Il sesso (fatto bene) migliora la vita — Seconda parte

Il modo in cui impariamo a vivere la nostra sessualità influisce oltremisura sullo sviluppo della nostra personalità. Cosa ci è stato insegnato sul sesso? E come lo viviamo oggi da adulti?

Come dicevamo nel post precedente, la nostra sessualità è stata (ed è ancora) fuorviata principalmente da informazioni e convinzioni intrise di pregiudizio e assurdità che ci sono state inculcate. Purtroppo, le abbiamo fatte nostre. Siamo quindi disinformati e spesso incapaci di fare del buon sesso, ma possiamo rimediare. 

Per iniziare a capirne di più, leggiamo la definizione di sessualità proposta dall’Associazione Mondiale di Sessuologia:

“La sessualità è parte integrante della personalità di ogni essere umano. Il suo pieno sviluppo dipende dalle soddisfazioni dei bisogni umani basilari come il desiderio di contatto, intimità, espressione emozionale, piacere, tenerezza e amore. (…) Il pieno sviluppo della sessualità è essenziale per il benessere individuale, interpersonale e sociale. I diritti sessuali sono diritti umani universali basati sulla libertà, sulla dignità e sull’uguaglianza propri di ogni essere umano. Visto che la salute è un diritto umano fondamentale, la salute sessuale deve essere un diritto umano basilare.”

Ciascun essere umano sperimenta desiderio e piacere e lo provoca negli altri mediante gesti, azioni e parole. Possiamo scegliere di scopare come, quanto e con chi ci pare ma il pieno sviluppo della nostra sessualità si verificherà solo quando ci concederemo il contatto affettivo (oltre che fisico), la connessione e l’intimità emotiva (oltre che sessuale). 

Come molte delle cose che non conosciamo, questo tipo di sesso imbarazza o spaventa non poco. “Per una sessualità ben sviluppata occorre liberarsi della paura degli altri e del loro rifiuto, nonché lasciarsi coinvolgere dal piacere, dall’amore e dalla tenerezza” sostiene lo psicologo e attivista gay Gabriel J. Martín. In parole povere, bisogna saper comunicare liberamente. 

Il buon sesso è essenzialmente comunicazione. Il sesso anonimo non è comunicativo. Non sto dicendo che, per farci una scopata, dobbiamo necessariamente “comunicare” tutti i cazzi nostri.

Se volontariamente decidiamo di svuotare e/o svuotarci con uno sconosciuto solo perché ci va, non c’è nulla di male. Tuttavia, va da sé che ci sarà sempre un abisso — qualitativamente parlando — tra una scopata “vieni e fuggi” e un’altra in cui c’è intimità, dialogo e connessione. 

Gli incontri sessuali svuotaghiandole sono comunicativamente nulli. Possono anche essere divertenti e momentaneamente appaganti, ma non ci lasciano niente perché chiudono le porte all’affettività e all’intimità. Spesso, anche a letto (o da qualche altra parte), temiamo di non piacere, di essere giudicati, di non essere “all’altezza”. Preferiamo quindi non esporci più di tanto e limitarci a un sesso meccanico, magari con l’aiuto della pillola cerulea (o gialla), di droghe e/o di alcol.

Siccome la sessualità si sviluppa con la comunicazione intima, è di fondamentale importanza imparare a comunicare bene sessualmente, senza vergogna o avversione nei confronti di una reale connessione, più profonda e meno superficiale, con l’altro (o gli altri!). 

È un nostro diritto vivere il sesso in maniera salutare, tanto per il corpo quanto per la mente. Nel prossimo post, la terza e ultima parte di questa introduzione a un argomento di cui non si parla mai abbastanza. Stay tuned!

Alessandro Cozzolino, LGBTQ+ coach 

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