Tag: preservativo

Lo scienziato cacciatore va in vacanza

Quasi agosto, tempo di andarsene in vacanza e di staccare un po’ la spina da tutto lo stress accumulato durante l’anno. Poi a settembre si ricomincerà a stare dietro al lavoro, agli impegni, alla palestra. Nel frattempo anche Dedalus si prende una pausa dal blog e coglie l’occasione per fare il bilancio di un anno di Punto H. Sit back, relax and enjoy your flight.

Nell’arco di questi mesi abbiamo affrontato diversi argomenti e nelle maniere più disparate. Sotto molti sondaggi ci sono state discussioni anche accanite, ma questo dimostra che esistono tematiche che le persone hanno a cuore. Una su tutte la prevenzione dalle MTS, reale cruccio di tutta la comunità LGBT. Mi sono ritrovato a parlare con persone dubbiose, spaventate, incazzate ma anche combattive, positive e propositive. Le malattie trasmissibili sessualmente, l’HIV e la PrEP interessano tutti direttamente e indirettamente e in questo periodo abbiamo ben constatato che in certi casi manca l’informazione minima, in altri manca l’informazione di cui avremmo bisogno.

Le interviste ci hanno permesso di conoscere da vicino realtà diverse dalla nostra, come nel caso del cuckold. Se ve lo state chiedendo lui e il suo compagno sono ancora innamorati e si danno ancora alla pazza gioia. Abbiamo anche conosciuto le storie di Luka (per inciso, Salvini ancora non l’ha censito) e Aaron Green (che espande il verbo dei puppies in ogni dove). Si è discusso anche di fat-shaming, slut-shaming e penis-shaming con Emilio e abbiamo capito quanto possano essere diverse le proprie percezioni e come ci si possa accorgere di commettere degli errori pur essendo in buona fede.

Ancora, si è parlato di un progetto [LOBBIES ndr] che ha raggiunto l’obiettivo su Kickstarter e i ragazzi, dopo tanti sacrifici, ne sono entusiasti. Anch’io da parte mia sono contento che ci siano riusciti; come vi dicevo le buone idee vanno sostenute.

In questi mesi però la soddisfazione più grande è stata quella di ricevere molti messaggi, soprattutto su Twitter, di persone che hanno letto i miei articoli e si sono sentite in qualche modo arricchite. Un ragazzo ha confessato al suo migliore amico di essere sieropositivo, un altro si è convinto a prenotare un aereo per partecipare al Folsom a settembre. Qualcuno mi ha fatto i complimenti per aver dato spazio a diverse realtà e a diversi modi di pensare, altri mi hanno insultato perché non la pensavano come me. In ogni caso mi ha fatto piacere leggere e leggervi.

Ora mi prendo una pausa dal blogging, ma resterò a rompere i coglioni su Twitter. Best regards!

Dedalus

Test HIV: come funziona?

Il test HIV. Tutti noi, o almeno quelli svegli, lo facciamo mediamente ogni 6 mesi. Sì ma come funziona tecnicamente questo test? Ve lo spiega il vostro scienziato cacciatore. Sit back, relax and enjoy your flight.

Il test di routine effettuato nei laboratori è l’ELISA, acronimo di enzyme-linked immunosorbent assay. Si tratta semplicemente di un saggio che è in grado di rilevare la presenza di particolari sostanze utilizzando anticorpi. Perché ne sto parlando? A causa di questo sondaggio:

Quando andate a ritirare il test HIV, potete vedere una voce che specifica: “presenza di anticorpi anti-HIV1/HIV2”. Per rilevarli viene eseguito appunto il test ELISA indiretto, che ha un funzionamento molto semplice. In una piastra vengono posti gli antigeni che possono legare l’anticorpo che si intende rilevare; vale a dire – senza entrare troppo nello spiegone scientifico – delle proteine del rivestimento esterno di HIV come gp120 e gp41. Sopra questi antigeni viene messo il siero prelevato dal paziente e quindi un secondo anticorpo in grado di legare l’anticorpo presente nel siero, se presente. Il secondo anticorpo è coniugato con un enzima, cioè una proteina in grado di catalizzare una reazione. Aggiungendo il substrato (il reagente che subisce la reazione da parte dell’enzima) ci sarà una reazione che porterà al cambiamento di colore della soluzione.

