio, mese in cui si festeggia San Valentino e anche se la tanto attesa festa degli innamorati è passata da qualche giorno, sappiamo che tra di voi ci sono degli inguaribili romanticoni che sono pronti a tutti pur di fare una fuga romantica con *l* propri* partner e concedersi un po’ di meritata tranquillità ed intimità lontano dai ritmi frenetici a cui ci sottoponiamo ogni giorno.

Oggi con Travel Out vogliamo parlarvi di alcune destinazioni facilmente raggiungibili con viaggi corti e non costosi e dove si può trovare divertimento, relax e temperature decisamente più favorevoli rispetto alle nostre che in questi giorni ci stanno facendo battere i denti in bocca. Parliamo infatti delle Isole Canarie, perfette per una fuga romantica ma anche per una fuga che di romantico vuole avere ben poco!

Fuga romantica gayGran Canaria è per eccellenza una delle mete più rinomate per i viaggi gay. Quest’isola dell’Atlantico attira la sua clientela LGBT da ogni parte del mondo, soprattutto dall’Europa per la sua facilità nel raggiungerla anche con compagnie aeree low cost. Qui possiamo trovare un’infinità di hotel e villaggi gay friendly in cui trascorrere serenamente la vacanza con *l* vostr* partner. Le isole in questione sono talmente Gay Friendly che non dovete meravigliarvi nel trovare hotel per soli gay!

fuga romantica gay 2Il livello dei servizi non è la sola cosa che attira la clientela a Gran Canaria: i suoi paesaggi in stile caraibico e l’atmosfera che si respira sono una grande attrazione per chi vuole trascorrere su quest’isola una fuga romantica e non. Ogni giorno potrete decidere di vivere un’avventura nuova o semplicemente rilassarvi: partendo dalla colazione in riva al mare, trascorrere la giornata sulla spiaggia o in piscina ad abbronzarvi e concludere con una bella cena romantica o, se avete voglia di scatenarvi, scegliere tra un’innumerevole quantità di pub, locali o discoteche la maggior parte delle quali con ingresso gratuito.

Se invece volete trascorrere una fuga romantica sempre all’insegna del mare ma su di un’isola più “tranquilla”, noi di Travel Out ci sentiamo di consigliarvi Fuerteventura; ci troviamo sempre nelle isole Canarie, ma in quella più vicino alla costa africana. E’ infatti su questo versante di Fuerteventura dove si trovano le spiagge più belle dell’isola e anche quelle più riparate dal vento perché si sa, le isole Canarie non scherzano in quanto a vento!

fuga romantica gay 3Ultima ma non per importanza, è una città che ha una piccola “isola” al suo interno ma che isola non é, la città romantica per eccellenza: Parigi! Qui potrete vivere il vostro weekend (o più giorni se siete fortunati e avete tempo) all’insegna del romanticismo e della vita di coppia: dalle passeggiate mano nella mano lungo le vie più famose della città alla “risalita” della Tour Eiffel dalla cui cima potrete ammirare tutta la città; proseguire poi con una visita al Museo Della Vita Romantica, nel quale si custodiscono alcune testimonianze artistiche del Romanticismo parigino. E noi di Travel Out sappiamo che per vivere appieno la vita LGBT di Parigi non potete non andare a far visita al famoso quartiere gay “Le Marais”: cibo, artisti di strada e locali notturni saranno la ciliegina sulla torta della vostra bellissima fuga romantica!

Lo sappiamo che non vedete l’ora di partire!

Allora che aspettate? Niente sbattimenti, niente prezzi alti, ma solo qualità e convenienza! Contattaci e dicci che ti manda IlPuntoH, ti faremo provare forti emozioni!

Sensibilità variabile quando la vittima è Orlando

13417628_10155011795408840_1171548953573281979_nUn secondo dopo i tragici eventi che si sono consumati a Orlando, ciascuno di noi della redazione de Il punto H, mosso dalla rabbia, dal dolore, da quel senso di appartenenza che fatti del genere ti suscitano, ha accolto e condiviso l’idea di dedicare un pensiero, un segno, il proprio spazio su questo blog, insomma un articolo al ricordo delle vittime. Potete immaginare quanto difficile potesse essere per me, che in questa family mi occupo di sessualità in maniera dissacrante e divertente, combinare il tono leggero e spensierato della mia rubrica con le emozioni, la nausea, il dolore che a meno di una settimana ancora provo quando penso a quei cinquanta ragazzi strappati alla vita mentre stavano ballando.

