Yew Fook Sam, il malese “non abbastanza gay” per rimanere nel Regno Unito

Dopo quattordici anni di vita nel Regno Unito, anni di lavoro, di attivismo, nel suo piccolo, di costruzione di una nuova vita dopo l’abbandono della moglie assieme ai figli a seguito della scoperta della sua omosessualità, Yew Fook Sam rischia di essere rimpatriato perché, secondo l’Home Office, non può essere gay se non ha un partner dello stesso sesso.

Secondo l’ufficio l’uomo starebbe semplicemente mentendo per poter rimanere nel paese in quanto al suo primo arrivo nel paese nel 2005 non aveva dichiarato il proprio orientamento sessuale: questa affermazione non tiene però in conto che proprio in quel primo periodo fu aiutato da Open Table, una comunità cristiana ecumentica per la comunità LGBT+, oltre ad aver partecipato a numerosissime iniziative legate alla comunità stessa, tra cui il Pride per diversi anni.

È proprio Open Table ad aver lanciato una petizione per opporsi al rimpatrio, con il coordinatore Kieran Bohan che così commenta la vicenda:

“Sam ha 67 anni ed è in fragili condizioni fisiche, ha bisogno di sostegno. Ci sono moltissime persone che a questa età restano single, a prescindere dal proprio orientamento sessuale. Ma non per questo cessano di essere gay, bisessuali o eterosessuali solo perché non hanno un partner. È assurdo e ingiusto”.

Yew Fook Sam è arrivato nel Regno Unito con un visto turistico nel 2005 ed ha lavorato regolarmente e pagato le tasse fino al 2016, anno nel quale è stato arrestato mentre lavorava come fattorino ed ha dovuto passare dieci mesi in un centro di detenzione Harmondsworth, vicino Londra, dove ha chiesto asilo tentando di sopravvivere con i £5 giornalieri che gli passa il governo per il sostentamento, non potendo lavorare finché la richiesta non sarà accettata: ma un giudice a Manchester lo scorso ottobre la ha appunto negata perché ritiene la possibilità che Sam sia gay “improbabile”.

Se dovesse rientrare in Malesia, suo paese natale, sarebbe probabilmente arrestato, essendo l’omosessualità considerata un reato, e probabilmente finirebbe in un centro per la terapia di conversione e sarebbe nuovamente costretto a nascondere la propria identità, questa volta per il resto della sua vita.

Ma Yem Fook Sam non è l’unico richiedente asilo a non essere stato seguito a dovere dall’Home Office: secondo un rapporto sul trattamento delle domande di asilo LGBT+ più del 10% delle interviste contenevano domande “di natura insoddisfacente” mentre oltre il 20% degli intervistati erano stereotipati, e questo tipo di trattamento si è diffuso esponenzialmente nell’ufficio durante il periodo in cui Theresa May era osservatrice, con frequenti domande particolarmente personali sulla loro storia sessuale.

Nel 2017, anno in cui il 78% delle richieste è stato negato, l’Home Office ha essenzialmente consigliato in via ufficiale alle persone rimpatriate in Afghanistan di “fingere di essere etero”. Nel frattempo, molti altri studi hanno riprovato la mancanza di professionalità dell’ufficio e la forte dipendenza da stereotipi e criteri arbitrari.

La storia di Yew Fook Sam non è dissimile da molte altre che si sono susseguite negli ultimi anni in numerosi paesi europei, decisioni repentine basate su stereotipi che mettono a rischio vite ogni giorno.

La petizione può essere firmata qui: https://www.change.org/p/home-office-stop-the-deportation-of-yew-fook-sam

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