Flessibilità e sessualità: è lecito parlarne?

I bi-curiosi: animali fantastici o forme di vita (iper)intelligenti?
La flessibilità sessuale esiste?

Argomento spinoso davvero, quello che voglio affrontare, lo so. Controverso, per di più. Specie dopo una giornata di anticipo natalizio, a mangiare arancine, bere birra e conversare del più e del meno satolli e con la cintura slacciata. Ma il discorso è capitombolato fuori, tra un Cosa farai a Capodanno? e un Come va a lavoro? Ma è davvero così distante dalla realtà? Non saprei.

Li chiamano bi-curiosi, anche se forse il termine più corretto per indicarli è flessibili.
Etero-flessibili, o omo-flessibili.

Conoscete tutti la Scala di Kinsey? E’ un sistema di classificazione degli orientamenti sessuali nell’essere umano. Il principio fondamentale su cui è sviluppata è che il mondo non possa essere diviso in pecore e capre. Insomma, le sfaccettature della sessualità umana sarebbero più complesse e graduali, anche a seconda del contesto, dell’età e delle circostanze ambientali.

La scala è composta da sei livelli che vanno da 0, che indica una tendenza esclusivamente eterosessuale, a 6, ovvero il polo diametralmente opposto, e cioè una tendenza esclusivamente omosessuale. In mezzo, al punto 3, la bisessualità. Tra questi tre capisaldi categorici, quattro livelli di flessibilità sessuale, appunto, che mischiano le due componenti (straight e gay) con prevalenza più o meno significativa di una delle due.

3-4Lo studio di Kinsey aveva, già negli anni Ottanta, portato a conclusioni sorprendenti (e culturalmente sovversive). Dimostrava, basandosi su un campione eterogeneo di individui, come uomini e donne reagissero sessualmente a persone di entrambi i sessi più spesso di quanto fosse culturalmente accettabile (o anche solo concepibile). Con una prevalenza di comportamenti flessibili negli uomini.

Eppure, l’eteroflessibilità (e, di conseguenza, l’omoflessibilità) sembrano ancora oggi una chimera.
Non di rado è capitato al sottoscritto di essere guardato come un alieno per aver solo espresso un parere “carico di significato erotico” nei confronti di una ragazza. E no, non parlo di riconoscerne l’oggettiva bellezza estetica, ma di commenti da spogliatoio. Io quella me la farei. Che poi sì, rimaniamo sempre nella sfera dell’ipotetico condizionale improbabile, ma l’idea mi sfiora. Cioè, tipo che io la Casalegno me la bomberei, detto fuori dai denti.

Lo so, non è sufficiente la mia esperienza per dimostrare che Kinsey avesse ragione, o che la bicuriosità sia un dato di fatto, una fetta del reale, che esista concretamente.

bi-960x623Ma l’obiettivo della sessualità flessibile, considerata da molti psicoanalisti come una vera e propria fantasia erotica, non è quello di raggiungere un coinvolgimento emotivo. Piuttosto, appunto, quello di soddisfare un desiderio sessuale, senza alcun investimento sentimentale, per sperimentare occasionalmente un sesso differente.
Spesso, accade quando le condizioni lo permettono.

Un bacio saffico, o l’americanissimo bro-job (ovvero ricevere sesso orale da un amico, gay o etero che sia), la masturbazione reciproca, ma anche rapporti omosessuali più completi. Realizzazioni di desideri che non ci appartengono, se siamo etero, ma che ci stuzzicano. Generalmente giustificati come postumi di una sbronza epica. Accadono.

E noi – noi comunità gay, intendo, perché il problema a volte siamo noi – subito a puntare il dito.
“Non esistono bi-curiosi, ma solo gay repressi.”
E’ davvero così?
Ripenso a me, che non sono un etero-represso. O ai ragazzi che tra i sedici e i ventiquattro anni sperimentano il proprio corpo, anche solo per il gusto di farlo. Non è forse il termine a essere dispregiativo? Eteroflessibile suona in effetti meno pregiudicante. O forse non è la società a essere troppo machista? Categorica nell’assolutezza delle definizioni che fornisce?

Gli esperti precisano che l’eteroflessibilità non è necessariamente una bisessualità/omosessualità negata. Semplicemente è 09la scelta consapevole di prendere in considerazione l’idea di avere relazioni o avventure con persone del proprio sesso. Per trasgressione, sperimentazione, o, appunto, solo curiosità. A volte per una cotta vera e propria.

Ciò che distingue un eteroflessibile da un bisessuale è l’occasionalità con cui si verificano, nel corso della sua vita, i comportamenti omosessuali. Una volta, quell’unica volta, in un mare magnum di sesso etero.

app_full_proxy-php_E qui mi sorge un dubbio.
Saranno i fumi dell’alcol di oggi, ma… al di là di tutto. Al di là di Kinsey, o di quell’articolo che su Vanity Fair affermava che tutte le donne sono intimamente bisessuali. Al di là dei motivi, delle sbronze, della curiosità. Non dovremmo noi essere i primi a manifestare per la libertà di fare sesso con chi vogliamo (oltre e soprattutto che per quella di amare chi amiamo?

Solo perché gli orientamenti monosessuali tendono a essere poco visibili e discriminati, non significa per forza che siano ambivalenti. O che un uomo o una donna eteroflessibile stia in realtà reprimendo la sua natura gay o solo cercando attenzioni. E per le stesse ragioni, persone che di per sé avrebbero un orientamento flessibile possono definirsi semplicemente eterosessuali perché non conoscono il termine, perché non lo ritengono rilevante, per paura di essere additati o… beh, per semplicità.

Senza dubbio la cosa più importante è che ciascuno sia libero di definirsi come preferisce, con le parole o espressioni che lo descrivono meglio. Che cosa ne pensate?

 

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