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Il Punto Seriale – Charmed

Finalmente, ecco sui nostri schermi il tanto strombazzato reboot del celebre show tv anni ’90 ‘Streghe’.

Anticipato da mille polemiche, anche da parte delle storiche attrici della serie originale, ‘Charmed’ ha fatto il suo esordio sul canale The CW, mentre arriverà in Italia, su Rai 2, nel giugno 2019.

La storia è nota: tre sorelle scoprono di essere discendenti di una lunga dinastia di streghe. Sono dotate di poteri magici e dovranno far fronte comune per combattere il Male.

E chi sono le nuove Prescelte?

A Tu Per You Con Sem E Stenn

Abbiamo fatto una chiacchierata con Sem&Sténn, il famoso duo che ad XFactor ci ha fatto vivere non solo dei bellissimi momenti di spettacolo in tv ma ci hanno fatto anche far parte della loro vita e della loro storia per qualche settimana.
foto by Silva Tofani
Dopo XFactor non si sono fermati, ma hanno ingranato la marcia e messo in cantiere nuovi progetti, proprio come Offbeat, il loro primo Lp di cui parleremo anche in questa pagina. Una chiacchierata con Sem e Sténn e ci siamo fatti raccontare, il passato, il presente e il futuro (quello prossimo ovviamente) di questo duo che farà parlare tanto di se.
1- Buongiorno ragazzi, è un piacere avervi qui con noi sulle pagine de ilPuntoH, vi abbiamo seguito ad Xfactor e ora vi ritroviamo in una veste che sembra quasi del tutto nuova, è una nostra impressione o con OFFBEAT avete intrapreso una rotta differente da quella a cui ci avevate abituati con XFactor?
Grazie a voi. Xfactor ci ha dato molta visibilità e in quel contesto segui un meccanismo preciso, che è televisivo. Con Offbeat abbiamo la massima libertà di esprimere le nostre idee, di mostrare le nostre capacità come autori e performer. Fuori dal programma devi dimostrare il tuo vero valore.
2-  Ci parlate un pò di più di OFFBEAT e del progetto che avete intrapreso? Qual’è il concept di questo primo lavoro discografico?
È il nostro primo Lp e quindi parla di noi. Si basa sulla consapevolezza di essere fuori dagli schemi, fuori dalle convenzioni musicali e di costume. Ma non è una critica al sistema, è un album pop che non segue i riferimenti del pop all’italiana, e per questo richiederà più tempo per essere apprezzato ma la cosa non ci spaventa, chi spiana la strada ha sempre molte difficoltà in più di chi scalda la solita minestra.
3- É bello vedere che degli artisti così giovani, specialmente in Italia, sperimentino qualcosa di nuovo e investano con così tanta caparbietà sulla propria carriera, ma la domanda ora è di rito: cosa portate con voi della partecipazione ad Xfactor? Con quali dei concorrenti e dei coach avete mantenuto contatti e siete rimasti amici?
Ci portiamo una grande bella esperienza, un rapporto splendido con il nostro giudice  Manuel e tanti nuovi fan. Siamo rimasti in buoni rapporti con tutti, o in alcuni casi abbiamo cercato di mantenere un buon ricordo.
4-L’Italia si sta muovendo molto lentamente, ma almeno qualcosa si sta muovendo in materia di diritti LGBT+, e noi che siamo attivissimi su questo fronte, ci domandiamo se e quanto sia stato difficile fare accettare  il vostro duo che oltre ad essere artistico è un duo nella vita, siete una coppia, sia in un programma come quello di Xfactor che nello showbiz?
foto by Silva Tofani

Far parte apertamente di questa comunità è faticoso perché sei sempre bersaglio facilmente attaccabile. Ma “farsi accettare” non è la soluzione. Noi siamo ciò che siamo e può non piacere, ma agli omofobi non piaceremo mai a prescindere da ciò che facciamo. La nostra è una identità musicale, personale e artistica che non si possono separare tra loro. Il prezzo di questa scelta di campo è alto, riceviamo ancora oggi insulti di ogni genere, e forse è per questo che molti nostri colleghi decidono di rimanere nell’ombra.

