Taiwan, il referendum dice ‘no’ al matrimonio egualitario

Il 24 novembre per la comunità LGBT+ del Taiwan, la repubblica dell’Asia “più progressista”, è stata una data essenziale: si è tenuto il referendum sul matrimonio egualitario annunciato il mese scorso, ma i risultati non sono stati quelli sperati, con la vittoria della fazione contraria.

I cittadini erano chiamati ad esprimersi su nove questioni differenti, di cui 5 legate alla comunità LGBT+:

  • La 10, che chiedeva se la definizione di matrimonio dovesse essere limitata all’unione di un uomo ed una donna, è passata;
  • La 11, che chiedeva se le scuole elementari e medie dovessero insegnare la parità di genere, non è passata;
  • La 12, che chiedeva se si volesse dare protezione legale alle coppie omosessuali che convivono senza cambiare il Codice Civile, è passata;
  • La 14, che chiedeva se si voleva cambiare il Codice Civile per includere il matrimonio egualitario, non è passata;
  • La 15, che chiedeva se nelle scuole si dovessero insegnare la parità di genere, l’educazione sentimentale, l’educazione sessuale e l’educazione sulle questioni LGBT+, non è passata.

Secondo la Commissione Elettorale Centrale sarebbero stati necessari i voti favorevoli di 4,95 milioni di cittadini per ottenere il matrimonio egualitario, ma non si è arrivato neanche a tre milioni, con i voti contro più di 7,6 milioni; i voti a favore della protezione legale per le coppie gay, però, sono stati oltre 6 milioni, per questo si opterà per le unioni civili, in una legge che sarà approvata entro tre mesi (secondo le dichiarazioni del governo) e che sarà probabilmente molto simile al Civil Partnership Act (2004) del Regno Unito.

Il referendum era di per sé un compromesso trovato da Taipei alla sentenza della Corte Costituzionale per cui il mancato riconoscimento del matrimonio egualitario era discriminatorio e la legalizzazione doveva avvenire necessariamente entro maggio 2019; il referendum ha essenzialmente dato alla popolazione, per la maggior parte omofoba, la possibilità di decidere se si dovesse trattare di matrimonio vero e proprio o solo di unione civile.

Durante la campagna elettorale il Partito Democratico Progressista aveva promesso, tra le altre cose, anche il matrimonio egualitario ma, ottenuto il potere, ha messo il progetto in stallo anche dopo la sentenza della Corte Costituzionale, trovando appunto in questo referendum la soluzione politica perfetta alla questione, ma la mossa è stata ampiamente criticata da tutti i gruppi per i diritti della comunità LGBT+.

“Siamo profondamente rattristati e delusi dai risultati del referendum odierno. Tuttavia, vorremo esprimere la nostra gratitudine nei confronti di tutti coloro i quali hanno supportato la causa durante l’intero processo” è stata la risposta della Coalizione del Taiwan per il Matrimonio Egualitario “I risultati del referendum hanno dimostrato che la maggior parte del pubblico è stata ingannata dalle fake news disseminate dall’alleanza anti-LGBTQ, che ha causato seri malintesi sull’educazione LGBTQ attuale”.

“Questa farsa di referendum è cominciata con una petizione incostituzionale e si è conclusa in modo illegale” ha dichiarato un attivista, sottolineando la campagna di fake news portata avanti dalle organizzazioni cristiane (per cui sono stati spesi oltre 3 milioni di dollari) e la cattiva prassi nei seggi elettorali, tra cui la consegna di solo alcune delle schede in alcuni seggi e la diffusione di materiale omofobico mentre la gente era in fila.

“Gli atti incostituzionali dell’alleanza anti-LGBTQ hanno fortemente ferito e lacerato la società taiwanese” ha commentato la Coalizione per l’educazione sulla parità di genere.

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