Se la reazione ha luogo il risultato è positivo e questo vuol dire che il paziente ha anticorpi anti-HIV nel sangue. In caso contrario il risultato è negativo, perché l’anticorpo secondario, in assenza di quello primario, non ha potuto legarsi e far avvenire la reazione. Nel primo caso però è necessaria una riconferma mediante Western blot. Si tratta di una tecnica biochimica in cui dei campioni contenenti proteine vengono sottoposti ad un campo elettrico e fatti correre su un gel. Questo gel viene poi trasferito su una membrana, da cui è possibile verificare la presenza o l’assenza della proteina in esame utilizzando anticorpi diretti contro quella proteina. Qui sotto vi metto un’immagine per farvi capire come appaiono le proteine sulla membrana.

Al di là del funzionamento tecnico dei test, che da bravo ricercatore trovo sempre interessante, l’essenziale è capire come interpretarli. E dunque, sorge spontanea una domanda: perché se l’ELISA è positivo è necessaria la riconferma mentre se è negativo no? È semplice. Le tecniche non sono infallibili e può capitare che ci siano degli errori. Viene definito “falso negativo” un risultato positivo che però non viene rilevato correttamente dal test, che quindi restituisce un risultato negativo. Al contrario, un “falso positivo” implica la positività del test quando in realtà l’anticorpo ricercato non è presente. La prima eventualità è estremamente rara, perché è molto più probabile che i materiali utilizzati, e soprattutto gli anticorpi, reagiscano col nulla piuttosto che non reagire affatto. Questo è il motivo per cui è necessaria la riconferma per convalidare l’esito positivo.

Attualmente molti laboratori utilizzano un terzo test. L’insieme di tutti questi metodi è noto come Combo o test di quarta generazione. Grazie a questa implementazione è possibile accorciare il tempo richiesto per avere la possibilità di effettuare un test affidabile (periodo finestra), riducendolo mediamente ad una ventina di giorni. Alla ricerca degli anticorpi anti-HIV viene unita la rilevazione dell’antigene p24, che è una proteina interna di HIV presente ad alti livelli subito dopo il contagio e nelle fasi avanzate della malattia.

Infine si può anche misurare la presenza dell’RNA virale mediante la PCR, una tecnica che permette di amplificare un acido nucleico per ottenere quantità maggiori da analizzare.

Fun fact: la PCR è stata inventata da Kary Mullis, uno scienziato che dopo aver vinto il Premio Nobel nel 1993 ha iniziato una campagna al fianco dei sostenitori della tesi secondo cui l’HIV sia un’invenzione delle case farmaceutiche. 25 anni dopo non solo tutte le sue convinzioni sono state smentite, ma la sua tecnica viene utilizzata anche come test diagnostico per il virus.

 

Dedalus

Recensioni2.H: The Big Gay Musical

Il sessantottesimo (68 – “‘A zuppa cotta” come i nostri cosiddetti…) Festival di Sanremo ormai sta per concludersi, stasera verrà proclamata la canzone italiana che farà da bandiera alla nazione all’Eurovision Song Contest che verrà disputato in Portogallo e che qualcuno ce la mandi buona!

In onor di questo spirito canoro oggi vi proponiamo anche qui, alle Recensioni2.H, un po’ di musica, ma niente Baglioni state tranquilli, noi vi portiamo un musical, anzi un BIG MUSICAL!

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!tumblr_ownl291WX71vtnv5po1_500


THE BIG GAY MUSICAL

big-gay-musical-theCommedia-Musical a tematica gay del 2008 segue le vicende di due giovani attori che riescono ad arrivare ad esibirsi a Off-Broadway (piccoli teatri della periferia di New York,quindi fuori da Broadway) con il loro spettacolo “Adam & Steve; Just the Way God Made ‘Em” una riscrittura della Genesi dove a fianco di Adamo ed Eva troviamo anche Adam e Steve, interpretati da Paul ed Eddie.