5- Siete mai stati vittima di episodi di omofobia di qualsiasi genere? Come avete reagito? Cosa vi sentireste di dire o come vi sentireste di commentare gli ultimi vergognosi atti di omofobia in Italia? 
Si, molte volte, e abbiamo sempre reagito chiudendoci in noi stessi perché ci siamo sentiti soli.
Ed è una sensazione che vorremmo evitare alle nuove generazioni lgbt+ : il nostro dovere è combattere l’odio e promuovere il valore della diversità. non dobbiamo permettere a nessuno di dirci come dobbiamo vestirci o per chi dobbiamo provare sentimenti.
6- Come vi siete conosciuti? Sognate un matrimonio? Una famiglia? Ci pare di capire che siate stati “il primo” l’uno per l’altro.
Online, sogniamo un matrimonio ma molto opulento quindi dobbiamo aspettare di avere tanti soldi. Si, abbiamo condiviso tante prime volte insieme, è il nostro segreto di successo.
7- Molti dei nostri lettori purtroppo non hanno ancora fatto il proprio coming out con la famiglia, volete per paura o per altro, vi andrebbe di raccontarci come avete fatto coming out alle vostre famiglie e come hanno reagito? Cosa vi sentireste di dire ai nostri lettori che ancora non hanno avuto il coraggio di fare coming out?
Chi vi ama lo farà ad ogni condizione, rosso verde giallo poco importa. È così che si ama. Dovrete cambiare ruolo, non sarete più figli ma genitori, insegnerete loro qualcosa in più del mondo. E armatevi di tanta pazienza.
Foto by Silva Tofani

8- torniamo subito al vostro nuovo progetto discografico: com’è stato girare il video di baby Run con Manuel Agnelli? Che rapporto c’è con il vostro ex coach?

Bellissimo. Con Manuel siamo finiti a nozze.
9- Avete anche iniziato un tour in tutta Italia, come stanno andando le date? Dove potremo vedervi prossimamente? Invitate noi HPunters al concerto di Milano anche nel back stage? 😉
Abbiamo toccato molte zone d’Italia e la vita in tour è tanto bella quanto disorientante. È sempre bellissimo ricevere così tante energie positive dal palco. I prossimi appuntamenti sono: 18 maggio a Brescia (Latteria Molloy) 19 maggio a Milano (Ohibò). E proprio per questa data milanese con ilPuntoH ci sono a disposizione 2 biglietti per chi lascerà il commento più simpatico sotto quest’intervista, e lascia il tuo indirizzo mail per farti contattare.
10- Quali sono stati fino ad oggi i messaggi o i gesti ricevuti dai vostri fan che vi hanno fatto battere forte il cuore?
foto by Silvia Tofani

Regali in camerino, illustrazioni, quadri, magliette, ma anche cose non materiali. Ad ogni fine concerto ci prendiamo del tempo per parlare con i fan ed è un momento prezioso per noi.

11- E in ultimo, concludiamo con una delle domande che ci piace fare quando intervistiamo: c’è una domanda che non vi abbiamo fatto ma alla quale morite dalla voglia di rispondere? Lo sappiamo che ce l’avete, siamo curiosi
🙂 
Qual è il vostro segreto di bellezza?
Non ve lo diremo mai!

Eurovision 2018: l’inviato speciale di #Titina18 al gran finale

Cristian, l’inviato speciale di #Titina18 per questo Eurovision 2018, ha assistito al gran finale per noi direttamene dall’Arena a Lisbona.

Cosa avremo visto di differente noi da casa e loro sotto al palco di Esc2018?

Grande invasione spagnola per la finale: bandiere gialle e rosse in ogni angolo dell’Arena e grandi cori per la loro canzone che, a quanto pare, non è piaciuta altrettanto né alle giurie nazionali né al pubblico a casa.

Lo spettacolo non ha deluso le attese. Le canzoni ormai le conoscevamo ampiamente, nulla di nuovo da segnalare. Grande entusiasmo per l’inglese Surie, e non solo per l’extra show.

Ma cosa è successo? In sostanza, un tizio ha scavalcato la transenna per salire sulla passerella davanti al palco. A un certo punto ce lo siamo visti passare davanti, velocissimo nella sua corsa contro il tempo, passare il ponte laterale e buttarsi letteralmente contro la povera Surie.