Per questo ho deciso che il mio minuto di silenzio sarà sospendere, per questa settimana, #ALettoConDeLarge. Ho l’esigenza, anzi meglio, l’urgenza di dire la mia. Perché, per quanto odi ammetterlo e risultare polemico in un momento in cui sarebbe meglio stare zitti e portare il lutto, ho come la sensazione che il clamore mediatico intorno alle vicende di Orlando si sia già spento. E quella alla discoteca Pulse è stata la più grande sparatoria di massa degli Stati Uniti.

E’ un attimo, e mi tornano alla mente le ore di diretta che le reti ammiraglie hanno dedicato agli attentati di Parigi, Bruxelles, per citare solo i più recenti. Gli inviati, le interviste, i titoli altisonanti, e Feltri con il suo editoriale “Bastardi islamici”; i politici pronti a saltare sul carro del no-alla-violenza; Salvini e la sua campagna elettorale portata avanti anche sotto le macerie belga; la tempesta di immagini e parole di disperazione che occupavano le prime pagine di telegiornali, radiogiornali, giornali e allegati. E’ sintomatico che, ancora ieri sera, abbia sentito qualcuno dire: “Orlando? Non so niente di quello che è successo a Orlando.”

Ovvio, non voglio generalizzare e non lo farò. Ed è probabile che il livello di informazione della persona sopracitata sia scarso in assoluto. Però le sue parole mi hanno fatto riflettere. Non ricordo di nessuno che abbia detto: “Bataclan? Non so niente di quello che è successo al Bataclan.” Sia chiaro, per me, per la mia pelle, per il mio cuore e la mia testa il dolore è lo stesso. La rabbia, la stessa. Quando un uomo imbraccia un fucile, si imbottisce di esplosivo, o semplicemente si riempie le tasche di sassi col chiaro intento di togliere la vita a qualcuno o impugnare una città intera nella morsa del terrore, non importa in nome di cosa lo faccia, se la religione, l’odio, o la vendetta, non può meritare il mio rispetto. E la prima cosa che penso è che, se è vero che non sono sicuro di cosa si tratti esattamente, so per certo che non è un essere umano.

Ma appunto, per me.

13407014_679239542214866_2149843849108328099_nE’ un attimo, e mi tornano alla mente centinaia, migliaia di pagine Instagram, Facebook, Twitter costellate di foto profilo che a gran voce urlavano, e con orgoglio, Je suis Charlie quando la redazione di Charlie Hebdo è stata buttata all’aria da una coppia di fanatici. Bellissimo, se penso al senso di unione e fratellanza che ha coinvolto i Paesi di tutto il mondo, persino (per qualcuno inaspettatamente) quelli di matrice islamica. Assurdo, se ragiono sul fatto che fino al giorno prima il 70% di quei profili non sapevano nemmeno dell’esistenza di quella bandiera di libertà di stampa ed espressione che era la redazione di Charlie. Eppure, più o meno tutti, erano Charlie.

Charlie era un caso speciale? Forse. Ma allo stesso modo nessuno si è fatto alcuno scrupolo nel tingere dei colori della bandiera francese il proprio faccione, sotto le bombe di Parigi. O di giallo-nero-rosso l’immagine del proprio profilo, mentre crollava l’aeroporto di Zaventem. Lo stesso senso di umanità e fratellanza, la stessa partecipazione emotiva.

Zuckerberg, che è soprattutto un grande uomo di marketing, ha dato a tutti noi la stessa opportunità di mourning dataci nei minuti seguenti ai precedenti attentati terroristici. Eppure, mi è sufficiente spulciare l’elenco dei miei contatti e amici, per rendermi conto che questa volta non-Siamo tutti Orlando.

Sensibilità variabile.

