Un giovane su 40 si identifica come transgender o genderfluid

Secondo uno studio portato avanti tra il 2018 e il 2019 dalla Fondazione Fontana, uno su quaranta giovani italiani (il 2,3% circa) si identifica come transgender o genderfluid.

Il dato è stato rilevato a seguito della distribuzione di un questionario anonimo che chiedeva di definire la propria identità di genere a circa 5 300 ragazzi di Puglia, Campania e Veneto, di età compresa tra i 18 e i 21 anni.

Ciò che ha maggiormente colpito dei dati è la sostanziale differenza rispetto a quelli raccolti fino ad ora a livello nazionale dall’Istituto Superiore di Sanità, per cui sarebbero tra lo 0,4% e l’1,3% (circa 400 000 persone); si pensa che la differenza sia dovuta principalmente alla fascia d’età presa in considerazione, i giovani, quindi un gruppo con maggiore informazione ed educazione sull’identità di genere, con maggiori tassi di accettazione della comunità e di rappresentazione nei media.

Lo studio si era prefisso non soltanto l’obbiettivo di capire quante persone transgender ci fossero in media nel Paese, ma anche di analizzare e capire quei dati, quindi come si arrivi ad una risposta piuttosto che un’altra, quali fattori influenzino in un senso o nell’altro, e soprattutto l’influenza della forte transfobia che ancora caratterizza la penisola: si ritiene infatti che i numeri sarebbero molto più alti se non vi fossero discriminazioni e violenze così frequenti, se non ci fossero così tanti rifiuti e così tanta ignoranza da parte delle famiglie, se dottori ed assistenti sociali fossero maggiormente informati sul problema, in quanto spesso medici e psichiatri non hanno risposte ai dubbi dei propri pazienti sul percorso di transizione, o sono meno informati dei pazienti stessi, e la forte transfobia presente anche nell’ambito della medicina, con pazienti costretti a viaggiare per mezza Italia pur di poter essere seguiti da esperti in un processo complesso e determinante come la transizione.

Ha infatti commentato Carlo Foresta, professore ordinario di Endocrinologia all’Università di Padova e direttore dello studio:

 “La salute delle persone transgender è un tema sempre più attuale all’interno della programmazione sanitaria. I numeri fino ad oggi noti, tuttavia, rappresentano probabilmente un dato ampiamente sottostimato, a causa della mancanza, anche in ambito sanitario, di attività condivise volte a garantire il mantenimento della salute e dell’equità dell’accesso alle cure e a causa della paura delle persone transgender di manifestare la propria condizione. Secondo un recente studio europeo molte persone transgender non trovano una risposta adeguata da parte di medici e psichiatri riguardo la loro transizione di genere e trovano invece situazioni negative di pregiudizio nell’accesso alle cure sanitarie dovute alla loro identità trans. Un altro studio statunitense riposta che più del 50% deve insegnare al proprio curante qualche aspetto dei propri bisogni”.

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