Per fortuna, le ha “solo” strappato il microfono per biascicare qualcosa di incomprensibile e, mentre quella gran signora di Surie si allontanava con nonchalance, lo staff si è catapultato sul palco per placcare il povero imbecille e trascinarlo via.
Surie ha gestito benissimo il momento, ha usato le mani per invitare il pubblico a cantare il ritornello sulla base al posto suo e, per finire, ha recuperato il microfono e ha ripreso come se nulla fosse.
Poco dopo una schiera di guardie è stata schierata davanti alle transenne: pensarci prima, memori dell’invasione di Kiev, no eh?

L’Italia è passata quasi inosservata: silenzio quasi tombale tra il pubblico, il testo era davvero troppo complicato per essere cantato da un pubblico internazionale.

Alla fine Netta e Eleni Foureira si sono confermate le vere queen, reggendo bene il voto delle giurie nazionali che come ogni anno è stato fantasioso, e sbancando poi il televoto insieme – incredibile a dirsi – proprio alla coppia Meta e Moro.

Salvador Sobral ha dovuto consegnare il premio proprio alla canzone che ha pubblicamente definito orribile pochi giorni prima: grazie karma.

Gerusalemme 2019, quindi? Netta lo ha annunciato con sicurezza, anche se la speranza rimane Tel Aviv 2019. A voi immaginare il perché.

Alla prossima!

Eurovision Song Contest 2018: the Grand Final

Buongiorno Titiners! Ieri all’Eurovision Song Contest 2018 abbiamo visto una finale col botto, che ci ha tenuto con il fiato sospeso fino all’ultimo. Il rischio che vincesse l’Austria (di nuovo) o la Svezia (per l’ottantesima volta) era alto, ma noi non abbiamo perso le speranze! Ripercorriamo insieme i momenti top della serata vissuti nella social room de Il Punto H.

Il gran finale è iniziato con parate di boni-con-bandiere accanto ai cantanti, per poi mostrare l’ordine di esibizione. Cantano Ucraina e Spagna, la noia. Poi parte la Slovenia che ripropone la scomparsa della musica

Diciamocelo, non era necessaria nemmeno in semi-finale!

Il Portogallo porta la mosceria suprema, ma tanto hanno vinto l’anno scorso e quest’anno gliene sbatteva poco o niente. L’hanno presa tutti bene comunque

Per fortuna la Serbia ha contribuito a tirare su l’ormonella del Twitter e del pubblico tutto

Anche l’Ungheria ha contribuito a creare emozioni nel pubblico. Qui una testimonianza delle reazioni

Subito dopo Netta ci regala un’altra meravigliosa performance che segna inequivocabilmente la sua ascesa. Meta-Moro cantano per ultimi e passano abbastanza in sordina rispetto al resto delle esibizioni.

Prima dei voti delle giurie nazionali abbiamo dovuto sorbirci di nuovo Sobral, che non ha mancato di evidenziare nuovamente la sua spocchia concludendo l’esibizione con: “THIS is real music”. Chiaro riferimento alla canzone di Netta Barzilai, di cui aveva criticato la musica e le parole.

Dopo un altro paio di siparietti, che pareva di stare a Sanremo, finalmente iniziano ad annunciare i punteggi delle giurie dei singoli Paesi. Anche qui tutti noi l’abbiamo presa benissimo

 

Al termine noi ci troviamo nella seconda colonna con appena 59 punti, Austria e Svezia conquistano rispettivamente il primo e il secondo posto e Israele si piazza solo terza.

La situazione sembrava disperata, ma noi de Il Punto H abbiamo continuato a sostenere la nostra big girl Netta

Finché capita l’inevitabile. Si parte con l’assegnazione dei punti del televoto ed accade IL RIBALTONE

La Svezia e l’Austria, tanto amate dalle giurie, si piazzano piuttosto basse nelle preferenze del pubblico. Noi, al contrario, risultiamo apprezzatissimi e schizziamo in quinta posizione. Momenti di panico negli ultimi minuti dell’assegnazione, quando arriva l’annuncio: “The winner is Israel!”

La nostra reazione è stata contenuta

Il momento TOP è stato la consegna del premio a Netta Barzilai da parte di Salvador Sobral. Ma soprattutto la sua faccia e la velocità con cui si è defilato. DON’T YOU DARE ANYMORE BITCH

Che dire, noi della redazione siamo soddisfattissimi e l’anno prossimo saremo ancora qui a goderci il trash e la musica europea. Grazie a tutti voi per aver twittato con noi e per averci fatto compagnia durante questo Eurovision Song Contest.