Paul è apertamente gay e vive la propria situazione senza ombre assieme a Sebastian mentre Eddie, cresciuto in una famiglia particolarmente religiosa, non è dichiarato e, remore della dottrina (leggete bene) inculcata è anche vergine; la situazione esplode quando i genitori di Eddie decidono di presentarsi alla prima teatrale del figlio trovandosi davanti uno spettacolo ben sopra le righe, tra angeli troppo sexy e denunce agli insegnamenti cristiani.


BGM_7La pellicola si divide seguendo tre storie separate: il musical che viene proposto man mano durante la narrazione e tiene la parte più critica, dove vediamo gli omosessuali dal punto di vista degli etero, dalla Bibbia che dice che Dio odia i gay alle terapie riparative per diventare eterosessuale, tutto sempre trattato come un grande cabaret;

La storia di Paul, l’innamorato dell’amore, che dopo esser stato ingiuriosamente etichettato come sieropositivo e lasciato da Sebastian si ritrova ad affrontare la vita da slutty cercando appuntamenti online che si concludono uno peggio dell’altro;

La storia di Eddie, il timorato del Signore, che grazie alla compagnia teatrale inizia a vivere più apertamente la sua natura e preparandosi al coming out con i suoi genitori.

the-big-gay-musicalInsomma una commedia che, seppur cantereccia, ci da dentro con gli argomenti più delicati della comunità LGBT, in primis la prevenzione che viene seguita dall’inizio del film fino alla fine, anche nelle scene di sesso vediamo l’uso del preservativo e tante parole buone sul sesso sicuro; l’omofobia, trattata tra una canzone e l’altra è il secondo argomento che tiene a galla la storia, mettendo in chiaro come la gente abbiamo paura dell’amore stesso solo perché di un colore diverso.

SeanRNota a margine, nel film troviamo un piccolo cameo di Brent Corrigan, pornoattore classe 1986,  divenuto famose sotto la casa Cobra Video dove ha girato la prima scena in assoluto di doppia penetrazione prodotto da questa casa, e successivamente divenuto egli stesso produttore di film pornografici rigorosamente con l’uso del preservativo.

Ma ricordate

God loves gays!

 

stealthing ilPuntoH

Lo chiamano stealthing ma è qualcos’altro: uno stupro

Un paio di giorni fa mi stavo masturbando divertendo a guardare alcuni video su Pornhub. Facendo un po’ di zapping ne è capitato uno dal titolo “Stealthing a Grindr guy”. Ho avuto un déjà vu. Il termine mi era familiare. Ma sì, ne avevano parlato per un po’ di giorni praticamente tutti, con i giornali che riportavano casi su casi e dati allarmanti all’inverosimile. Poi era finita a tarallucci e vino come al solito, ma nel momento in cui ho ricordato cosa significasse quel termine ho realizzato anche che nel video che avevo davanti una persona stava commettendo un reato. Sit back, relax and enjoy your flight.

Come al solito sono partito da una domanda semplice da fare ai miei follower. Perché prima di fare domande specifiche voglio sempre accertarmi che ci sia la conoscenza dell’argomento di cui si sta parlando.

Lo stealthing è una pratica sessuale tutto sommato recente (o quantomeno diventata pop nell’ultimo periodo) che consiste nello sfilarsi volontariamente il preservativo durante un rapporto sessuale e continuarlo bareback. Allo stesso modo il termine può essere esteso all’atto di bucare il condom con lo scopo di romperlo durante il rapporto (se a farlo è un uomo etero o gay), oppure con l’intenzione di ricevere un’eiaculazione (se uomo gay o donna etero). Inutile (inutilissimo) dire che ciascuna di queste azioni viene compiuta all’insaputa del partner.

Nel mio viaggio di ricerca ho scoperto anche l’esistenza di forum, per lo più americani, in cui gli uomini si danno consigli sulle migliori tecniche per non farsi scoprire dopo aver compiuto il fattaccio. Allo stesso modo c’è un nutrito gruppo di donne, sebbene meno numeroso, che elargisce perle sul modo migliore per praticare dei fori sul condom che siano sufficientemente grandi da far fluire lo sperma ma sufficientemente piccoli da passare inosservati al marito/fidanzato/scopamico/tizio a caso.

