Rihanna live a San Siro #ANTIWorldTourMilan

Rihanna Milano

Ieri sera Rihanna con il suo  ha toccato Milano nella cornice di San Siro.

Ero partito con aspettative basse, in fondo si sa che Riri in questo periodo non ha voglia, ma non mi aspettavo un livello così basso.

Già dall’organizzazione si capiva come sarebbe andata la giornata. Un casino per gli ingressi.
Chiedevi informazioni agli addetti agli ingressi e ti mandavano a ingressi a caso, alcuni non sapevano dove fosse, insomma era come cercare la voglia di far musica, un po’ quello che dovrebbe fare la nostra Rihanna.

Dopo mille peripezie, riusciamo ad entrare e ci sistemiamo sotto palco.
Dopo molto poco la prima sorpresa del giorno: la pioggia arriva a farci compagnia.
Non una pioggerella ma un temporale che obbliga tutti i presenti a coprirsi con quello che hanno: kway, ombrelli, buste di plastica, e così via.

Arriva sul palco DJ Mustard (che io avrei chiamato DJ Arancino) e prova a scaldare il pubblico.
Sugli spalti gran festa, nel prato un po’ meno perché eravamo bagnati in ogni dove e cercavamo di farci forza in quel momento difficile, un po’ come sul Titanic post iceberg.

DJ Arancino mette bella musica, alla fine ci scalda, ma suona per troppo tempo e noi volevamo Rihanna.

Sale sul palco Big Sean (che dicono essere big proprio ovunque), rapper famoso più che altro per essere quello che si faceva la nostra nana preferita: Ariana Grande.

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Non conosce il Sean ma non mi è dispiaciuto. Col senno di poi ho preferito lui a Rihanna la lesta.

Con soli 45 minuti circa di ritardo, intorno alle 22.15 finalmente arriva sul palco Riri. E il tempo è clemente con noi e non piove più.

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Si parte con “Stay“.
In anni di concerti non ho mai visto un inizio così sbagliato.
Ma puoi iniziare un concerto con una ballad?
Cioè puoi solo se sei Adele e Riri, non sei Adele.

Il concerto prosegue con “Love the way you lie pt II“, conosciuta anche come “Temptation Island” seguita da Woo e Sex with me su una pedana trasparente e sporca sul pubblico.

Qui Rihanna troieggia alla grande, si mostra sexy e figa, perchè effettivamente è sexy e figa e questo le riesce bene.
Le mosse da diva, la faccia annoiata alternata ad una faccia arrabbiata da donna del ghetto.

Il concerto prosegue con Birthday Cake e Pour it up, da qui in poi è una lenta ed inesorabile discesa verso quello che si leggeva ovunque sui suoi concerti.
La ragazza diventa sempre più svogliata, si muove sempre meno, cambi di abito lunghi quanto un conclave mentre i 3 ballerini raccattati chissà dove ballano come i partecipanti di RuPaul Drag Race.

Una cosa che mi ha infastidito molto è che la cara e dolce Riri non finisce mai le canzoni.
Arrivati al ritornello, via un’altra canzone.
Tanto che a mezz’ora di concerto era già a metà scaletta.

Dovrebbe prendere lezioni da Katy Perry: riempire il palco di cose in modo che nessuno la noti e alla fine tutto vada bene.

La sua fortuna, diciamolo, è che tutti conosciamo e amiamo le sue canzoni, quindi quando partono è un po’ come essere in un locale e le canti e le balli e tanto lei non canta quindi ti impegni anche a cantare e ballare per lei.

Non so cosa percepivano gli spalti ma lei il microfono l’aveva sempre da altre parti mentre “cantava”, avrei dovuto dare i 100 euro spesi per il suo concerto al simpatico ragazzo con i capelli rosa di fianco a me visto che era molto più sul pezzo di lei.

In un secondo, in un battito di ciglia, eravamo già a fine concerto, l’unica canzone forse cantata davvero (a quel punto ero stanco e non la guardavo quasi più), la meravigliosa “Diamonds“.
Qui l’unica scenografia in quel palco spoglio è la schiuma che le cade dietro. Si vede che da piccola giocava con Baby Sbrodolina.

Riri poi ci ringrazia per essere stati lì, ci supporta per aver preso la pioggia, abbassa lo sguardo sulla scaletta, guarda la band, indica un 2 e fa segno di tagliare.

Canta Love on the brain, che non doveva essere l’ultima canzone e CIAONI Milano.

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Rihanna San Siro

Niente Kiss it better per i Milanesi perché la ragazza aveva di meglio da fare, forse tornare in hotel dal suo Drake.

Usciamo da San Siro con quella sensazione di “E quindi?”, totalmente bagnati, infreddoliti e per niente soddisfatti di quello che doveva essere uno spettacolo.

Per quanto mi riguarda, mi sento di dire che la dolce ragazzina delle Barbados deve ridimensionare il proprio io e capire che se non torna ad essere quella di prima, quanto presto la vedremo in un qualche ciringuito di Bridgetown mentre cucina callaloo soup per i turisti di passaggio.

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