Non sei francese e non sei un giornalista, però hai voluto subito mettere la bandiera francese sul tuo profilo o essere Charlie dopo l’attentato di Parigi. Non sei Belga, però ciò non ti ha impedito di colorare di nero giallo e rosso il tuo profilo dopo i 32 morti di Bruxelles. Non sei nemmeno americano o gay e allora che cosa ti impedisce ora di mettere un simbolo di solidarietà alle 50 vittime di Orlando? Mi spieghi questa sensibilità a corrente alternata?

Attenzione: non sto giudicando, né affermando che sia giusto o sbagliato cambiare immagine profilo o esprimere pubblicamente o privatamente la propria solidarietà. Ognuno ha la propria sensibilità. E’ solo una considerazione squisitamente statistica. Considerazione su chi ha sempre sentito l’urgenza di dare la propria solidarietà contro il terrorismo islamico ma non la sente così forte ora che le vittime sono gay.

Dicevo, ognuno ha la propria sensibilità. Però è curioso che questa sensibilità sia variabile in funzione dell’orientamento sessuale delle vittime.

13418858_10210196831705242_2160302180715005617_nE’ che forse, per la prima volta, non è stato colpito un simbolo del capitalismo, della cultura occidentale, della democrazia e della libertà di espressione, ma una vera e propria comunità, quella LGBT+, che è anche una minoranza. Non una città. Orlando è il luogo geografico in cui si è consumato l’attentato, non la vittima dell’attentato. E questo rende la strage differente dagli attacchi al Bataclan parigino, alla tube londinese, o all’epicentro del potere europeo che è il Belgio. Qui non si parla di un simbolo, ma di una comunità di individui che è capillare in tutto il mondo, che lotta per se stessa da chissà ormai quanti anni, e che continua ad essere una spina nel fianco di molti, islamici e non.

E allora ecco quanto può diventare difficile essere tutti qualcuno, quando si tratta di essere tutti finocchi. Eppure, anche questa volta, sono morti cinquanta figli. E con loro cinquanta madri.

Importantissima postilla. 
Non voglio essere noioso, ma nel ringraziare i pochi giornalisti che hanno compreso davvero quello che è successo al mondo quando è stato chiamato a dirsi orgogliosamente gay (che poi, ironia della sorte, significa gioioso, ed era un messaggio potente davvero), ci tengo a citare i loro articoli:
dall’Huffington Post: ‘Una strage di froci che all’Italia interessa poco’
dall’Unità: ‘Siamo tutti gay’
da Il fatto quotidiano: ‘La strage di Orlando: la difficoltà italiana di dire siamo tutti gay’
E vorrei citare, in ultimo, John Oliver, il presentatore del “Last Week Tonight Show”, per la splendida apertura e le commoventi parole.

#Hazzivostri: Kristen Stewart e Soko si sono già lasciate

Solo qualche settimana fa l’attrice famosa per Twilight e per essere l’ex fidanzata di Robert Pattinson usciva allo scoperto baciando in pubblico il suo nuovo amore: la cantante Soko.

Le due innamorate sono state viste a Parigi prima e a New York, hanno rilasciato dichiarazioni e interviste, un po’ confermando al mondo quello che si diceva da sempre sulla Stewart, cioè che fosse lesbica.

Tutti contenti per lei, i fan di Twilight meno perchè sperano ancora che Kristen e Pattinson tornino insieme, Soko rilasciava dichiarazioni d’amore e si faceva succhiare il pollice nei parcheggi (sotto la diapositiva)

Poi tre giorni fa la notizia che nessuno si aspettava: le due ragazze si sono lasciate.

Pare che dietro la rottura ci sia lo spettro di Robert Pattinson, che Kristen sia un po’ confusa al momento e che forse voglia tornare a succhiare il sangue (!!!) del vampiro coi brillantini..

Pensate che la storia sia finita???

EBBENE NO.

Soko, vero nome di Stéphanie Sokolinski, 3 giorni fa ha rilasciato una dichiarazione che ha fatto impallidire persino Brooke Logan:

In passato anche Soko è stata fidanzata di Robert Pattinson.