Ma quindi, perché uno dovrebbe praticare lo stealthing? Tralasciando il fatto che chiedere il perché di un fetish è una domanda esattamente inutile quanto “perché piove sempre a pasquetta? ” o “ti piacciono le mie nuove espadrillas?”, per quello che ho potuto capire i motivi principali sono i seguenti: 1) rimediare alla scomodità del profilattico; 2) spargere il proprio seme; 3) farsi mettere incinta; 4) farsi eiaculare nell’ano; 5) esercitare un controllo sul partner; 6) eccitarsi per aver fatto qualcosa di proibito.

Chiariamo ora questo punto importantissimo. Probabilmente il 16% dei votanti di questo sondaggio pensa che lo stupro consista solo nella penetrazione effettuata con violenza, magari con qualche cinghiata. Ecco: NO. Uno stupro è qualsiasi atto eseguito senza il consenso del partner. Qualunque pratica che faccia sentire la persona che avete davanti violata, umiliata, pesantemente a disagio, annullata, priva di difese, shockata. Quindi lo stealthing, che vi piaccia o no, è inequivocabilmente un vero e proprio stupro.

A chi ancora non è convinto dico: come vi sentireste se realizzaste che la persona con cui avete fatto sesso vi è venuta dentro senza che voi foste d’accordo? E come vi sentireste se il vostro partner avesse bucato il condom quando non era vostra intenzione farlo non protetto? E in ultimo, come vi sentireste nell’eventualità di aver contratto una MTS pur avendo preso precauzioni? Ecco, ragionateci.

Ovviamente nelle risposte a questa domanda l’incazzo regnava sovrano. Ve ne incollo alcune:

L’ultimo screenshot rappresenta esattamente tutto ciò che dovete fare: 1) se non siete sicuri dello stato di salute del tipo in questione dovete recarvi presso un pronto soccorso per una terapia post-espositiva (la PEP appunto); 2) denunciare l’evento alle autorità; 3) corcarlo di mazzate se possibile, ché tanto lui la galera non se la farà mai ma almeno vi sarete presi la soddisfazione di picchiarlo.

L’unico problema è che per fare tutto ciò bisogna accorgersene. Più di un twittero, infatti, mi ha chiesto come sia possibile non capire che uno si è sfilato il condom. Me lo sono chiesto anche io, e mi sono documentato: 1) il lubrificante falsa la percezione tattile a livello anale; 2) durante il rapporto sessuale non sei con i radar puntati e puoi non fare caso allo sfilamento; 3) se sei girato di schiena non hai la coscienza di quello che accade dietro di te; 4) puoi non scoprire un foro a meno che non gonfi con la bocca il profilattico; 5) potresti nutrire della fiducia verso il partner che non ti porta a sospettare atti del genere; 6) uno può essere particolarmente bravo a dissimulare.

Quindi cosa si può fare per proteggersi? Direi che innanzitutto è auspicabile utilizzare i propri preservativi e non quelli degli altri. Ma questo non vale solo per lo stealthing. Quando ne prendete uno non sapete se la conservazione è stata fatta in maniera ottimale o se il tipo si diverte a lasciarli sul termosifone o a immergerli nella candeggina. Pertanto è sempre una buona regola comprarseli. Se in quel momento siete attivi di tanto in tanto sfilate il pene e tirate leggermente il condom con le mani. Questo serve per verificarne l’integrità in generale, dato che nel caso in cui si fosse rotto potreste vedervi il glande. Se invece in quel momento siete passivi ma non avete accesso visivo (per esempio siete girati) banalmente mettete una mano tra il suo pene e il vostro ano per sentire la presenza del condom. Se lui fa di tutto per sviarvi o è molto dominante o c’è qualcosa che non va, quindi siate pronti ad interrompere il rapporto. Ne avete tutto il diritto.

Dedalus

HIV e prevenzione delle infezioni. Ti senti PrEP -arato?

Dopo una settimana rinchiuso in lab ho finalmente rimesso il naso fuori e ho trovato il tempo di dedicarmi ad attività che ritengo molto più stimolanti. No, non quello pervertiti! Intendevo scrivere. Oggi papà castoro vi parlerà del rapporto dei twitteri con la PrEP. Perciò sit back, relax and enjoy your flight.

