Freakend – I fatti della settimana

E mentre al sud ci sono stati addirittura incendi e si sono sfiorati 46 gradi, qui a Milano…PIOVE, tanto per cambiare insomma. Un’estate che fatica ad arrivare e che ci lascia inermi a scrutare il tempo in attesa di un pavido raggio di sole.

E così un’altra settimana è passata, ma un evento su tutti ha segnato gli umori e ha piantato un paletto dolorante nei cuori dell’intero pianeta, quello civile. Sto parlando della strage di Orlando.

I fatti sono noti a tutti ormai, il mondo è stato scosso, dai diretti interessati che in prima persona, parenti, amanti e amici che hanno subito il dramma del lutto fino all’intera comunità LGBTQ che ha subito un attacco tremendo e sicuramente indimenticabile.

Non mi dilungherò sul caso in sé, sui motivi e sulla bestia responsabile; quello che ha fatto più male in assoluto è stato il putiferio scaturito all’indomani della mattanza a sfondo omofobo. Centinaia sono stati i commenti che appoggiavano la sparatoria, che inneggiavano al killer, chi si è gettato in improbabili e disgustose teorie complottiste volte a far credere che tutto ciò sia una farsa atta a privare i cittadini americani dell’uso/abuso di armi da fuoco; chi ancora continua a negare l’ombra omofoba, la principale responsabile della tragedia.

Perché quando qualcuno vive nella paura e nel disprezzo è capace di tutto pur di negare la gioia a chi decide di vivere la propria vita tranquillamente in completo amore.
Quello che ferisce sopra ogni cosa, quello che ha ucciso le vittime una seconda, terza e quarta volta, quello che sputa in faccia ai cadaveri ancora caldi è il negazionismo, è il rifiuto è la deprivazione della libertà. Lo schiavismo del bigottismo, insito in questo nuovo medioevo.
E badate bene che non parlo solo di coloro che non comprendendo un mondo “distante” dal loro lo reputano anormale e ingiusto. Parlo anche e soprattutto del marciume che divora dall’interno la stessa comunità gay. Un conformismo che ci vuole stereotipati, un impasto stantio che vede l’uomo virile e rozzo e la donna sottomessa e pudica, ma con la missione di sgravare all’occorrenza e di dare piacere al proprio compagno ha causato la distorsione della realtà perfino negli omosessuali: allontanare gli effemminati perché minano alla saldezza del personaggio mascolino che mi sono costruito per paura/vergogna del confronto con la società; e da qui nascono i vari MxM, no checche, Maschio per pari. E potrebbe sembrare un fattore di poco conto da rilegare solo nelle varie chat di incontri, ma non è così: è un problema gravissimo che si ripercuote rovinosamente nella lotta quotidiana contro la discriminazione. Perché se un eterosessuale vede un omosessuale disprezzare i suoi simili, altro non fa che sentirsi nel giusto, perché “se anche i froci si disgustano a vicenda vuol dire che io ho ragione” e poi siamo costretti a piangere la morte di innocenti, perché quando poi vi diranno che se la sono cercata voi dovrete stare solo zitti; in qualche modo sarete responsabili e complici.

Questo accade anche durante i Pride, le famose Carnevalate da circo. I pride dovrebbero farsi in giacca e cravatta, giusto? NIENTE DI PIU’ SBAGLIATO. Pride, miei cari vuol dire orgoglio, di essere sé stessi, di essere liberi, di volare alto oltre le occhiatacce della gente, oltre il rifiuto di imbecilli dall’enorme pochezza interiore. Il Pride è la lotta di chi decide di rompere la routine composta da schematiche attitudini comportamentali. Il Pride non va fatto in giacca e cravatta, va fatto nudi, completamente spogliati dal consueto, al pride manifesta l’anima, non l’abito.

E allora spogliatevi, cari miei, i diritti si ottengono lottando, ma anche sorridendo, non scoraggiandosi e se il mondo non vuole accettare chi ha deciso di scoprire le sue ali beh… le sue vertigini faranno solo da coro angelico al dispiegamento delle ali.
Spogliatevi e ballate alla luce del sole, brillate di gioia e di glitter; amate e abbracciatevi, amate e fate l’amore e gli innocenti del Pulse non saranno morti invano, diverranno una corazza del cuore di chi è stufo di sentirsi sbagliato, di camminare a volto basso e mani in tasca, occhi aperti e cuore chiuso. Spiccate il volo in nome dei 50 morti di Orlando.

Vivete anche per loro.
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