Crossdressing: l’arte di mimetizzare la propria identità

Crossdressing: non una parafilia, ma un progetto intelligente di vivere la sessualità (e nella società)

Il crossdressing, o più impropriamente travestitismo, viene definito come l’atto di indossare vestiti comunemente associati al ruolo di genere opposto al proprio per motivi ludici ed erotici.

Apparentemente un’inclinazione sessuale poco comune, il crossdressing è in realtà una pratica molto diffusa,omogeneamente distribuita tra uomini e donne. Prima di approfondire il discorso, però, due premesse sono necessarie.

Man wearing womans brasiere and dress

La prima riguarda il concetto stesso di genere. Anche se ormai siamo tutti mooolto informati, preferirei fare chiarezza sul significato di questo termine. Oggi più che mai, dato che quotidianamente siamo sottoposti all’utilizzo inadatto dell’inglesismo gender, legato a una fantomatica teoria di omosessualizzazione del pianeta.Intanto è importante evidenziare che la sessualità umana si costruisce sulla base di tre elementi:

  • sesso: indica l’apparato genitale di cui l’individuo è dotato alla nascita, e che ne determina la sua biologia maschile o femminile, ovvero il modo in cui è percepito dall’ambiente circostante (se è maschio o femmina, per farla semplice);
  • orientamento sessuale: si rifà all’oggetto del desiderio sessuale dell’individuo, ovvero stabilisce se la sua carica erotica sia rivolta a persone di sesso opposto (le portatrici sane di vagina) o del proprio (la minchia di mare).
  • identità di genere: è il sesso a cui l’individuo sente di appartenere, quello in cui si riconosce, che non ha nulla a che fare col sesso biologico – un individuo biologicamente maschio potrebbe percepire se stesso come donna, e viceversa.

ZAEH_MONAE_SHOT4-41La seconda premesse – doverosissima – è la seguente: il fatto che io abbia deciso di parlare di travestitismo durante la settimana di Carnevale è del tutto casuale. Ho profondo rispetto per tutte le fantasie sessuali (per lo meno quelle consumate tra adulti consenzienti!)

Bene. Ora, il crossdressing (o travestitismo) non ha nulla a che vedere con la transessualità. Se quest’ultima, infatti, è la naturale condizione di chi individua una discrepanza tra il proprio sesso e la propria identità di genere, il travestitismo non è in alcun modo legato al genere sessuale.

Il crossdressing (non quello alla Norman Bates, eh!) è infatti solo una pratica, erotica, ma pur sempre una pratica. Non un atteggiamento, ma un comportamento che scaturisce eccitazione nel soggetto. Un uomo eterosessuale può essere un perfetto crossdresser quando raggiunge l’apice del piacere masturbandosi indossando indumenti da donna. Una donna lesbica che gode nel mostrarsi pubblicamente vestita da uomo e nel farsi percepire come tale.

Ecco un’altra caratteristica del crossdressing: è una pratica in realtà individuale ed egoistica, che l’individuo rivolge al proprio piacere. Ed è una pratica che si può consumare in privato (segreta), o all’aperto (dichiarata). Un uomo che si veste da donna sotto richiesta della propria partner è un sottomesso o al più un amante dei giochi di ruolo d’umiliazione. Il crossdresser ama agghindarsi nel modo tipico del sesso opposto perché gli piace, perché lo eccita, perché lo stuzzica.

Ma perché?

tumblr_inline_o8jez28io71qeimwq_400Un motivo molto diffuso è la gratificazione sessuale. Le sensazioni che provano alcuni uomini al contatto con i tessuti tipicamente femminili o nell’osservare la propria versione “al femminile” gli procura grande eccitazione (questo vale anche per le donne crossdresser.)

Un secondo motivo, che gli psicologi ritengono più sottile ma anche più significativo, è la volontà di esplorare – anche visivamente – la propria altra parte di sé. Un uomo che, se pur in privato, indossa abiti femminili si sente finalmente libero di sperimentare tutte quelle emozioni che socialmente sono poco accettabili in un individuo di sesso maschile. Pianto, debolezza, tenerezza. Per pochi istanti può davvero esprimere se stesso.

E poi c’è il desiderio di provare cosa significa l’espressione potere di seduzione femminile. Nella società occidentale è convenzionalmente poco attraente un uomo che prepara se stesso a un appuntamento, sessuale o non, come una donna. E’ il potere di scegliere quando e di chi attirare l’attenzione. E’ il potere di far girare una persona a guardarti, anche altri uomini. Di fatto è quella stessa sensazione che provano i modelli di lingerie, che attraggono sguardi di uomini e donne indistintamente dall’orientamento sessuale del pubblico.

Erroneamente, in definitiva, si ritiene che il travestitismo sia un’inclinazione omosessuale, il tentativo di un gay di sentirsi donna, di una lesbica di essere uomo. In realtà il crossdressing è prevalentemente una pratica eterosessuale, e proprio per questo è considerata una trasgressione. Eppure, gli psicologi non ritengono sia da inserire nell’elenco delle parafilie, piuttosto da considerare un processo di civilizzazione e equalizzazione futura, quando finalmente le barriere di genere saranno opposte e ciascuno potrà semplicemente vestire, atteggiarsi e comportarsi per come sentirà nel profondo.

c54fbbe7-3b6f-44bc-847d-5a233c0a0d92E voi cosa ne pensate?
Siete pro o contro gli uomini in gonnella sull’autobus?
Ma soprattutto, avete mai rovistato nei cassetti di mammà?
La cosa vi imbarazza?

One thought on “Crossdressing: l’arte di mimetizzare la propria identità”

  1. Ciao! Bell’articolo! Sono un crossdresser abituale con fine erotico. Ma in realtà è proprio vero quel che dici, confermato non solo dalla mia mera esperienza personale ma anche dal mio psicologo, ovvero che quando “dismetto” i panni del cross, io sono un semplice ragazzo etero. Ma etero al punto che nella realtà, e questo mi accade anche quando sono “travestito” (termine improprio ma ci siamo capiti), non troverei appagante baciare un uomo neanche per sbaglio, anzi l’idea mi ripugna, e chiedo venia per l’utilizzo di questo termine che forse potrebbe risultare omofobico (tutt’altra l’intenzione) ma è ciò che in effetti mi suscita.
    Ammetto che fa piacere “vedersi confermati” ogni tanto perché in merito a tale discorso non solo l’ignoranza ahimè è ancora tanta, ma soprattutto siamo ancora troppo indietro nell’emissione di giudizi appropriati. Cito testualmente: “[…] Eppure, gli psicologi non ritengono sia da inserire nell’elenco delle parafilie, piuttosto da considerare un processo di civilizzazione e equalizzazione futura, quando finalmente le barriere di genere saranno opposte e ciascuno potrà semplicemente vestire, atteggiarsi e comportarsi per come sentirà nel profondo”. Non potrei essere più d’accordo.

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