Ekdal: “I gay Nel calcio hanno paura di dichiararsi” VIDEO

Albin Ekdal contro l'omofobia

Durante l’incontro Sport VS Omofobia tenutosi al parlamento Europeo a Bruxelles, Albin Ekdal parla senza mezzi termini:

“Nel calcio solo otto giocatori si sono dichiarati omosessuali. Molti altri vorrebbero farlo, ma non sono si sentono liberi per paura delle reazioni negative”.

Il video intero potete trovarlo qui di seguito:

OMOFOBIA, IL MESSAGGIO DEL CAMPIONE DELLA SAMP ALBIN EKDAL

#OMOFOBIA, IL MESSAGGIO DEL CAMPIONE DELLA #SAMP ALBIN #EKDALRingrazio l'U.C. Sampdoria per il sostegno alla battaglia e Albin Ekdal per il bellissimo video-messaggio con cui ha partecpato al nostro evento: campione in campo e fuori! — Post della pagina di Tiziana Beghin

Pubblicato da Tiziana Beghin su Martedì 4 febbraio 2020

Nel video Edkal ha raccontato come i giocatori gay che vorrebbero fare coming out “si sentano obbligati a nascondersi, fuggire e vivere nella paura” e che “bisogna reagire e usare l’istruzione come una forza per un cambiamento.  In mondo ideal nessuno dovrebbe sentirsi a disagio nel dichiararsi omosessuale, che sia nella vita o nel calcio.” 

Un messaggio forte e chiaro che viene dal capito della Svezia, squadra che da tempo promuove messaggi e azioni contro l’omofobia.

Le parole di Edkal risuonano forte in un ambiente, quello calcistico, che ha ancora un approccio medievali, macchiata, retrograda nei confronti della sessualità e dell’idea del maschio-giocatore di calcio. 

Ricordate quando Antonio Cassano nel 2012 disse “ci sono froci in Nazionale? Se sono froci, problemi loro, speriamo che non ci siano veramente”. Un’affermazione che costò al giocatore italiano non solo una forte gogna mediatica ma anche una multa di 15mila euro da parte della UEFA e l’obbligo di scrivere una lettera di scuse. 

Ricordate i primi giocatori a fare coming out?

Il primo giocatore a dichiararsi omosessuale fu Justin Fashanu, apostrofato dal suo allenatore –  Forest Brian Clough – come il “fottuto finocchio”. Fashanu è morto poi suicida nel 1998 dopo l’accusa di una violenza sessuale su un 17enne – accusa che non fu mai provata come vera – ma che lo ha portato al gesto estremo. Nella sua lettera d’addio aveva scritto: “Avevamo avuto un rapporto consenziente, lui mi ha chiesto dei soldi. Spero che il Gesù che amo mi accolga tra le sue braccia”.

Nel 2014 a fare coming out con un’intervista al Die Zeit, ci ha pensato il giocatore tedesco Thomas Hitzlsperger che disse: “immaginatevi i discorsi in uno spogliatoio e certe battute sull’omosessualità. Anche questo ti impedisce di fare coming out, la paura della reazione dei tuoi compagni”.  Thomas ha fatto coming out solo alla fine della sua carriera come giocatore.

Pare che questo muro di discriminazioni si stia incrinando e che prima o poi – noi speriamo presto – sia destinato a cadere in mille pezzi. 

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