#Milanopride 2014 – tra lotta per i diritti e Flop organizzativo

Milano Gay LifeIl brutto tempo e la minaccia di pioggia che è poi divenuta reale non ci ha fermati! Così come non ha fermato le circa 10,000 persone che hanno preso parte alla sfilata del Gay Pride di Milano 2014 per rivendicare i propri diritti di esseri umani, di famiglia e per essere riconosciuti una volta e per tutte come normali cittadini e non di serie B! Il diritto alla famiglia e al rispetto è sancito dalla nostra Costituzione: cavolo costa ai nostri politici applicare questa regola!?!?

Torniamo alla parata che è stata parte dell’Onda Pride Italiana che sabato 28 Giugno ha colorato la Penisola intera. Una parata green, come annunciato dal sito Gay Pride Milano, ma a mio avviso molto Low Profile: organizzata male. Dire che è una parata green e poi mettere una decina di macchine di Car2Go (che poi non ho nemmeno visto in giro) in parata a portare musica è un controsenso bello grosso. Piuttosto dite che il budget per far sfilare dei carri a tema non c’era e la questione si chiude lì.

Ammetto che il tempo e la pioggia non hanno dato proprio un grande aiuto ma mettere una banda musicale che suona “bella ciao” e musiche lente e triste sinceramente non è proprio l’idea di Pride che uno ha: tanti si chiedevano quando sarebbe uscito il morto per l’esequie.

Ora, voci fuori controllo dai gruppi organizzativi dicono che i carri non si è voluto ci fossero per evitare che come ogni anno al pride venisse dato l’appellativo di baracconata, ma certamente la loro assenza non ha creato quello scalpore e quella curiosità che tanto attira chiunque alla parata.

Il proposito di evitare la baracconata, di fondo era anche buono, ma parliamoci chiaramente: viviamo in un paese dove tutto quello che non è strettamente deciso dalla politica e dalla chiesa viene riportato come carnevalata, o baraccontata stesso, quindi perché evitarla? Studio Aperto e tanti altri tg mediocri visti dalla mediocrità dei telespettatori italiani, monteranno sempre servizi con immagini baraccone e sconce per far passare il messaggio che noi non sfiliamo per rivendicare i nostri diritti ma solo per ostentare la nostra frociaggine! (ho forse ripetuto troppe volte di seguito la parola baracconata?)

I carri, la musica, le provocazioni secondo me sono necessarie proprio a smuovere, a scuotere le menti chiuse,a creare quello scalpore giusto che porti a far parlare per giorni, mesi, magari anni, di quel pride e di quella manifestazione di rivendica dei propri diritti fondamentali!

Sinceramente, e mi dispiace, questo è stato un Pride che ha fatto e farà palare di se’ molto poco in positivo: i soliti discorsi politici e sociali triti e ritriti e fatti quasi e sempre ZERO! Lasciate però che faccia i complimenti a chi ha avuto l’idea del flash-mob dei cuori: un momento toccante, d’effetto e coreografico creato con semplicità e cuore!

P.s. Lancio innocentemente una piccola provocazione: mi rendo disponibile sin da ora ad aiutare/organizzare con chiunque vorrà il Prossimo Gay Pride Milanese per renderlo diverso, più cazzuto e che preveda incontri con politici che però portino a risultati concreti e non solo a tante belle parole. 

2 thoughts on “#Milanopride 2014 – tra lotta per i diritti e Flop organizzativo

  1. Domanda che mi pongo da qualche anno ormai: perchè le grandi città friendly, per eccellenza, non riescono a fare un Pride coi controcazzi o comunue subiscono flop organizzativi e scarsa presenza? Non riesco a spiegarmi perchè il Milano Pride conta 10.000 persone, il Bologna Pride (organizzato benissimo perlomeno) 20.000, il Palermo Pride per la 3 volta consecutiva fa l’en plein e si afferma come Pride più popolato d’Italia con 40.000 presenze quest’anno, senza parlare del Pride nazionale dell’anno scorso che venne esaltato in tutta Europa.
    La domanda mia è PERCHE’?

    1. Perché non hanno le palle certe persone. Le palle di andare completamente contro il sistema e di non accontentarsi di fare un percorso in una zona che non richiama molti turisti invece di farlo in una zona come il Duomo e il Castello. Perché a Milano tutti si sentono troppo importanti per mettersi in discussione e fare meglio. Ecco perché!

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