Trieste, giunta comunale nega Piazza Unità al Pride “non coerente con i nostri indirizzi politici”

La giunta comunale di Trieste ha negato la richiesta di allestire in piazza Unità un palco, che avrebbe visto le esibizioni di diversi artisti a conclusione del Friuli-Venezia Giulia Pride 2019 dell’8 giugno.

“Quanto proposto non è coerente con gli indirizzi di mandato della giunta, che si è espressa in modo compatto e senza nessun tentennamento” ha commentato Roberto Dipiazza (Forza Italia), sindaco di Trieste da tre anni, ed ha mantenuto la stessa linea anche Lorenzo Giorgi, assessore con delega agli eventi, affermando che la richiesta “contrasta con le linee programmatiche con cui siamo stati eletti, è un dato oggettivo e quindi non c’era molto di cui parlare. Per quanto riguarda la manifestazione speriamo vada tutto per il meglio, chi vorrà partecipare potrà farlo in piena libertà”.

Antonella Nicosia, presidente del Pride FVG, ha commentato il rifiuto sostenendo che “il corteo non lo possono negare, possono vietare la richiesta di occupazione di suolo pubblico visto che volevamo allestire un palco in piazza Unità. Quello del Comune è un gesto di grave discriminazione perché il compito di un’amministrazione è quello dell’unità, dell’inclusività, e di accogliere restando uniti nelle differenze”.

Sin da subito moltissime sono state le critiche mosse alla decisione, tra cui quella della consigliera comunale Sabrina Morena (OpenFvg):

“È vergognoso che la giunta di Trieste abbia negato la concessione della piazza Unità a FVG Pride, manifestazione che ha l’obbiettivo di lottare contro tutte le discriminazioni. Anche se gli amministratori di centrodestra hanno vinto le elezioni, non possono pensare che sono gli unici in città e che possono imporre la loro visione del mondo su tutti gli altri, anche su chi non la pensa come loro. In nome della ‘famiglia tradizionale’ si discriminano apertamente altre persone. Visto che esiste ancora la costituzione con il principio di uguaglianza e non discriminazione, credo che ci siano profili di anticostituzionalità”.

“La giunta comunale di Trieste non dà il patrocinio al FVG Pride: una scelta perfettamente coerente con le politiche reazionarie e liberticide portate avanti in consiglio comunale e a livello parlamentare. Il Pride sarà ancora di più una festa di resistenza e di autodeterminazione di tutte quelle soggettività che da chi sta al potere non hanno mai avuto niente, e che tutto quello che hanno ottenuto se lo sono strappato da sole. Una festa e una lotta non per un’elemosina di diritti civili, ma per pensare e praticare una nuova società, libera da tutte le oppressioni, giusta, felice” è stato invece il commento, su un post di Facebook, della rete Non Una Di Meno, che sta anche organizzando una protesta contro il Congresso delle famiglie di Verona.

Anche il M5S, nella persona di Paolo Menis, si è opposto alla decisione:

“Disporre dello spazio pubblico per negare ad una parte della cittadinanza il diritto di manifestare è un gesto disdicevole ed anche se siamo sicuri che gli organizzatori sapranno trovare le soluzioni più creative per ovviare al problema dell’assenza del palco, auspichiamo che invece la Prefettura autorizzi un percorso della manifestazione che tocchi tutto il centro cittadino, Piazza Unità d’Italia compresa”.

Nel frattempo, il Pride dispone del patrocinio dell’Università di Trieste, grazie anche al forte appoggio da parte degli studenti, ma sono anche già state organizzate due contromanifestazioni, un corteo di Forza Italia e un “rosario pubblico riparatore all’abominio del gay pride” richiesto da Fabio Tuiach alla diocesi di Trieste.

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