 

La domanda fondamentale, per chi non fosse sul pezzo, è: cos’è la PrEP?

PrEP sta per Pre-Exposure Prophylaxis e fa riferimento all’utilizzo di farmaci anti-HIV non come cura ma come terapia preventiva. Che tradotto significa: il farmaco fa sì che un individuo sano non si infetti con il virus, se viene preso regolarmente. Sono stati eseguiti numerosi studi su coppie sierodiscordanti, transgender in terapia ormonale, uomini soliti praticare bareback, coppie eterosessuali e terapia in gravidanza (ancora in corso), i quali hanno rilevato non solo che il Truvada non inficia l’azione degli ormoni ma anche che previene il contagio con un’efficacia superiore al 90% se l’esposizione avviene tramite rapporti sessuali e di circa il 70% se avviene tramite droghe assunte endovena. Inoltre, cosa più importante, la PrEP si è dimostrata estremamente tollerabile in soggetti sieronegativi con funzionalità epatica e renale normale, con pochi e transitori effetti collaterali (come la nausea). Questo ovviamente a medio termine. A lungo termine ce lo dirà solo il tempo, man mano che gli studi proseguiranno ma per ora i risultati sembrano in linea con quanto atteso.

In ogni caso bisogna sempre tenere a mente che la PrEP non è una caramella ma un farmaco, e come tale può avere degli effetti indesiderati anche gravi o letali in soggetti particolarmente sensibili o predisposti. Per questo motivo prima di iniziare la terapia bisogna parlarne con il proprio medico ed effettuare tutte le analisi del caso. Va detto anche che attualmente la PrEP non viene venduta in Italia, nonostante abbia ricevuto l’approvazione dell’EMA (European Medicines Agency) nel luglio del 2016. Sono disponibili solo un paio di trial clinici con pochissimi soggetti che durano da un annetto e che non accettano ulteriori volontari. Il motivo del ritardo da parte dell’AIFA non è pervenuto ma in ogni caso prima o poi dovranno darsi una mossa.

Dunque, proprio a causa di questo ritardo, intenzionale o meno, si è creato un mercato parallelo di acquisto della PrEP dall’estero. I più ricchi (ma soprattutto i più svegli) la comprano dagli USA, se la fanno spedire a Londra e inviare in Italia, il tutto per qualche centinaio di Euro. I più temerari la acquistano da Paesi come l’India, dove i farmaci sono estremamente cheap perché non riconoscono i brevetti europei e americani. Certo, peccato che non siano nemmeno obbligati a dirti se quello che stai assumendo sia un farmaco, una goleador o una pasticca di viagra misto sapone per i piatti. Per non parlare del fatto che in Paesi sprovvisti di una regolamentazione univoca manchino quei due-tre accorgimenti che evitano che tu muoia come nel 1800, quando i farmaci te li preparavano direttamente i commessi delle farmacie e se il dosaggio era giusto ok, altrimenti boh. Sto parlando di cosette che in Occidente prendono il nome di Good Manifacture Practices, Safety and Quality control, Production and Process control eccetera. Sì, nella farmaceutica c’è un sacco di inglese.

Allora io mi chiedo: vale la pena? In fondo non stiamo parlando di pubblicizzare l’eroina nelle scuole, bensì di un farmaco che se preso correttamente può aiutare tantissimo nella prevenzione dell’HIV. Quindi non sarebbe meglio delegare la decisione ai medici curanti, che sono quelli che in teoria conoscono lo stato di salute, l’anamnesi e le abitudini dei propri pazienti? Per quanto mi riguarda non so se la assumerei, non so prendere una decisione ancora. Soprattutto non mi sento né di abbracciarla al 100% né di escluderla totalmente.

