Domenica in Musica: Jennifer Lopez – J.Lo

E’ uscito proprio questa settimana Ni Tu Ni Yo, nuovo singolo latino di Jennifer Lopez, e noi del Punto H non potevamo non celebrare il comeback della diva newyorkese riascoltando J.Lo, il disco che ha creato l’icona che è oggi.

Pubblicato nel gennaio del 2001, J.Lo è il secondo album di Jennifer Lopez, il primo per successo commerciale, con 4 dischi di platino certificati nel solo territorio statunitense e al sesto posto tra i dischi più venduti di quell’anno. Aperto e lanciato da Love Don’t Cost A Thing, J.Lo è un mix perfetto di ritmi pop, r&b, dance e latini che hanno dato vita a una quantità spropositata di hit che ancora oggi, a 16 anni di distanza, balliamo e ascoltiamo con sconfinato piacere, immaginandoci tutti ricchi, fighi e culoni come la diva del Bronx.

Dicevamo, Love Don’t Cost A Thing, che apre e anticipa il disco, è un brano r&b sporcato di dance in cui la nostra Jennifer Lopez rivendica con orgoglio il suo status di donna indipendente. Come si fa  a non cantarla a partire dalla prima nota? Produzioni simili per I’m Real, irresistibile quarto singolo da J.Lo.

Piccola curiosità: il Murder Remix di I’m Real, pezzo cantato col supporto di Ja Rule che ha raggiunto la #1 in USA, contiene lo stesso campionamento (Firecracker) che Mariah aveva chiesto per Loverboy ben prima di J.Lo, ma, grazie all’intervento di Tommy Mottola, J.Lo avrebbe avuto la precedenza sul brano da campionare e Mariah si sarebbe trovata costretta a ripiegare su altro. Da qui tutto l’astio di Mariah nei confronti di J.Lo, riassunto dalla celebre gif “I don’t know her”.

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Spazio alla dance più spicciola su Play, secondo singolo da J.Lo, altra indimenticabile pietra miliare. Si continua a ballare su ritmi puramente pop/dance anche sulla successiva Walking On Sunshine, che non è stato singolo ma che avrebbe sicuramente performato alla grande in classifica.

Iniziamo finalmente a latineggiare su Ain’t It Funny, personalmente il mio brano preferito da J.Lo e di tutta la discografia di Jennifer Lopez, una midtempo in cui confluiscono alla perfezione malinconia, ritmi latini, r&b e un video dalle atmosfere gitane… l’alchimia perfetta (apro parentesi per commentare gran parte dei video pop dei primi anni 2000, con quegli intermezzi ballati posticci che arrivavano inaspettati a metà video, intermezzi tanto inutili quanto trash, che hanno traumatizzato tanti delle nostre generazioni). Cariño riprende e amplifica i ritmi latini, catapultandoci di prepotenza in un bar di Porto Rico, adorabile.

Siamo sinceri, dopo Cariño, il resto di J.Lo si perde e di tracce degne di ascolto ne restano una manciata: We Gotta Talk, Dance With Me, That’s The Way, Dame – Touch Me, Si Ya Se Acabo e I’m Waiting. Tutti brani piacevoli, ma così calati nel sound di quel 2001 che oggi risultano decisamente datati, copie sbiadite e meno efficaci di quanto ascoltato nella prima metà del disco. Un discorso a parte va fatto per I’m Gonna Be Alright, che invece non ha nulla da invidiare alla forza di una Love Don’t Cost A Thing.

Insomma, J.Lo è il disco più iconico di Jennifer Lopez, il disco che l’ha resa la popstar internazionale che è oggi e in quanto tale l’abbiamo celebrato, per quella profusione di singoli indimenticabili che ci fanno ancora sbattere e sudare. Se poi volete ascoltare dischi di J.Lo più completi e soddisfacenti, personalmente vi consiglio Rebirth e Love?.

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