Giappone, concesso per la prima volta asilo ad un rifugiato per persecuzione omofoba nel Paese d’origine

Il Giappone ha per la prima volta concesso asilo ad un rifugiato LGBT+, le cui informazioni sono top secret per motivi di sicurezza, per proteggerlo dalla persecuzione omofoba nel Paese d’origine, dove sarebbe stato nuovamente arrestato se fosse tornato.

“Secondo l’agenzia per il controllo dell’immigrazione, il richiedente asilo è stato arrestato dalla polizia del suo Paese d’origine per omosessualità, detenuto in carcere per due anni ed è poi venuto in Giappone in libertà provvisoria” riferisce il giornale giapponese Asahi, secondo il quale l’Ufficio immigrazione avrebbe descritto l’omosessualità come “una caratteristica strettamente legata alla personalità o all’identità ed è difficile da cambiare”, per cui è legata ad un forte rischio di persecuzione sociale.

Ad oggi, infatti, ci sono ancora 70 Paesi nel mondo in cui l’omosessualità è un crimine, di cui in 11 è punibile con la pena di morte, secondo i dati dell’ILGA.

Pur essendo il primo caso per il Paese orientale, vi era già un precedente simile, quando a marzo un uomo taiwanese fidanzato con un cittadino giapponese aveva ottenuto un permesso speciale per rimanere in Giappone nonostante il suo permesso temporaneo fosse scaduto, stabilendo un precedente che ha probabilmente portato a questa nuova apertura dell’agenzia per il controllo dell’immigrazione nei confronti della comunità LGBT+ perseguitata all’estero; la coppia ha però criticato la decisione del Governo di non riconoscere semplicemente il loro matrimonio, che avrebbe offerto una soluzione definitiva al loro problema:

“Negli ultimi 25 anni non ho avuto nessun’altra opzione se non vivere di nascosto con la persona che amo, dato che le unioni civili tra persone dello stesso sesso non sono socialmente accettate. Se ci fosse stato permesso di sposarci, le nostre vite sarebbero ben diverse”.

Secondo il Japan Times, in totale lo scorso anno 10 493 persone hanno fatto richiesta di asilo nel Paese, per qualsiasi motivo, ma soltanto quaranta di queste sono state accettate, mentre l’anno precedente di 200 000 applicanti solo 20 hanno ottenuto il visto, con altre 45 che hanno ottenuto solo un permesso temporaneo per motivi umanitari, dimostrando quanto siano stringenti sulla questione; inoltre, la comunità LGBT+ locale, pur non essendo perseguitata, non gode di quasi nessun diritto, nemmeno per quanto riguarda la lotta alla discriminazione sociale e lavorativa, oltre che al matrimonio.

La decisione, però, potrebbe essere l’inizio di una nuova era per un Paese sempre più ricco con una popolazione sempre più vecchia.

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