Per quello che mi è capitato di sentire e leggere, ci sono due grosse obiezioni alla PrEP. 1) L’uso libero farà sentire chiunque in dovere di praticare il bareback; 2) non è giusto che il farmaco gravi sul sistema sanitario nazionale. Allora, chiariamoci. Io credo ancora che la corretta informazione a tutti i livelli sia la strategia più efficace affinché si faccia un uso responsabile della PrEP. Tuttavia so che potrebbe non essere così e quello che mi viene da rispondere è: anche sticazzi. Come avevo detto in un precedente post sono contrario sia allo Stato babysitter che alle persone che pretendono di avere il controllo sulle altre. Per come la vedo io quelli che sono soliti praticare il bareback lo farebbero indipendentemente dal Truvada. Quelli che il condom lo utilizzavano prima continueranno ad usarlo, anche perché ricordiamo che il farmaco non offre alcun tipo di protezione contro altre MTS come sifilide, gonorrea, clamidia, papilloma virus ed epatite B e C. Qualcuno sarà sicuramente più tranquillo in caso di rottura del preservativo dopo un incontro di fuoco con Bananone84.

E veniamo ora al lato economico. Lo Stato italiano butta nel cesso un sacco di soldi per cose davvero inutili, soprattutto nella sanità. Salvo poi assumere lavoratori tramite cooperative, pagati da fame e con turni da 14 ore perché “Ao’ dovemo risparmià”. La prevenzione però non è mai un investimento a perdere, soprattutto perché la cittadinanza guadagna in benessere. Va detto inoltre che un sieropositivo è a tutti gli effetti un malato cronico a carico del SSN, proprio come un diabetico di tipo I o un soggetto SLA. Per ogni paziente sono necessari controlli regolari, farmaci, analisi, talvolta ospedalizzazioni, esenzioni varie. Tutto questo costa allo Stato molto di più rispetto ad un trattamento come la PrEP, che tra l’altro potrebbe migliorare la vita anche alle coppie sierodiscordati (dove uno è HIV+ e uno HIV-).

Ma capisco che per molti il lato economico sia semplicemente una scusa che maschera un certo perbenismo di chi pensa: “Eh però quelli se la vanno a cercare”. Bene, se dobbiamo fare questo ragionamento allora neghiamo cure e prevenzione anche ai fumatori che si fanno venire il cancro, agli obesi che si fanno venire il diabete di tipo II, a quelli che mangiano male e si fanno venire un infarto a 40 anni, a quelli che si spalmano contro un palo perché andavano a 100 km/h quando il limite era 60 e a quelli che si fanno saltare una mano a capodanno. Che poi diciamoci la verità: se lo Stato avesse dovuto spendere i soldi per curarvi solo quando “ve lo meritavate” e non le volte in cui avete fatto una cazzata (di qualunque tipo, sia essa alimentare, sessuale, di vita) sareste morti vent’anni fa. Il classismo non mi piace, soprattutto a livello clinico. NON esistono malati di serie A e malati di serie B, solo persone!

Ma veniamo al Twitter, infine. Gli utenti assumerebbero la PrEP se ne avessero l’occasione?

Come potete vedere non c’è una maggioranza netta e forse è bene che non ci sia. Vuol dire che qualcuno si fa delle domande.

Dedalus

Sesso, gay e MTS. Siamo davvero sul pezzo? Pt 2, l’HIV

Ciao bitches! Ci eravamo lasciati qualche giorno fa apprendendo che nonostante viviamo nell’era digitale in realtà ci sono ancora questioni che vengono poco approfondite, soprattutto le MTS e l’HIV. Comportamenti superficiali, leggende metropolitane, pura e semplice disinformazione possono minare l’approccio verso l’attività più bella di sempre: il sesso. Ma non indugiamo oltre. Se avete perso la prima parte cliccate qui per stare sul pezzo. E ora sit back, relax and enjoy your flight.

In questa seconda parte approfondiremo il rapporto dei twitteri non tanto con l’HIV, quanto con i sieropositivi. In prima battuta ho posto una domanda semplicissima, aspettandomi a grandi linee il risultato ottenuto.


Questo perché molto spesso su Twitter si discute a proposito dell’importanza del condom, per cui non immaginavo niente di meno. C’è però una sovrapposizione dei risultati. Circa 46 persone su 193 hanno asserito di praticare sesso non protetto e circa 21 di farlo ma di non dirlo in giro. Ho ragione di credere che una parte di quei 46 abbia cliccato sulla prima risposta senza aver letto la seconda, dato che non mi risulta tutto questo sdoganamento del bareback, almeno non su Twitter. Inoltre, conoscendo varie e variegate situazioni, posso affermare che parte di quei 21 non lo dica per poi sentirsi in dovere di fare il moralizzatore nei confronti del resto del mondo. Che poi già io non tollero chi pretende di dirti cosa dovresti fare secondo una non ben specificata morale comune, figuriamoci quando questi sono anche ipocriti. Il mio stomaco entra in autodigestione!

