About Brexit.

Sarà che mi è stato insegnato fare così, sarà che ho avuto dei maestri particolarmente strani nella vita, ma non riesco, me ne rendo conto, non sono proprio in grado di accettare per buona una qualsiasi considerazione solo per principio.

Ho letto oggi di esaltatori della democrazia diretta, felici per la scelta degli inglesi, non necessariamente per la scelta in sè, ma per essersi serviti di uno strumento di libertà.

Bene, condivisibile, però nello stesso istante in cui ho letto queste parole mi è venuto da pensare.

Se la democrazia fosse una robetta semplice di scelta popolare perché abbiamo dei parlamenti, dei governi e dei giuristi a guidarci?

È stata una scelta libera di volontà del popolo certo, ma in un contesto storico in cui si cerca di lavorare per creare una Unione forte, che esuli dal fattore economico, perché in un determinato confine quella libertà popolare di decisione deve superare la mia libertà di poter stare lì, mettendomi in condizioni di sentirmi straniero, in un territorio geografico, anche più ampio, all’interno del quale sono stato cresciuto, ed educato per sentirmene parte?

I dati anagrafici sui risultati del referendum sono chiari.

Sono nato nell’anno in cui fu raso al suolo il muro di Berlino, l’ho letto e imparato sui liberi di storia, cominciava, si dice, un periodo migliore, in cui il mondo si impegnava a cooperare per evitare accadessero nuovamente le mostruosità di pochi decenni prima.

Sempre sui libri di storia ho letto come ci si è arrivati, in quei decenni, a causare la catastrofe.

Non sto facendo Nostradamus sia mai, riflettevo solo su come chiudendosi, in passato, ed esaltandosi, dall’interno i vari mondi siano poi collassati.

Possiamo anche continuare a dirci che l’Inghilterra è sempre stata fuori dall’idea di Unione per la sterlina e robe economiche nelle quali non entro in merito, ma basta poco, basta leggere o ascoltare chi ci vive, per capire che non si è votato sulla sterlina, ma sull’accento con cui quella lingua, ormai universale, viene pronunciata in madrepatria.

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