La Corte Costituzionale austriaca apre al matrimonio egualitario

Dal primo gennaio 2019 potranno essere celebrati i primi matrimoni egualitari in Austria. È questo il risultato della sentenza della Corte Costituzionale austriaca che ha stabilito l’abrogazione, a partire dal 31 dicembre 2018, della norma che impediva alle coppie omosessuali di unirsi in matrimonio.

Non è la prima volta che i giudici austriaci sono stati chiamati a difendere i diritti della comunità LGBT: già nel 2016, infatti, si sono trovati a dover eliminare il divieto per le coppie omosessuali di accedere all’adozione.

Attualmente in Austria le coppie omosessuali possono formalizzare la loro unione solo come coppie registrate. Questa formula, introdotta nell’ordinamento austriaco nel 2010, può garantendo sostanzialmente alle coppie omosessuali gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali, non coincide completamente con l’istituto del matrimonio. Una discriminazione, secondo i giudici della Corte Costituzionale austriaca, che non può essere tollerata. Il fatto che l’ordinamento preveda due istituti giuridici diversi «indica che le persone con orientamento sessuale omosessuale non sono uguali alle persone con orientamento sessuale diverso». E con un bel colpo di spugna i giudici hanno cancellato le parole «di sesso differente», eliminando quindi la formula che impediva alle coppie omosessuali di unirsi in matrimonio.

Una vittoria per la comunità LGBT austriaca, nata da un ricorso presentato da una coppia di donne. Le due si erano viste negare la richiesta di matrimonio dalle autorità viennesi e la loro relazione era stata riconosciuta come unione registrata.

Al Parlamento austriaco resta la possibilità di intervenire prima del 31 dicembre 2018 abolendo l’istituto dell’unione registrata ed ampliando quello del matrimonio. In caso contrario resteranno due istituti equiparati dal punto di vista legale e le coppie, siano esse eterosessuali od omosessuali, potranno scegliere se unirsi mediante l’istituto del matrimonio o quello dell’unione registrata.

Naturalmente l’auspicio è che, sottolineata la discriminazione esistente, il Parlamento austriaco decida di intervenire senza attendere che si produca l’effetto abrogativo deciso dalla Corte Costituzionale. E chissà, magari questo potrebbe ispirare anche il legislatore italiano.

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