Ucraina, primo rifugio LGBT+ costretto a chiudere per mancanza di fondi

Per cinque anni un palazzo apparentemente uguale a tutti gli altri del centro di Kiev era diventato una casa per tutti i giovani LGBT+ cacciati di casa, offrendo sicurezza e un tetto sulle teste di ragazzi in momenti disperati e con poche altre opzioni già vittime di un paese in guerra , che altrimenti sarebbero diventati senzatetto. A cinque anni dalla sua istituzione però il ricovero per persone LGBT+ ha dovuto chiudere i battenti per mancanza di fondi, che già scarseggiavano dal 2016 quando le donazioni da parte di privati occidentali sono andate via via scemando fino a sparire del tutto.

Fu aperto dall’organizzazione privata Insight nell’estate del 2014, primo del suo genere in Ucraina, nello stesso anno in cui le forze russe hanno attaccato il Paese e preso il controllo di Donbass imponendo, tra moltissime altre leggi e costrizioni, anche una mole di leggi di natura prettamente omofoba, come il divieto di distribuzione di materiali “promotori dell’omosessualità”, cioè qualsiasi tipo di contenuti che anche solo accenni alla comunità LGBT+, soprattutto se in luce positiva. Ciò ha portato ad un fortissimo flusso migratorio interno di persone facenti parte della comunità dalla parte est all’interno del Paese, costrette ad abbandonare tutto ciò che avevano e i loro luoghi natale per una nuova vita, partendo quasi sempre con poco o nulla e dovendo ricominciare tutta la loro vita da zero, in un Paese afflitto dagli effetti di una guerra troppo presto dimenticata e di una ancora forte chiusura alla comunità LGBT+ che li poneva ancora in una situazione di pericolo e di alienazione sociale.

Ospitavano dalle nove alle quindici persone massimo per tre mesi di permanenza fornendo supporto legale e psicologico e counseling per trovare lavoro, oltre a vestiti, medicine e abbonamenti per i mezzi pubblici così da permettere loro di costruirsi una nuova vita. In tutto, in cinque anni hanno ospitato 68 persone

L’organizzazione ha combattuto per settimane per provare a mantenere in piedi l’importantissima struttura, contattando miriadi di affittuari per trovare un nuovo palazzo da poter utilizzare, ma lo stigma che ancora esiste contro il lavoro che stanno portando avanti è risultato in una lunga serie di risposte negative, dai semplici no agli insulti e le minacce, tra cui la più frequente “pervertiti”, seguito immediatamente dalla chiusura della chiamata stessa.

“Il rifugio non è mai stato popolare tra i donatori. È difficile gestire un progetto così complesso da soli, con così poco supporto da parte di chi può donare” ha commentato Olena Shevchenko, direttrice di Insight, che ha spiegato quanto sia stato fatto pur di mantenerlo in funzione, compreso lo spostamento di fondi da altri progetti dell’organizzazione al rifugio, ma nulla è bastato e alla fine si sono visti costretti a dover annunciarne la chiusura, in un momento in cui nel Paese le voci degli omofobi stanno diventando sempre più forti e violente.

“A causa della guerra stiamo notando una grande ondata di organizzazioni nazionaliste, molte di queste sono ultranazionaliste e radicali. Sfortunatamente molte persone in Ucraina collegano queste cose con il patriottismo. Queste organizzazioni cacciano le persone LGBTQI in cosiddetti safari, anche dopo le proteste pubbliche, organizzano eventi e creano gruppi per attaccare gli attivisti. E la polizia non fa nulla a riguardo”.

Al momento a Kiev vi è solamente un altro rifugio per persone LGBT+, ma essendo gestito da Alliance Global, un gruppo per la prevenzione e la sensibilizzazione sull’HIV, offre supporto solamente a uomini gay e persone trans, considerate le persone a maggior rischio di contrarre la malattia, lasciando quindi fuori un’importante fetta delle persone che prima si riferivano al rifugio di Insight.

In un momento di forte opposizione alla comunità LGBT+ e di crescenti pressioni da parte della Russia, la cui omotransfobia è risaputa a livello globale, l’esistenza di rifugi in cui tutti i membri della comunità possano ripararsi e porre le basi per la loro vita è necessaria e salva vite, e la sua assenza potrebbe portare alla perdita di molte vite e ad un aumento dei crimini d’odio.

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