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17ennelesbica sequestrata in casa a Roma

Roma: 17enne segregata in casa dalla famiglia perché lesbica.

Roma, 2018… e l’umanità fa tanti, troppi passi indietro.

No, purtroppo non è una bufala (ma lo speravamo), si tratta di una notizia vera e tristissima, oltre ad essere disumana.

“Brutta lesbica! Ti sistemiamo noi”: queste ed altre frasi “colorite”, offensive, cattive e omofobe sono le parole che la nostra protagonista si è dovuta spesso sentire dire, e il tutto, troppo spesso accompognate da percosse fisiche. Una realtà da incubo, ma tutto questo in pieno giorno e per evitare che lei potesse vedere la propria fidanzata.

Una situazione che la 17enne in questione, abitante di un piccolo paesino in provincia di Roma, ha vissuto per un anno e più, arrivando

Vittime di omofobia

Questo post nasce dalla recente aggressione omofoba avvenuta a Roma (http://www.ilpuntoh.com/nuova-aggressione-omofoba-a-roma-tiburtina/). Oggi parliamo un po’ di omofobia. Sit back, relax and enjoy your flight.

Chi non fa parte di una minoranza forse non può capirlo fino in fondo. Certo, capita di essere rapinati, malmenati, aggrediti, stuprati. Sono cose che purtroppo nel mondo succedono, ma qual è la probabilità? Per fortuna tutto sommato bassa. Questa però viene incrementata se non rappresenti lo stereotipo di eteronormatività universalmente riconosciuto.

Essere gay vuol dire scontrarsi, prima o poi, con la possibilità di ricevere insulti o peggio. Vuol dire che prima o poi uno che non hai mai visto né conosciuto in vita tua, che per dote cerebrale potrebbe benissimo sostituire il tuo comodino, può permettersi di urlarti che sei un frocio, picchiarti, traumatizzarti fisicamente e psicologicamente. Talvolta senza nessuna conseguenza. Questo perché spesso episodi del genere non vengono denunciati. Altre volte finisce tutto a tarallucci e vino. Anche perché allo stato attuale una legge contro l’omofobia non c’è. Così come è sacrosanto punire il femminicidio, allo stesso modo sarebbe auspicabile che i crimini compiuti solo perché a uno piacciono gli uomini o le donne fossero trattati con la dovuta serietà.

Da parte mia posso dire che tutto sommato ho avuto una vita più facile di molti altri. Mi sono beccato degli insulti, certo, ma non sono mai stato aggredito. Cosa che invece è successa al 12% delle persone che hanno votato al mio sondaggio.

In privato alcuni mi hanno scritto raccontandomi le loro storie. Chi ha passato un’adolescenza infernale per via dei bulli che lo prendevano di mira, chi ha subito violenze fisiche da parte di familiari o sconosciuti per strada. Una persona in particolare mi ha raccontato una storia complessa, toccante, gretta, assurda, pesantissima a livello psicologico. Per rispetto della sua privacy non la condividerò, nemmeno in parte, ma sappiate solo che rappresenta ancora una volta un esempio di quanto noi gay non siamo tutelati.

In questo post ho deciso di far parlare i twitteri, limitandomi a riportare i loro commenti al sondaggio. Perché le loro parole valgono più di ciò che potrei esprimere scrivendo. Perché i pochi caratteri di un tweet sono solo la punta dell’iceberg di una situazione molto più grottesca. Perché per ogni persona che a distanza di anni ne parla serenamente ne esistono tante altre che non hanno mai superato il trauma e l’umiliazione.

 

Dedalus

Recensioni2.H: Loev

Se state pensando che ho sbagliato a scrivere il titolo fermatevi, no, è un deliberato errore ortografico, scelto dai produttori, della parola “amore” che in inglese si pronuncia quasi in modo identico, a detta del regista “non importa quanto possa sembrare diverso l’amore rispetto alla convenzione, cioè non importa come sia scritto, è ancora amore” e quindi visto che siamo già in ballo iniziamo con la nostra recensione.

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!tumblr_ownl291WX71vtnv5po1_500


Loev

Film del 2015, primo lungometraggio diretto da Sudhanshu Saria (non chiedetemi quale sia il nome) vincitore di diversi premi e riconoscimenti per il cortometraggio His New Hands.

Loev è una pellicola indie road girata in appena 16 giorni con un budget di “solo” 1 milione di dollari, principalmente ambientata  a Mahabaleshwar, un piccolo distretto con una delle poche foreste sempreverdi dell’India e i dialoghi son in Hinglish, un ibrido macaronico della lingua inglese e dell’Asia meridionale.

La Storia

Loev_posterSahil è un giovane musicista di Mumbai che vive una relazione piuttosto zoppicante con Alex, un regista sopra le righe senza peli sulla lingua; Jai, vecchio amico d’infanzia, è un uomo d’affari trasferitosi a New York che per un incontro di lavoro torna a Mumbai e Sahil per l’occasione organizza un weekend solo per loro due.

Inizialmente il rapporto tra i due è giocoso, ma piano piano riemerge una natura che lentamente fa vacillare questo equilibrio fino ad avere un effetto dirompente: i due ragazzi sono amanti occasionali, Sahil disilluso dal compagno cerca conforto nel vecchio amico, mentre Jai, innamorato del primo combatte una battaglia interiore tra l’apparenza e quello che prova il suo cuore.