L’altra parte invece è composta da coloro che non lo dicono semplicemente perché non vogliono rotture di palle dalle persone di cui sopra. E hanno la mia solidarietà. Raga, intendiamoci, io mi trovo spesso a sottolineare l’importanza della prevenzione e degli screening. Tuttavia aborro totalmente l’idea di dover controllare gli altri. Il bareback è una scelta personale e, sebbene possiate non approvarla in alcun modo, non potete pensare di attaccare qualcuno per questo. Semplicemente: finché uno non rompe i coglioni direttamente a voi ignorate e passate avanti. La trovo un’ottima filosofia di vita.

La seconda domanda era molto politically correct, eppure gli animi si sono divisi


Tolto il 12% formato dai soliti manager in carriera a cui non interessa niente fuorché l’oscillazione del NASDAQ, dal sondaggio emerge che almeno 13 stronzi (ovvero i sì!) condividono il fatto che le persone sieropositive siano vittima di bullismo, emarginazione, isolamento sociale e diffidenza diffusa. Perché possiamo scrivere trattati e tesi di laurea asserendo che non c’è alcun motivo per cui chi ha contratto l’HIV debba portare addosso la lettera scarlatta; possiamo organizzare dei convegni dicendo a gran voce che non siamo più negli anni ’90 e l’AIDS non ti uccide nel giro di qualche mese; possiamo pubblicare articoli pieni di nozioni sui progressi della medicina. Eppure per alcuni il sieropositivo rappresenterà sempre lo schifo, l’untore di peste bubbonica del 2017, quello che “sì vabbè poverino però sicuramente se l’è cercata”.  Perché così è, il livello con cui abbiamo a che fare è pressappoco quello. Che è il motivo per cui ho amici a cui viene l’ansia che il loro stato sierologico possa diventare di dominio pubblico. Per quanto riguarda la risposta “Faccio finta di no ma sì” all’inizio ero abbastanza stupito. Ma poi un twittero, l’unico che ha avuto il coraggio di argomentare, mi ha spiegato cosa intendesse dire:

E là, francamente non mi sono sentito affatto di criticarlo. Perché capisco benissimo che dall’altra parte ci sia ancora una gran paura, sia dell’HIV che delle conseguenze che ne derivano. Ho invece apprezzato tantissimo il fatto che si sia spiegato, che in un certo senso si sia messo a nudo in pubblico per comunicare la sua difficoltà.

Ora vi propongo la penultima domanda. Perché va bene la teoria, ma poi come reagireste all’atto pratico?

Devo dire che non mi aspettavo il 42% di risposte negative. Raga ma svegliamoci eh! Fate sesso più o meno assiduamente (a seconda della fortuna e dell’intraprendenza) ma in ogni caso a quasi tutti capita di avere rapporti occasionali. Ve lo devo dire io o ci arrivate da soli facendo una statistica a spanne che per la legge dei grandi numeri vi siete fatti un numero più o meno consistente di sieropositivi? Per caso riuscite a fare lo screening al volo tipo macchina della TAC? Io non credo. Ma sì, capisco benissimo che la domanda era riferita all’intenzione piuttosto che all’eventualità.

Francamente non amo l’assolutismo, per questo vesto un momento i panni della zia e vi dico: mai dire mai. Perché è un attimo che vi rigirate il karma e incontrate l’uomo della vostra vita (o una scopata fantastica o un bono stratosferico) e col piffero che lo rifiutate solo perché ha l’HIV. E sì, per quanto strano vi possa sembrare basta usare il condom e magicamente il problema del contagio scompare. Come dicevo prima posso capire l’essere nervosi, posso capire l’aver paura. Ma ricevere una corretta informazione significa anche capire che farsi venire l’ansia pur essendosi protetti non ha senso. Coppie sierodiscordanti hanno vissuto una vita senza contagiarsi, nonostante non esistessero né la PrEP né gli undetectable.