Ora, per non saper nè leggere nè scrivere, io un consiglio l’avrei: fidanzatevi tutti tra di voi, così sarete contente e sarà contento Rob di avere due ragazze con cui stare.
Oppure potrebbero scrivere un nuovo capitolo di Twilight, con l’arrivo di una vampira francese che si mette in mezzo alla coppia per poi entrare a far parte della big family Cullen. Stephenie Meyer nel caso sono disposto a dividere i guadagni, se mai volessi scrivere questo quarto libro.

A presto con #HazziVostri e con i casini di vita vissuta dei nostri preferiti.

Dopo Bruxelles. Restiamo uniti. Restiamo umani.

Avrei dovuto scrivere il mio consueto articolo umoristico, sulla tettona zoccola di turno o su qualche stupida moda diffusa dalla televisione.
Ma oggi no. Oggi non c’è spazio per il divertissement. Perché l’Europa è stata attaccata. Di nuovo. Oltretutto la stessa città che solo circa un mese fa venne messa in ginocchio dal terrorismo.

Una città che era in stato di allerta e che, nonostante ciò, è stata di nuovo colpita al cuore. E questo ci fa sentire impotenti, tremendamente piccoli e indifesi.
Bruxelles oggi piange e noi piangiamo con lei. Perché il terrorismo è qui. Accanto a noi. Vivo e vegeto. E senza paura.
Hanno colpito loro, e prima i francesi, gli inglesi e gli spagnoli. Perché non dovrebbero prendersela anche con noi?
Vi scrivo da Milano. Ogni giorno prendo la metropolitana e vado a lavorare, vado in palestra, al cinema, esco con i miei amici. Faccio una vita comune, come quella di milioni di altre persone. Ma adesso c’è ancora di più la paura. Perché i morti di Bruxelles, Parigi e Madrid erano persone come me. Come tutti noi.
Lo scorsa Pasqua passai un weekend stupendo nella capitale belga: ricordo perfettamente la parte più europea e caratteristica che ti faceva sentire un po’ a casa, i vicoli stretti con le cioccolaterie, la calca di turisti in coda per fotografare il celebre monumento del bimbo che fa la pipì: il Manneken Pis. Respiravo una sorta di sensazione di antico e profondamente europeo. Stupefacente, d’altro canto, la zona del Parlamento europeo: grattacieli all’avanguardia e il meraviglioso Parco del Cinquantenario. Per non parlare dell’imponente Atomium. Le sensazioni che questa città mi diede erano di grande serenità, ordine e pace. Guardando le tragiche foto della strage di questi giorni, quasi non la riconosco.
E allora ti viene ovviamente da dirti ‘E’ successo a loro, potrebbe succedere anche a me’. Potrei morire o trovarmi con la casa rasa al suolo. Perdere tutto.
Ma è questo che i terroristi vogliono che pensiamo. Colpirci e farci vivere nel terrore più puro. E qui deve stare la differenza tra intento e risultato.
Non ci si può certo chiudere in casa e smettere di vivere. Bisogna andare avanti e rialzarsi. La voglia di vivere deve essere più forte e potente del terrore.
Ci vuole una forza sovrumana per reagire a tutto questo, ma la storia ci ha insegnato che è possibile.

Pillole pacifiste. Reagire si può. Si deve, loro l’hanno fatto:

1- Attentato a Beirut, 12 novembre 2015. In un meraviglioso articolo intitolato ‘Letter from Beirut: It is never just a bomb’, pubblicato in italiano su Valigia Blu, il medico libanese Elie Fares racconta di come abbia visto sgretolarsi la sua amata città ma anche di come i suoi connazionali si siano subito rimboccati le maniche, facendo fronte comune per soccorrere e proteggere i loro concittadini feriti. Qui il link dell’articolo.

