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Youtube criticato per un video in celebrazione del Pride

YouTube ha rilasciato giovedì 7 un breve video per inaugurare la stagione del Pride 2018, contraddistinto dall’hashtag #ProudToCreate, con celebrità del calibro di Hayley Kiyoko, Troye Sivan, Peppermint, Janelle Monáe, Tyler Oakley ed Adam Rippon.

Al video è seguita una dicharazione: “La nostra comunità LGBTQ da decenni trasforma le avversità in creatività ed espressione personale. Su Youtube, abbiamo visto creatori LGBT usare le proprie voci per condividere le loro storie, la loro arte, la loro musica e le loro passioni per aiutare a cambiare la cultura, aumentare la visibilità e creare il cambiamento.”

“Siamo così orgogliosi dei contributi che avete offerto alla piattaforma; avete aiutato a rendere Youtube ciò che è oggi.”

Nonostante il messaggio propositivo, il video ha ricevuto oltre il doppio dei dislike rispetto ai like (ad oggi 12/06 125.000 dislike ca), non soltanto da parte della userbase omofoba, ma anche dalla comunità LGBT+ stessa che ha vissuto molte divergenze con il sito di streaming di video.

Difatti, già dal 2017 è nata la cosiddetta “Adpocalypse”, per cui YouTube ha applicato un algoritmo per cui qualsiasi video contenesse nel titolo argomenti di politica, tra cui qualsiasi parola legata alla comunità LGBT+, veniva automaticamente demonetizzato per evitare che i video degli sponsor finissero su video dai contenuti scomodi; il risultato, però, è stata la quasi completa demonetizzazione dei contenuti lgbt+ della piattaforma, con molti youtuber costretti ad abbandonare il proprio canale, ridurlo ad un hobby o aprire pagine Patreon o GoFundMe pur di poter continuare a produrre contenuti con la stessa frequenza. L’altra conseguenza è stata l’alienazione della userbase lgbt+, che da un giorno all’altro ha visto sparire molti dei propri youtuber preferiti o ne ha visti ridotti i contenuti o ancora cambiati i titoli e gli argomenti dei video per poter nuovamente rientrare nella categoria dei video monetizzati.

La categoria più colpita, però, è stata quella degli youtuber che trattano di politica, di cui molti hanno visto le entrate quasi azzerarsi.

La questione è stata in parte risolta, anche attraverso un sistema di contestazione del blocco, ma ancora molti sono i danni persistenti.

Una nuova controversia è nata quando dal mese scorso molti utenti hanno cominciato a riscontrare la presenza di pubblicità omofobe su video di creatori di contenuti LGBT+ e quando hanno provato a segnalare il problema a YouTube, la risposta è semplicemente stata di segnalarli caso per caso quando succede, non ritenendo che ci fosse alcun problema nella loro presenza sul canale di membri della comunità stessa.

YouTube da una parte è una delle piattaforme più kid-friendly per l’accesso a contenuti LGBT+, dall’altra negli ultimi anni si è dimostrata sempre meno disposta a schierarsi dalla parte degli youtuber, LGBT+ o no, prendendo sempre le parti delle compagnie le cui pubblicità figurano sul sito, pur se ciò rischia di portare ad un calo della qualità.