 

Baci stellari 

Il Punto Seriale – La Casa Di Carta

Otto criminali vengono reclutati per compiere la rapina del secolo: rubare 2.400 milioni di euro alla Fábrica Nacional de Moneda y Timbre, la Zecca nazionale spagnola, a Madrid.
Mente e coordinatore del piano è un misterioso uomo conosciuto come il ‘Professore’.

Gli otto esecutori partono per un addestramento di cinque mesi durante i quali studiano il piano nei minimi dettagli ma, contemporaneamente, iniziano ad avere i primi attriti tra di loro. Indossate delle tute rosse e maschere di Dalì, entrano alla Zecca e vi si barricano dentro con il personale e i visitatori. Il piano non è svaligiare la cassaforte, ma stampare banconote nuove di pacca e non segnate.

Alle loro calcagna si lancia l’ispettore Raquel Murillo, abile negoziatrice con un passato da vittima di violenza domestica. La notizia del sequestro fa ovviamente il giro del mondo in un battibaleno, anche perchè tra gli ostaggi c’è anche Alison Parker, la diciassettenne figlia dell’ambasciatore di Inghilterra.

Mentre la produzione di denaro va avanti, crescono i dissapori fra i criminali, ma anche diverse iterazioni con gli ostaggi. Il mondo di fuori, contemporaneamente, impazzisce per questo colpo geniale e la Murillo tenta in ogni modo di scardinare questo organismo perfetto. Quello che non sa è che l’uomo che vede tutti i giorni al bar altri non è che proprio il Professore, intento a capire a che punto siano le indagini.

La nuova sensation targata Netflix arriva, questa volta, dalla Spagna: ‘La casa di carta’ è già un cult per gli amanti del thriller!

Una serie dal ritmo serrato e traboccante tensione. I personaggi sono perfettamente complementari gli uni con gli altri, la narrazione è veloce, la regia efficace e asciutta, a dimostrazione di come la Spagna sia in grado di sfornare thriller di altissimo livello. Di serie A anche il cast: gli attori sono molto affiatati tra di loro e in grado di passare dai momenti di sconforto alla più cieca follia.

E se le maschere dei banditi ricordano ‘Point Break’ con Patrick Swazye e Keanu Reeves, i loro soprannomi richiamano immediatamente alla memoria quel gran capolavoro che è ‘Le Iene’ di Quentin Tarantino. Lì venivano scelti i colori, i protagonisti di ‘La casa di carta’ portano, invece, i nomi di città. Quindi ecco Oslo, Helsinki, Denver, Mosca, Berlino, Rio, Nairobi e Tokyo, la quale è voce narrante di questa odissea in cui non mancano azione, imprevisti e soprattutto colpi di scena.

Ecco il trailer, siete pronti??

Sciaouz!

Tracio

Recensioni2.H: La vita di Adèle

Benvenuto Marzo, mese dedicato a tutte le donne, anche quelle immaginarie come Elsa, la regina che, oltre a portare un mucchio di soldini in casa Disney, è ora al centro della politica omofoba di Salvini che durante un comizio se n’è uscito con:

“Elsa lesbica in Frozen? Preparano un mondo al contrario. Voglio intervenire prima”

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perché a quanto pare è sbagliato insegnare ai bambini che l’amore non ha una direzione, o un colore, che bisogna superare la barriera dell’azzurro per i maschietti e il rosa per le femminucce, perché questo confonde i poveri bambini…ragazzi potremmo davvero scrivere pagine e pagine su come siamo cresciuti male, ma siam qui per raccontarvi una storia, tutta al femminile con delicate sfumature di azzurro.

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!

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– Le bleu est une couleur chaude –

Film del 2013, diretto da Abdellatif Kechiche (classe 1960), che ha vinto la Palma d’Oro come miglior film al Festival di Cannes nello stesso anno. Diviso in due capitoli (per la messa in onda sul piccolo schermo) è la trasposizione cinematografica del fumetto “Le bleu est une couleur chaude“, letteralmente “Il blu è un colore caldo”, modificato in La vie d’Adèle il titolo tradotto nella versione italiana con La Vita di Adele, trasmesso in Italia da Cielo (canale 26) in prima serata nel 2015, stesso canale che non si fa problemi a trasmettere film di un certo spessore come I segreti di Brokeback Mountain.