2 – Strage di Parigi, 13 novembre 2015. La giornalista italiana e musulmana Sabika Shah Povia, scrive un articolo in cui rimarca la differenza tra terrorismo e cultura musulmana. Esortando all’unione di tutte le religioni contro la violenza e il terrore. E concludendo con una semplice ma efficace frase: ‘Restiamo uniti. Restiamo umani.’ Ecco l’articolo completo

3 – Attentato a Madrid, 11 marzo 2004. Il giorno successivo alla tragedia dei treni esplosi, nella capitale spagnola si tiene una manifestazione ufficiale convocata dal governo. I negozi chiudono in anticipo e 2,3 milioni di persone si riversano per le strade di Madrid (che conta circa 4 milioni di abitanti) sotto una fitta pioggia con i motti ‘Todos íbamos en ese tren’ (tutti viaggiavamo in quei treni). ‘No estamos todos: faltan 200’  (non siamo tutti qui: ne mancano 200) e España unida jamás será vencida’  (Spagna unita non sarà mai vinta). Oltre alle figure istituzionali del governo, partecipano anche il Principe Felipe e le infanti di Spagna. Evento storico senza precedenti.

4 – Attacco alla sede di Charlie Hebdo, Parigi, 7 gennaio 2015. Il regista Clément Lefer e la sua troupe l’11 gennaio scendono in strada per filmare la manifestazione convocata a Parigi per rendere omaggio alle vittime degli attentati terroristici.

Alle atrocità commesse, abbiamo risposto con un messaggio d’umanità. In Francia, la libertà è quello che ci spinge ad andare avanti.

Questo lavoro ha il titolo di ‘Cartouche’, un gioco di parole intraducibile in italiano. Cartouche significa cartuccia, ma anche cartiglio: ovvero il riquadro usato nei fumetti per introdurre la storia, fornendo particolari indispensabili per la sua comprensione.

5 –  Attentato alle Torri gemelle, 11 settembre 2001. Un attacco feroce e devastante che cambierà per sempre l’intero pianeta, colpendo gli Stati Uniti d’America. Molti agenti di polizia e soccorritori di altre parti del paese prendono dei permessi speciali dal lavoro per recarsi a New York ad assistere i propri colleghi nel recupero dei corpi dalle macerie delle Torri gemelle. Le donazioni di sangue hanno un immediato incremento nell’intero paese.  Per la prima volta nella storia, tutti i velivoli civili degli Stati Uniti e di altri paesi che non effettuavano servizi di emergenza, vengono immediatamente fatti atterrare, causando innumerevoli disagi a migliaia di passeggeri di tutto il mondo. Il Presidente Bush e il sindaco Giuliani reagiscono subito alla tragedia, esortando la popolazione a reagire, indicendo nove giorni di sforzi di salvataggio e ricostruzione della città. Molti fondi vengono immediatamente stanziati per assistere finanziariamente i sopravvissuti e le famiglie delle vittime degli attacchi.

Dopo una caduta ci si rialza, più forti e determinati di prima. Quando qualcosa si rompe, sistemiamo i pezzi e cerchiamo di rimetterli insieme, usando la colla della speranza e della volontà. Se i governi tentennano, i popoli si mettono al lavoro e ripartono da zero. E’ già successo, succederà anche stavolta.

Io ci credo.

Ci voglio credere.

Tracio

 

Fatti e MiSfranti: #JeSuisDésolé

FattieMisfrantiEccomi, eccovi, eccoci…

debuttare sul PuntoH in una settimana come questa, o perlomeno provare a fare dell’ironia in un momento così delicato per lo scenario mondiale, è piuttosto complicato se non rischioso, ma l’unico modo che abbiamo per non farci abbattere è provare comunque a sorridere.

Gli attentati avvenuti a Parigi lo scorso 13 novembre hanno avuto una forte risonanza su tutti i media e su ognuno di noi. Tutti ci siamo fermati almeno per un minuto di silenzio, perché non si è mai pronti a tanto orrore; era un comunissimo venerdì sera e anche noi  eravamo a cena fuori o a un concerto con gli amici, ma fortunatamente in un’altra città, perché loro potevamo essere noi.

Ci siamo fermati, abbiamo riflettuto un po’, e dopo…. e dopo è iniziato il delirio.

Per quanto in passato abbia provato del sano odio accademico nei suoi confronti, durante gli esami di semiotica all’università, devo ammettere che Umberto Eco aveva proprio ragione: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino “(aggiungerei -di troppo).

Il genere umano dopo un trauma reagisce in tanti modi diversi, ma dobbiamo ammettere che i social network, a volte, fanno uscire proprio il peggio di noi.

