Dolores. To the faithful departed.

And I miss you, when you’re gone
That is what I do, baby, baby

Sono nato nel 1980. Questo significa che ero un adolescente nei turbolenti anni 90 e la musica era già parte di me. Ho attraversato tutti i clichè. Pop, la musica italiana e quelli che ti dicevano che tutto andava bene. Perchè tutto andava bene. All’inizio. Poi le cose sono cambiate: sono diventato un turbolento adolescente, in preda a tempeste ormonali, ribellione e grunge. E la guerra era arrivata a un passo da noi. Avevo bisogno di urlare, di esprimere il mio disagio. Ed ecco i Nirvana, i Soundgarden, le Hole e Jeff Buckley.

Gli U2 mi avevano aperto una coscienza politica, Skin era magnetica, Shirley Manson disturbante e affascinante. E poi siete arrivati tu e i tuoi Cranberries con Zombie: e la tua voce ha squarciato il mio torpore.

Come te nessuna mai. Oggi tutte ‘ste sgallettate ci provano a cantare come te. Ma tu eri unica. Sul serio.

Con la tua intensità mi hai raccontato il dramma della Bosnia, insegnato a onorare gli scomparsi e mi hai fatto capire il vero orrore della guerra, ma anche quanto possa essere intenso e feroce l’amore.

Con te, oggi, se ne va un pezzo fondamentale della mia adolescenza e della mia vita. Tu mi hai letteralmente cresciuto e questo non lo dimenticherò mai.

Ho saputo della tua scomparsa tramite un post di Instagram della tua amica Skin, sconcertata e piena di dolore. E davvero non ci volevo credere.

Addio, Dolores, grazie per avermi tenuto la mano per più di 20 anni. Se sono quello che sono, oggi, è anche un po’ grazie a te e alla tua musica.

Tracio

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