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Test HIV: come funziona?

Il test HIV. Tutti noi, o almeno quelli svegli, lo facciamo mediamente ogni 6 mesi. Sì ma come funziona tecnicamente questo test? Ve lo spiega il vostro scienziato cacciatore. Sit back, relax and enjoy your flight.

Il test di routine effettuato nei laboratori è l’ELISA, acronimo di enzyme-linked immunosorbent assay. Si tratta semplicemente di un saggio che è in grado di rilevare la presenza di particolari sostanze utilizzando anticorpi. Perché ne sto parlando? A causa di questo sondaggio:

Quando andate a ritirare il test HIV, potete vedere una voce che specifica: “presenza di anticorpi anti-HIV1/HIV2”. Per rilevarli viene eseguito appunto il test ELISA indiretto, che ha un funzionamento molto semplice. In una piastra vengono posti gli antigeni che possono legare l’anticorpo che si intende rilevare; vale a dire – senza entrare troppo nello spiegone scientifico – delle proteine del rivestimento esterno di HIV come gp120 e gp41. Sopra questi antigeni viene messo il siero prelevato dal paziente e quindi un secondo anticorpo in grado di legare l’anticorpo presente nel siero, se presente. Il secondo anticorpo è coniugato con un enzima, cioè una proteina in grado di catalizzare una reazione. Aggiungendo il substrato (il reagente che subisce la reazione da parte dell’enzima) ci sarà una reazione che porterà al cambiamento di colore della soluzione.

Se la reazione ha luogo il risultato è positivo e questo vuol dire che il paziente ha anticorpi anti-HIV nel sangue. In caso contrario il risultato è negativo, perché l’anticorpo secondario, in assenza di quello primario, non ha potuto legarsi e far avvenire la reazione. Nel primo caso però è necessaria una riconferma mediante Western blot. Si tratta di una tecnica biochimica in cui dei campioni contenenti proteine vengono sottoposti ad un campo elettrico e fatti correre su un gel. Questo gel viene poi trasferito su una membrana, da cui è possibile verificare la presenza o l’assenza della proteina in esame utilizzando anticorpi diretti contro quella proteina. Qui sotto vi metto un’immagine per farvi capire come appaiono le proteine sulla membrana.

Al di là del funzionamento tecnico dei test, che da bravo ricercatore trovo sempre interessante, l’essenziale è capire come interpretarli. E dunque, sorge spontanea una domanda: perché se l’ELISA è positivo è necessaria la riconferma mentre se è negativo no? È semplice. Le tecniche non sono infallibili e può capitare che ci siano degli errori. Viene definito “falso negativo” un risultato positivo che però non viene rilevato correttamente dal test, che quindi restituisce un risultato negativo. Al contrario, un “falso positivo” implica la positività del test quando in realtà l’anticorpo ricercato non è presente. La prima eventualità è estremamente rara, perché è molto più probabile che i materiali utilizzati, e soprattutto gli anticorpi, reagiscano col nulla piuttosto che non reagire affatto. Questo è il motivo per cui è necessaria la riconferma per convalidare l’esito positivo.

Attualmente molti laboratori utilizzano un terzo test. L’insieme di tutti questi metodi è noto come Combo o test di quarta generazione. Grazie a questa implementazione è possibile accorciare il tempo richiesto per avere la possibilità di effettuare un test affidabile (periodo finestra), riducendolo mediamente ad una ventina di giorni. Alla ricerca degli anticorpi anti-HIV viene unita la rilevazione dell’antigene p24, che è una proteina interna di HIV presente ad alti livelli subito dopo il contagio e nelle fasi avanzate della malattia.

Infine si può anche misurare la presenza dell’RNA virale mediante la PCR, una tecnica che permette di amplificare un acido nucleico per ottenere quantità maggiori da analizzare.

Fun fact: la PCR è stata inventata da Kary Mullis, uno scienziato che dopo aver vinto il Premio Nobel nel 1993 ha iniziato una campagna al fianco dei sostenitori della tesi secondo cui l’HIV sia un’invenzione delle case farmaceutiche. 25 anni dopo non solo tutte le sue convinzioni sono state smentite, ma la sua tecnica viene utilizzata anche come test diagnostico per il virus.

 

Dedalus