E a proposito degli undetectable, l’argomento è uscito fuori praticamente subito tra una domanda e l’altra. Soprattutto è stata messa in discussione la mia affermazione quando ho fatto notare che chi ha la viremia azzerata non può trasmettere l’HIV durante un rapporto sessuale. Apriti cielo. Scandalo, panico e paura. Qualche insulto me lo sono preso anche in privato da gentiluomini laureati all’università della vita. Ma io sono stato una Signora e ho contenuto i vaffanculo (circa).

Vi illustro la situazione. Era già stata lanciata da mesi la campagna U=U (Undetectable = Untransmittable) e da un po’ si sapeva già che chi segue la terapia e ha i parametri a posto non contagia. Questo in base a studi su coppie sierodiscordanti, su uomini avvezzi al sesso bareback e meta-analisi varie. Tuttavia è di pochi giorni fa la notizia del comunicato ufficiale del CDC, che potete leggere qui, nel quale è stato confermato che “When [antiretroviral treatment] results in viral suppression, defined as less than 200 copies/ml or undetectable levels, it prevents sexual HIV transmission“. Più chiaro di così. Ma se non dovesse bastare vi allego anche un documento aggiornato periodicamente che raccoglie le dichiarazioni di vari scienziati e/o fonti governative che ripetono la stessa cosa.

So che questo non metterà a tacere quelli che sono convinti di saperne più del resto del mondo, ma per tutti gli altri dovrebbero bastare. Bisogna inoltre specificare, come se ce ne fosse bisogno, che nessuno ha dichiarato obsoleto il preservativo, che continua ad essere il vostro miglior alleato non solo contro l’HIV ma anche contro le altre MTS (che sono sempre lì, non ce le dimentichiamo).

L’ultima domanda, infine, è quella che ha fatto incazzare un sacco di gente. E sì, era volutamente provocatoria.

In molti mi hanno detto che mancava l’opzione “di entrambi”. Questa è stata volutamente omessa, dato che in quel caso tutti si sarebbero lavati la coscienza dicendo: “Ok, facciamo che condividiamo il 50% di responsabilità”. Nonostante questo sia parzialmente vero, volevo che le persone si schierassero in una sorta di aut aut. E la maggior parte ha effettivamente centrato il punto, come si evince anche da commenti come questo

Altri invece hanno espresso dei dubbi al riguardo, oppure hanno ammesso che effettivamente è una cosa a cui non avevano pensato. Ma l’apoteosi dell’assurdo si è raggiunta con questa risposta

Ora, chiariamoci un momento. Nessuno, e dico NESSUNO, ha il “sacrosanto diritto” di conoscere informazioni mediche personali. Con chi state andando al letto non lo saprete mai fino in fondo, soprattutto se sono i primi incontri. E questa mania di deresponsabilizzare se stessi e delegare agli altri il controllo della propria salute è 1) pericolosa e 2) da poveri idioti. Durante un rapporto sessuale il vostro dovere è indossare il condom, ma esiste il libero arbitrio e potete scegliere di non farlo. Questo è il nodo centrale della questione. Siete voi a decidere se esporvi ad un rischio potenziale o meno e la responsabilità è interamente personale. Nessuno vi obbliga a fare bareback e se questo è il caso allora quello che state subendo si chiama stupro! Vi ricordo inoltre che non esiste alcun vincolo legale per cui un sieropositivo debba informarvi, benché meno un dovere morale. Non finirò mai di ripeterlo: invece di affidarvi alle parole di uno sconosciuto che vi comunica di essere “sano e pulito”, utilizzate precauzioni e continuate a stare sereni.

Ho dovuto censurare il porcone per ovvi motivi, tuttavia questo twittero ha riassunto in sintesi il pensiero della maggior parte di quelli che stavano interagendo in quel momento. Così come quest’altro

In definitiva questa seconda parte è stata ben più lunga e pesante della prima. Tuttavia era importante parlarne ed era importante discuterne, se non altro perché non lo si fa mai abbastanza. Chiudo mandando un abbraccio virtuale a lui

Be foolish. Be con l’ansia! Ma fallo protetto! Bye!

Dedalus