La storia

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Adèle è una tranquilla ragazza francese che frequenta il quarto anno del liceo, come tutti gli adolescenti vive questo momento di transizione tra la scuola, gli amici è l’amore; tutto va alla grande, fin quando durante un appuntamento con un ragazzo non incrocia una ragazza con i capelli vistosamente azzurri, un colpo di fulmine istantaneo che inizia a smuoverle qualcosa dentro.
Una sera, in un locale gay, le due ragazze si ritrovano e finalmente Adèle conosce Emma, apertamente lesbica e di diversi anni più grande di lei che frequenta il quarto anni di Belle Arti; da lì a poco nasce un’amore che travolge completamente Adèle, ma qual è il lato oscuro di una cosa così bella?



Nessun mezzo termine, il film non è proprio un bicchiere d’acqua da mandar giù, forse più un bicchiere di vino bianco; saranno le quasi 3 ore di proiezione; le scene (6 minuti la prima) di sesso spinto (ho visto la famosa sforbiciata!)che, seppur non inquadrano le magiche labbra, son al limite della pornografia, roba che da gay mi ha messo un certo livello di imbarazzo per i vicini che potrebbero aver visto; o forse come viene presentata la storia cioè vera, nuda e cruda: l’amore e la scoperta sessuale, il coming out e l’outing, l’omofobia e la depressione; tutto così reale e incisivo, come le sequenze dei baci (e del sesso) che prendono violentemente posto nel film con i loro tempi e i loro silenzio.

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Paragonandolo al fumetto i due lavori trovano poche differenze: Adèle nella sua versione cartacea si chiama Clementine, per gli amici Clem e gli avvenimenti vengono raccontati attraverso un flashback scaturiti dal diario di Adèle (Clem), più diverse sfaccettature che vanno a toccare più la narrazione che l’insieme della storia.

Possiamo definirlo il “Chiamami col tuo nome” al femminile, ma se solo CMBYN fosse stato diretto nello stesso modo, scavando nella natura umana, molto probabilmente saremmo ancora in sala a piangere.

Il Punto Seriale -The Resident

Dopo il ruolo pazzesco di Emily Thorne in Revenge, ci si chiedeva come e quando sarebbe tornata sui nostri schermi la bionda Emily VanCamp. E la risposta è The Resident, medical drama statunitense in arrivo su Fox Life.

Devon Pravesh è un giovane medico che inizia il suo tirocinio al rinomato ospedale Chastain Park Memorial. Il suo mentore è l’affascinante Dott. Conrad Hawkins: ribelle, idealista e geniale. I due, dopo i primi attriti, formeranno una squadra invincibile e Conrad alzerà il sipario su un ospedale corrotto e in balìa di assurdi giochi di potere, dettati dall’ego e dal denaro. Il nemico comune è il Primario Randolph Bell, anziano chirurgo accentratore e mefistofelico che si rifiuta di rivelare la sua malattia pur di mantenere prestigio e potere.

Se pensate di assistere a un altro Grey’s Anatomy, vi sbagliate di grosso. Qui non si parla di storielle in corsia e grandi tragedie greche, ma di malvagità, ricatti e omertà, spesso e volentieri ai danni dei pazienti. Ed è la prima volta che un medical drama affronta in maniera così forte e decisa questo aspetto della sanità, dimostrando che un ospedale può essere il vero e proprio centro del male.

Tra i protagonisti, oltre alla VanCamp che veste i panni della tosta infermiera Nicolette Nevin, ritroviamo Matt Czuchry (The Good Wife), Bruce Greenwood (American Crime Story),  Manish Dayal (Agents Of Shield) e Melina Karakaderes (protagonista di Providence), nel ruolo di una ambigua oncologa interessata più a far fruttare il suo lussuoso centro, che a curare i pazienti.

Il ritmo è veloce e la fotografia dona prefettamente quel chiaroscuro che ben si addice alle storie raccontateci. Bravi e affiatati gli attori, in particolare Czuchry, capace di donare al suo personaggio quel giusto mix di arroganza e idealismo che non può che non farcelo amare dalla prima scena.

Ecco il trailer!

Sciaouz!

Tracio