Il Punto Seriale – Hollywood

Hollywood - nuova serie TV

In questa quarantena, è ormai abitudine divorare serie tv come se non ci fosse un domani. Un giorno, tra le molteplici proposte di Netflix, decido di far partire ‘Hollywood’, di cui non sapevo praticamente nulla, ma ne intravedevo solo un gran parlare sui social.

Ambientazioni elegantissime e curate, fotografia patinata, ritmo serrato e attori perfetti. ‘Ma questa sembra una serie di Ryan Murphy!‘, mi sono detto. E infatti… Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa: mi ero saltato a piè pari il nuovo prodotto dell’uomo più potente della televisione!

E allora catapultiamoci nel Secondo Dopoguerra e immergiamoci nella Mecca del cinema, laddove tutto è possibile.

 

Jack Castello è un aspirante attore come tanti: belloccio e con poco talento. Ogni mattina si reca davanti ai cancelli dei prestigiosi Ace Studios, sperando di venire scelto per fare la comparsa in qualunque film gli capiti, ma senza successo. Con le bollette da pagare e una moglie incinta, Jack si lascia tentare dal fascinoso Ernie West, gestore di una pompa di benzina che serve solo come copertura a un imponente giro di prostituzione maschile. Tra una cliente e l’altra, il protagonista si imbatte in una segretaria della direzione casting che gli fa varcare l’agognato cancello. Da lì a entrare nelle grazie di Avis Amberg, la moglie del capo degli studios, il passo è breve. E così, la sua carriera prende il via…

Parallelamente, vediamo un ingenuo ragazzone di nome Roy Fitzgerald, venire assunto dal mefistofelico agente delle star Henry Wilson: un uomo irrisolto e tormentato che non esita ad attirare a sè giovani e sprovveduti ragazzotti per soddisfare le sue più cupe perversioni. Costringe Roy a cambiare nome in Rock Hudson e lo trascina in una spirale di violenza e perversione che sembra non avere fine. Roy è omosessuale, frequenta il distributore di Ernie e lì si innamora dello sceneggiatore Archie Coleman, la cui unica colpa, per cui non potrà mai sfondare nel mondo del cinema, è quella di essere di colore.

Ma Archie ha scritto la sceneggiatura di ‘Meg’, un film che scardina le regole di Hollywood presentando, come protagonista assoluta, la talentuosa attrice afroamericana Camille Washington, fidanzata del regista Raymond Ainsley.

Un turbinìo di sotterfugi, ricatti, alleanze e menzogne, rendono la genesi di questo film assolutamente appassionante. Dopo ‘Feud’, Ryan Murphy torna a parlare del grande cinema del passato e fa sua la lezione del Quentin Tarantino di ‘Bastardi senza gloria’ e ‘C’era una volta a… Hollywood’: mischia storia vera e fiction, facendo muovere i suoi personaggi di fantasia accanto a grandi star del passato come Vivien Leigh, Hattie McDaniel, George Cukor e Anna May Wong.

Ovviamente gli argomenti chiave sono il razzismo (ma non quello da due post su Facebook e faccine imbronciate, qui si parla Ku Klux Klan) e il sessismo, in un susseguirsi di malefatte da far impallidire il #MeToo. Ogni personaggio è pervaso da grandi ideali con i quali, però, dovrà scendere a patti, in nome della fama e del successo. Un finale poderoso ma buonista, lascia forse un po’ un retrogusto acido che stona in una ricetta perfetta e indebolisce il messaggio accorato che questa serie vuole dare. 

Per questa nuova e scintillante avventura, Murphy a chiamato a sè i suoi pupilli come David Corenswet (‘The Politician’), Patti LuPone (‘Pose‘) e Darren Criss (‘Glee’, ‘American Crime Story – The Assassination of Gianni Versace‘). Assolutamente godibili i camei di Queen Latifah e del Premio Oscar Mira Sorvino. Ma la rivelazione è sicuramente Jim Parsons, l’indimenticabile Sheldon Cooper di ‘The Big Bang Theory’ e protagonista dell’imminente ‘The Boys in the Band’. In ‘Hollywood’, Jim abbandona i toni comici e si cala nelle vesti del subdolo e disturbante Henry Wilson. Una prova d’attore notevolissima e, personalmente, inaspettata.

Ennesimo vertiginoso esercizio di stile da parte di Ryan Murphy, ormai una granitica sicurezza di grande spettacolo, elegante e curato nei minimi dettagli. ‘Hollywood’ è un prodotto volutamente patinato e maestoso, a volte forse quasi stucchevole nel suo essere stereotipato, ma è comunque un vero piacere per gli occhi. Vedere per credere!

Sciaouz!

Tracio

 

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