La prassi è sempre la stessa, accade una tragedia e il popolo del web si divide sistematicamente in due macro schieramenti, all’interno dei quali si generano molteplici cluster. In questo caso:

1) Quelli che immediatamente cambiano l’immagine profilo Facebook con il tricolore francese

2) Quelli che criticano aspramente coloro che l’hanno fatto.

In men che non si dica milioni di utenti hanno rivelato la loro vera natura, quella di esperti di politica internazionale e mediazione interculturale. Nell’arco di nemmeno 24 ore siamo passati da tweet con hashtag #JeSuisParis , #PrayForParis e status del tipo “con il cuore a Parigi” e “Un abbraccio a tutte le vittime” a

“non dimentichiamo le vittime in Siria”, “non esistono stragi di serie A e di serie B”, “…ricordiamoci dei cani abbattuti in Cina” e dulcis in fundo “… e i Marò??” (quelli ci stanno sempre bene).

Sproloqui, lunghi papiri digitali indirizzati al nulla cosmico dell’etere dall’illogicità immonda, che al loro confronto le battute di Lona in The Lady scritte da Lory del Santo cominciano ad assumere un senso compiuto e diventare quasi sagaci.

C’è poco da fare, sembra che il fatto di avere tutti il diritto di parola e, grazie ai social, quello di divulgazione ci esoneri da quella possibilità che a volte è la più adeguata, ossia il SILENZIO.

Sentiamo sempre la necessità di eleggerci protagonisti della situazione: gente che dichiara di non riuscire a riprendersi e nemmeno 24 ore dopo pubblica la foto in discoteca con gli amici giustificandosi che non ci si deve arrendere o avere paura (certo magari la partecipazione alla fiaccolata in piazza sarebbe stata più azzeccata).

Ho visto cose che voi comunissimi utenti come me avete già visto, collant con la torre Eiffel ricamata sopra in sostegno del popolo francese; conversazioni whatsapp circa l’utilizzo dell’hashtag #PrayForParis senza essere a conoscenza del motivo per cui si trovava tra i trending topic ma solo perché “boh, siccome lo scrivono tutti” -_-

Abbiamo visto e sentito fin troppe cose durante questa lunga settimana e di alcune, personalmente, ne avrei fatto proprio a meno; quello che invece voglio ricordare sono gli abbracci che questo ragazzo musulmano ha ricevuto dai parigini, da chi va aldilà dagli stereotipi che alcune prime pagine di giornali cercano di diffondere (guardate il video mi raccomando)

Nel frattempo altre faccende di “grosso spessore” si susseguono nella nostra cara Italia, ad esempio: può passare inosservata la nuova campagna pubblicitaria della Melegatti?? Ovviamente no!

Partiamo intanto dall’immagine che  difficilmente si allontanerà dai miei incubi ,quella di Valerio Scanu sulla confezione del pandoro. Ma dico io, PEEEERCHè??? Hanno sostituito lo zuccchero a velo con boccoli di cioccolato? Hanno adeguato il packing del prodotto all’invendibilità del contenuto? Misteri che neanche Daniele Bossari riuscirà a risolvere.

Non contenti di ciò la Melegatti ci ricorda di amare “il tuo prossimo come te stesso… basta che sia figo e dell’altro sesso” Ovviamente dopo la valanga di tweet e insulti il responsabile del marketing si è scusato e ha cancellato il post omofobo dai social. Io vorrei tanto prendere un caffè co sto genio per capire tante cose e sentirmi un po’ meglio. Figlio mio dopo 2000 anni decidi di cambiare quell’anonima confezione coloro azzurro pe’ mettece i ricci e il sorriso plastico de Scanu; poi cacci fuori un post omofobo giustificandoti che la comunicazione pubblicitaria è affidata a un’azienda esterna e che non hai dato il consenso. Ma, dico io, sei scemo o sniffi zucchero a velo andato a male? Stai dirigendo un’azienda, non stai giocando a burraco co’ tu nonna e le vicine di casa.

Per questa settimana non mi sento di andare avanti, ho detto già abbastanza e poi adesso “ho voglia di distrarmi, devo uscire da una stasi ipnotica”(#cit.) e vi consiglio di fare lo stesso 😀

Buona settimana a tutti