 

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Definito positivamente dalla critica come un incontro tra Weekend (2011) e Brokeback Mountain (2005), Loev porta su schermo la realtà dell’omosessualità in India con uno stampo americano. Tutta la produzione, girata in pochi giorni, è stata tenuta segreta o con un profilo basso per non scatenare i radicali in quanto l’omosessualità non è ancora ben vista per quanto accettata nei minimi termini.
Durante le riprese solo una piccola parte dello staff era a conoscenza della trama nella sua interezza, cosa che durante le riprese del bacio sulla montagna ha preso alla sprovvista una buona fetta della crew non a conoscenza della relazione romantica tra i due ragazzi.


Il film è stato dedicato all’attore Dhruv Ganesh, volto del protagonista Sahil, morto a solo 29 anni pochi mesi prima del rilascio della pellicola per tubercolosi.

IGUAl STOP OMOFOBIA IN BRASILE

Igual – Le Pop Star mondiali contro l’ondata di violenza omofoba in Brasile

Un buon numero di pop star e di celebrità internazionali si sono riunite per contrastare la violenza anti-LGBT in Brasile che solo nell’ultimo anno ha portato alla morte di oltre 300 persone.

Malgrado l’odierna situazione socio politica dove il matrimonio tra persone dello stesso sesso sia garantito e tutelato per legge, e malgrado il fatto che sia proprio il Brasile (insieme con Israele e la Spagna) ad ospitare uno tra i più grandi festival del gay pride al mondo, resta uno dei paesi più pericolosi per il popolo LGBT avendo il tasso di omicidio per motivi legati all’orientamento sessuale più elevato al mondo.

Ora, per combattere la violenza, il cantante e attivista LGBT brasiliano Yann ha collaborato con oltre 25 altri artisti tra cui Britney Spears, Céline Dion, Demi Lovato, Lorde, Boy George e Melanie C per un singolo e un video musicale volto a sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di questa pericolosa situazione in cui versa il popolo LGBT non solo brasiliano ma anche turista che vive o si reca in Brasile.

La canzone, intitolata ‘Igual‘,( tr. Uguale)  sarà anche il tema musicale del prossimo Rio Pride che avrà luogo tra non molto a Rio de Janeiro, e tutti i proventi delle vendite e dello streaming dei singoli saranno donati all’Associazione Grupo Arco-Iris per aiutare la comunità LGBT del Brasile.
In un’intervista, Yann ha detto:

“Purtroppo la maggior parte del mondo non sa che il Brasile è un posto incredibilmente pericoloso per la comunità LGBT […] È stato importante per me aiutare a chiarire ciò che sta succedendo, perché il Brasile è in realtà il paese con il tasso di omicidio LGBT più alto del mondo. Tuttavia, tutto questo è nascosto o camuffato dal nostro stile di vita dicotomico liberale”.

Il singolo è ora disponibile su iTunes, Apple Music, Tidal e Spotify.

E di seguito vi proponiamo il video… ora tutti a scaricare LEGALMENTE il brano per una buona causa!

Le ginocchia possono salvarti.

A volte deve essere bello fare il pendolare.
Godersi il tempo del viaggio di rientro a casa rilassandosi sul sedile (quando non si è stipati come nei carri bestiame lo so) e fantasticare sulla cena che non si farà come nel sogno perché la stanchezza causerà uno svenimento immediato sotto le coperte.

Sì, può sembrare quasi bello.

Questo, credo, pensasse anche quella ragazza seduta sul sedile in ecopelle del vagone illuminato dai neon del regionale che qualche settimana fa la stava riportando a casa.

Il vagone semideserto, fatta eccezione per lei ed un ragazzo qualche posto in là, apparentemente immersi nei propri pensieri come possono esserlo due sconosciuti.
Qualche sguardo distratto, ma nulla di più.

Forse.

Gli occhi dello sconosciuto si posano molto più spesso del consueto sulle ginocchia scoperte della ragazza, attirare da chissà quale magnetismo.

Non proprio in modo così discreto.

Un leggero disagio si impadronisce della giovane donna che dissimula indifferenza, provando a concentrarsi su appunti da studiare che in realtà non legge davvero.

Le stazioni si succedono avvicinandola alla meta che le porterà sicurezza, ma quell’ambiente sembra farsi sempre più piccolo. Insopportabile.

La voce registrata annuncia il nome della cittadina che le interessa.

Rimette le sue cose nella borsa abbandonata sul sedile accanto al suo e si appresta a scendere da quella che stava diventando una cella angusta che le toglieva l’aria.

Lo sconosciuto non si muove, resta al suo posto, probabilmente prosegue fortunatamente.

Il treno rallenta, si ferma, vengono aperte le porte.
È libera.

È quasi buio, la fregatura delle giornate invernali.

Si copre, l’aria è fresca, e sicura ormai fa per raggiungere l’uscita della stazione per avviarsi verso casa.

No.

Una presa improvvisa e forte sul polso, una spinta, e si ritrova con le spalle al muro e l’alito dello sconosciuto sul viso, mentre viene schiacciata dal peso del corpo del ragazzo contro la parete di cemento all sue spalle.

Nessuna parola.

Solo un verso sofferente mentre il ragazzo si piega su se stesso.

Lei corre, è buio.
Corre via, ha paura, ma è salva.

Lo sconosciuto non dimenticherà facilmente quelle ginocchia scoperte.
Il dolore lancinante ai testicoli gliene lascerà una ricordo perenne.

Forse, un’altra volta, il ricordo di quelle ginocchia contro i suoi testicoli, lo farà desistere e mettere a tacere quell’istinto violento che fa di lui un criminale.